Hong Kong: accuse contro gli organizzatori delle proteste anti-governative

Pubblicato il 18 maggio 2020 alle 15:15 in Asia Hong Kong

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Un tribunale di Hong Kong ha avviato un processo contro un gruppo di attivisti, con l’accusa di aver preso parte alle proteste di massa contro il governo del 2019.

Le accuse formali sono state presentate contro un magnate dei media, il 72enne Jimmy Lai, fondatore del quotidiano anti-establishment, Apple Daily, e Martin Lee, un ex avvocato di 80 anni, che ha contribuito a scrivere la carta costituzionale della città, e altre 13 persone. Tra questi ci sono anche gli ex legislatori Margaret Ng, Albert Ho, Leung Kwok-hung, Au Nok-hin e uno ancora in carica, Leung Yiu-chung. Questi erano incaricati di organizzare e prendere parte alle manifestazioni che hanno sconvolto la città durante il 2019. Tra loro, 5 affrontano una più grave accusa di incitamento, che può essere sanzionata con una pena che prevede fino a 5 anni di prigione.

Interrogato da un giudice, che ha domandato se aveva capito le accuse, l’attivista Raphael Wong ha gridato: “Capisco che si tratta di un procedimento giudiziario politico”. Gli individui sono stati accusati sulla base di una legge dell’era coloniale nota come “l’ordinanza  per l’ordine pubblico”. Gli arresti hanno suscitato critiche da parte del Regno Unito, dell’Unione Europea e dell’agenzia per i diritti umani delle Nazioni Unite, che ha affermato che gli attivisti non violenti non dovrebbero essere perseguiti per aver partecipato a manifestazioni non autorizzate. Il governo di Hong Kong, da parte sua, ha affermato che la polizia ha solo messo in atto la legge e la Cina ha elogiato l’avvio del processo.

Le proteste ad Hong Kong sono iniziate il 31 marzo 2019 e hanno raggiunto il proprio apice nel mese di giugno dello stesso anno. Al centro della violenta ondata di mobilitazione, un controverso disegno di legge che avrebbe consentito l’estradizione dei cittadini di Hong Kong nella Cina continentale. La proposta è stata ritirata dopo pochi mesi, ma le manifestazioni si erano già trasformate in una sfida contro il governo della città e contro l’influenza di Pechino. A seguito del ritiro della proposta di legge, l’esecutivo di Hong Kong ha respinto le altre richieste dei manifestanti, tra cui figurano: l’amnistia per i manifestanti detenuti, l’avvio di un’indagine indipendente sui presunti eccessi di violenza della polizia e il rilancio del processo di riforma politica in senso democratico. Con il passare del tempo, le proteste sono diventate sempre più frequenti e violente.

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Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

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