Danimarca: accuse sulle esportazioni di armi agli EAU

Pubblicato il 18 maggio 2020 alle 11:13 in Danimarca Emirati Arabi Uniti

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Un gruppo di esperti ha denunciato le vendite da parte della Danimarca di armi agli Emirati Arabi Uniti (EAU), in violazione del divieto vigente sull’esportazione di materiale bellico.  

È quanto rivelato, lunedì 18 maggio, dal Bulgarian Military, il quale ha ripreso l’agenzia stampa danese TV2. Nello specifico, una docente di relazioni internazionali presso l’Università del Sussex in Regno Unito, Anna Stavrianakiscommentando il ruolo della Danimarca nel conflitto in Yemen, ha dichiarato di ritenere che non vi sia alcun dubbio in merito alla violazione da parte di Copenaghen del divieto delle esportazioni di armi. In particolare, la professoressa ha ricordato le vendite agli Emirati Arabi Uniti, i quali, ha dichiarato Stavrianakis, partecipano in una guerra in cui si violano i diritti umani e si commettono crimini contro l’umanità. 

Già lo scorso 12 febbraio, una società legale britannica, la Stoke White, aveva accusato gli EAU di perpetrare crimini di guerra e diverse forme di torture contro la popolazione yemenita. In particolare, Stoke White aveva sporto denuncia per conto di un giornalista yemenita, Abdullah Suliman Abdullah Daubalah, il quale aveva dichiarato di essere stato vittima dell’attacco del 29 dicembre 2015 ad Aden, e di Salah Muslem Salem, il cui fratello era stato ucciso nella cornice del perdurante conflitto, il 28 luglio 2019. Gli avvocati dei due cittadini yemeniti avevano affermato, sulla base di prove, che gli Emirati Arabi Uniti ed i “mercenari”, da loro reclutati ed addestrati, sono stati responsabili delle torture e dei crimini di guerra contro i civili yemeniti tra il 2015 e il 2019. La denuncia cita i nomi di alti funzionari militari e politici degli Emirati come sospetti, e le forze di polizia britanniche, statunitensi e turche sono state invitate ad aprire indagini nel minor tempo possibile. In seguito alla denuncia, il Regno Unito, la Turchia e gli Stati Uniti erano stati invitati a condurre indagini su presunti crimini di guerra commessi dagli Emirati Arabi Uniti (UAE) in Yemen, dal 2015 al 2019. 

In tale cornice, il Bulgarian Military rivela che le autorità danesi hanno esportato armi agli Emirati sin dallo scoppio del conflitto in Yemenattraverso l’azienda danese Terma. In particolare, Terma consegnava armi ed equipaggiamento per navi da guerra e aerei caccia agli EAU. Ciò, sottolinea il sito di informazione, avveniva nonostante l’approvazione da parte della Danimarca di due risoluzioni, una dell’UE e una delle Nazioni Unite, le quali vietavano la vendita di armi a Paesi che avrebbero potuto utilizzarle in teatri di conflitto.  

In particolare, a partire dal marzo del 2015 fino al marzo 2018, Terma ha venduto componenti per la difesa aerea di 24 bombardieri degli Emirati Arabi Uniti. In aggiunta, dal 2011 al 2016, l’azienda danese ha fornito dispositivi radar per le imbarcazioni leggere di tipo Corvette agli EAU, sebbene non fosse in possesso dei permessi necessari per l’esportazione. Nel 2019, invece, è emerso che Terma aveva venduto componenti per radar e, nel marzo 2020, un gruppo di cittadini degli Emirati si era recato presso gli uffici danesi di Terma per partecipare a un corso di formazione.  

La guerra civile in Yemen è scoppiata il 19 marzo 2015, data in cui gli Houthi hanno lanciato un’offensiva per estendere il loro controllo nelle province meridionali. I gruppi che si contrappongono nel conflitto sono da un lato i ribelli sciiti, che controllano la capitale Sana’a, alleati con le forze fedeli all’ex presidente Ali Abdullah Saleh e sostenuti dall’Iran e dalle milizie di Hezbollah. Dall’altro lato, vi sono le forze fedeli al presidente yemenita, Rabbu Mansour Hadi, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale. L’Arabia Saudita è intervenuta nel conflitto per sostenere Hadi, il 26 marzo 2015, a capo di una coalizione formata anche da Emirati Arabi Uniti, Marocco, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait, Bahrain e Qatar e sostenuta, a sua volta, dagli Stati Uniti. 

Secondo un report dell’Armed Conflict Location and Events Dataset, di giugno 2019, dal 2015 al 2019 sono state 91.600 le vittime del conflitto, tra cui circa 11.700 civili, causate da più di 39.700 scontri armati. Finora, il 2018 è l’anno che ha registrato il maggior numero di vittime. La coalizione a guida saudita risulta essere la maggiore responsabile, con il 67% del totale delle vittime civili. 

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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