Debito argentino: settimana decisiva per evitare il default

Pubblicato il 18 maggio 2020 alle 9:02 in America Latina Argentina

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L’Argentina negozia con i suoi creditori per evitare un nuovo default. Per non dichiarare fallimento, il governo di Alberto Fernández deve raggiungere un accordo entro il 22 maggio. L’Argentina ha già sul tavolo le contro-offerte dei suoi creditori. I tre grandi gruppi di obbligazionisti, il Comitato dei creditori argentini, gli Exchange Bondholders e il Grupo Argentina Ad Hoc, hanno presentato venerdì 15 maggio tre diverse offerte su cui negoziare un accordo che eviti il default del debito sovrano. Il termine scade venerdì 22 maggio. Inizia oggi a Buenos Aires una settimana di altissima tensione.

Il Ministero dell’Economia ha rilasciato una dichiarazione in cui afferma che stava già analizzando “le caratteristiche di queste proposte e le loro implicazioni per l’obiettivo di ripristinare la sostenibilità del debito pubblico”. Ore prima che la documentazione giungesse al ministero, il ministro Martín Guzmán teneva una videoconferenza con il New York Council on Foreign Relations, uno dei think-tank più influenti degli Stati Uniti, durante la quale ha ammesso che il periodo di grazia richiesto per l’Argentina, tre anni in cui non verrebbero pagati né capitale né interessi, rappresenta “uno degli aspetti più critici” della negoziazione.

I creditori considerano eccessiva la richiesta di tre anni, sebbene siano già ridotti rispetto ai cinque raccomandati inizialmente dal Fondo monetario internazionale. Il governo argentino, d’altra parte, li considera essenziali per accumulare riserve di valuta estera e stabilizzare il peso (che due anni fa era scambiato a 20 per dollaro, e ora, nel mercato sotterraneo o “blu”, supera i 130 per dollari), con l’obiettivo di promuovere il risparmio nella propria valuta e ridurre la corsa al dollaro. La Banca centrale stima che, ad oggi, i cittadini e le società argentine accumulino 219 miliardi di dollari in contanti.

Prima della videoconferenza con il Council on Foreign Relations, Guzmán aveva dichiato che il governo di Alberto Fernández non voleva “ripetere gli stessi errori del passato”, quando gli accordi con gli obbligazionisti finivano per essere violati e che sarebbe accettabile solo una ristrutturazione “sostenibile” del debito, che avrebbe permesso di mantenere “un rapporto di fiducia” con i creditori. Guzmán si è dichiarato “flessibile” per negoziare nei prossimi giorni e ha preferito non contemplare la possibilità che il prossimo venerdì 22 maggio l’Argentina debba dichiarare il nono default sovrano della sua storia. Si è limitato a commentare che se ciò accadesse “sarebbe un brutto segno per tutte le economie emergenti”.

Su un debito sovrano vicino ai 68 miliardi Martín Guzmán chiede di ridurre l’interesse medio dal 7% al 2,3%, ridurre di quasi 4 miliardi il capitale e avere tre anni di grazia. In totale, ciò ridurrebbe il profitto atteso degli investitori di oltre 40 miliardi di dollari. “Non proponiamo di perdere denaro, ma solo di guadagnare di meno” – ha dichiarato in più occasioni il presidente Alberto Fernández.

Parallelamente, la provincia di Buenos Aires, con un debito di oltre 7 miliardi di dollari, sta anche negoziando con i suoi creditori per evitare il default. La scorsa settimana, non sono state pagate due scadenze per un importo totale di 113 milioni. Se la provincia di Buenos Aires non raggiunge un accordo con gli obbligazionisti entro il 26 maggio, il default sarà ufficiale. Gli analisti ritengono, in ogni caso, che il risultato sarà lo stesso per il governo nazionale e per la provincia di Buenos Aires, perché i negoziati sono coordinati: o concordano con i creditori o cadono entrambi in sospensione dei pagamenti e si aprirà il contenzioso giudiziario con i detentori del proprio debito.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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