Coronavirus: fine settimana di proteste a Madrid

Pubblicato il 18 maggio 2020 alle 9:29 in Europa Spagna

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Sabato 16 e domenica 17 maggio le proteste e le concentrazioni a Madrid contro il governo sono continuate, per l’ottavo giorno consecutivo, in diverse parti della capitale e dei comuni limitrofi, con epicentro presso la sede del Partito Socialista Operaio Spagnolo (PSOE) in Calle Ferraz, dove centinaia di persone si sono riunite per chiedere le dimissioni del presidente del governo, Pedro Sánchez.

La protesta più numerosa, di circa 450 persone, secondo fonti della polizia, ha avuto luogo di fronte al quartier generale del PSOE in Calle Ferraz. I partecipanti hanno espresso il loro malcontento con il governo con una cacerolada (la modalità di protesta che consiste nel far rumore sbattendo pentole, padelle e casseruole, tipica della penisola iberica e dell’America Latina). La manifestazione si è conclusa poi con l’inno spagnolo e le grida “Sánchez dimettiti”.

La delegazione del governo a Madrid, l’equivalente delle prefetture italiane ma su base provinciale, dichiara di non aver ricevuto alcuna richiesta per organizzare queste proteste e ha sottolineato che la presenza degli agenti della polizia nazionale è intesa a monitorare che i partecipanti rispettino la distanza e non occupino il marciapiede.

Dall’inizio delle concentrazioni, domenica 10 maggio, nel Barrio del Salamanca, uno dei quartieri più altolocati della capitale spagnola, gli agenti hanno identificato e proposto di sanzionare una quindicina di persone, affermano fonti della polizia.

Questa domenica le proteste hanno avuto luogo anche in altri quartieri come Moncloa, Aravaca, Pinar de Chamartín, Mirasierra o Chamberí e in comuni limitrofi come Majadahonda o Pozuelo.

Per evitare le multe, i manifestanti hanno effettuato il giro di  Calle Núñez de Balboa e delle aree circostanti il grido di “dimissioni” o “libertà”. Ancora una volta, gli agenti hanno chiesto ai manifestanti di non fermarsi, di circolare sul marciapiede per non invadere la strada e di mantenere distanze di sicurezza.

Giovedì 14 maggio, i residenti di Calle Núñez de Balboa avevano lanciato un appello attaccando manifesti sui mobili urbani chiedendo che le proteste contro il governo fossero fatte dalle loro case. “Fallo da casa tua in conformità con le regole del parto. Noi, residenti in questa strada, lo facciamo” – si legge in un manifesto con la bandiera della Spagna e un nastro nero di lutto.

Domenica 17, uno stendardo di protesta di diversi metri con l’immagine di Pedro Sánchez con lo slogan “Un buon governo obbedisce” è stato esposto in un edificio su Paseo de la Castellana, che è stato rimosso pochi minuti dopo dalle stesse persone del aveva piazzato.

Una protesta simile convocata venerdì 15 a Barcellona non si è tenuta a seguito dell’intervento della polizia locale, i Mossos d’Esquadra, che hanno denunciato almeno cinque persone che erano dirette verso piazza Artós, dove era stata convocata una concentrazione contro il governo. Gli agenti hanno identificato molti giovani che stavano andando in piazza. I manifestanti sono stati avvertiti che le concentrazioni sono proibite durante lo stato di allerta per il coronavirus, coloro che hanno rifiutato di lasciare il posto sono stati denunciati.

Manifestazioni contro il governo hanno avuto luogo a partire da venerdì 15 maggio in diverse città, tra cui Siviglia, Logroño, Salamanca, Burgos e Saragozza.

Le dimostrazioni dei cittadini sono iniziate domenica scorsa dopo che un gruppo di giovani si è radunato davanti a una casa nella zona di Calle Núñez de Balboa (Madrid) per ascoltare musica a tutto volume. L’incidente ha comportato l’identificazione e la sanzione di 12 persone per non aver rispettato il Regio Decreto sullo stato di allerta. Di conseguenza, durante la settimana decine di persone si sono radunate in queste strade, tra Calle Ramón de la Cruz e Calle Ayala, nel Barrio de Salamanca, per protestare contro la gestione del governo Pedro Sánchez nonostante la dichiarazione dello stato di allerta proibisca gli assembramenti di persone.

I manifestanti protestano contro l’estensione dello stato di allerta, attualmente previsto fino al 24 maggio ma che Sánchez intende prolungare di almeno un mese, contro le misure economiche, considerate poche e inutili a fronte del crollo dell’economia e contro la gestione politica della crisi. Sánchez è accusato di utilizzare lo stato di allerta e la crisi sanitaria per i suoi scopi politici, come nominare il vicepremier Pablo Iglesias nella commissione di controllo dei servizi segreti. A scatenare le proteste la decisione del governo di mantenere riservati i nomi dei membri del comitato tecnico-scientifico che decide sulle riaperture, comitato che ha bloccato ogni riapertura nella Comunità di Madrid.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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