La Turchia testa una una tecnologia bellica prodotta localmente

Pubblicato il 18 maggio 2020 alle 18:07 in Medio Oriente Turchia

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La Turchia ha testato con successo l’HGK-84, un kit di guida di precisione per ordigni prodotto nel Paese, secondo quanto ha dichiarato il 18 maggio il Ministero della Difesa.

“Il test del nostro HGK-84 LAB prodotto da strutture nazionali è stato effettuato con successo”, ha affermato il Ministero con un post su Twitter, il 18 maggio. La pubblicazione era accompagnata da un video di 41 secondi in cui si mostrava il lancio. L’HGK-84 è un kit di guida con GPS o Sistema di Navigazione Inerziale (INS) che trasforma le bombe per uso generico Mk-84 e le bombe a penetratore in bombe “intelligenti”. Tale tecnologia consente la possibilità di colpire con precisione in tutte le condizioni atmosferiche. 

Questo test si inserisce in un quadro di sviluppo degli armamenti turchi, in un contesto che vede numerose tensioni nel Mediterraneo, in Nord Africa e in Medio Oriente. In tali scenari, la Turchia risulta particolarmente attiva. L’intenzione di Ankara di portare avanti i propri programmi di esplorazione energetica nell’Egeo, nel Mediterraneo Orientale e nelle acque a largo di Cipro è stata più volte confermata. Il 15 aprile, il ministro degli Esteri di Ankara, Mevlut Cavusoglu, aveva specificato che la Turchia aveva intenzione di proseguire con le trivellazioni a largo di Cipro, dove è pronta a inviare una terza nave. In risposta, il 16 aprile, il portavoce del governo di Cipro, Kyriakos Kousiosaveva dichiarato che la Turchia “si sta comportando come il pirata del Mediterraneo orientale, calpestando e violando i principi del diritto internazionale e interferendo con i diritti sovrani di Stati terzi, Cipro inclusa”.  

Rimane alta la tensione anche in Libia. Il presidente turco, Recep Tayyp Erdogan ha più volte ribadito il proprio sostegno alle forze tripoline del GNA contro il generale Khalifa Haftar, che ha lanciato una campagna militare per prendere Tripoli, il 4 aprile 2019, che è ancora in corso. Ankara sostiene che Haftar voglia istituire una “dittatura militare” in Libia e si è detta pronta a sostenere il popolo libico nella difesa del Governo di Accordo Nazionale, con il fine ultimo di giungere ad una risoluzione politica. I rapporti tra Tripoli e Ankara si sono rafforzati a partire dal 27 novembre 2019, quando Erdogan ha firmato con il GNA alcuni memorandum d’intesa per intensificare la cooperazione in materia di sicurezza e nel settore delle attività marittime, nella contesa area del Mediterraneo orientale. Successivamente, il 2 gennaio 2020, il Parlamento turco ha approvato un decreto che ha autorizzato il governo a inviare le proprie truppe in Libia, a supporto di Tripoli. 

Infine, è possibile citare il coinvolgimento turco nel conflitto siriano, per quello che riguarda, sopratutto, la provincia di Idlib, che confina con la Turchia. Il governatorato Nord-occidentale di Idlib rappresenta l’ultima roccaforte posta ancora sotto il controllo delle forze di opposizione ed è al centro di una violenta offensiva sin dal mese di aprile 2019. Questa è da inserirsi nel quadro del perdurante conflitto siriano, scoppiato il 15 marzo 2011 ed entrato oramai nel suo decimo anno. L’esercito del regime siriano è coadiuvato da Mosca, mentre sul fronte opposto vi sono i ribelli, i quali ricevono il sostegno della Turchia. Quest’ultima ha istituito nella regione quasi 50 postazioni militari di monitoraggio, dove, negli ultimi mesi, ha inviato circa 20.000 soldati, secondo le cifre fornite da fonti locali. 

Il 5 marzo scorso, il presidente russo, Vladimir Putin, ed il suo omologo turco, Recep Tayyip Erdogan, hanno concordato una tregua nella regione, volta a favorire il ritorno degli sfollati e rifugiati siriani. A tal proposito, le organizzazioni attive nel Paese, tra cui il Response Coordination Group, hanno riferito, il 7 maggio, che, nelle 72 ore precedenti, circa 22.000 siriani sono riusciti a far ritorno presso le proprie abitazioni di Idlib e Aleppo. In tal modo, il numero complessivo di rifugiati rientrati nel periodo 5 marzo-7 maggio ha superato i 250.000. Tuttavia, la medesima organizzazione, l’11 maggio, ha riferito che nelle 24 ore precedenti sono state documentate 17 violazioni della tregua da parte dell’esercito di Assad.

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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