Benin: elezioni comunali tra coronavirus e boicottaggi

Pubblicato il 18 maggio 2020 alle 14:57 in Africa Benin

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Il Benin ha tenuto le sue ultime elezioni comunali, domenica 17 maggio, nel mezzo della pandemia di coronavirus e senza alcuni dei principali partiti di opposizione, promotori di un appello al boicottaggio del voto. L’affluenza alle urne è stata dunque piuttosto bassa in tutti i 77 comuni del Paese, come notato dagli osservatori elettorali.

La Corte regionale africana per i diritti umani aveva affermato che il voto non si sarebbe dovuto tenere in quanto non inclusivo. Tuttavia, il governo ha ignorato la sentenza e ha deciso di protestare contro la decisione. L’opposizione ha invitato gli elettori a boicottare le elezioni sia per via della situazione politica sia a causa dei rischi posti dal coronavirus. La campagna si è limitata a manifesti e apparizioni mediatiche dovute al divieto di riunioni oltre 50 persone.

La commissione elettorale nazionale autonoma ha reso obbligatoria la mascherina per gli elettori e ha imposto misure di distanziamento fisico nei seggi elettorali. Nella capitale economica del Paese, Cotonou, i funzionari di sicurezza hanno assicurato che gli elettori fossero distanti più di un metro. Tuttavia, i cittadini non sono sembrati rassicurati. Nel quinto distretto elettorale della città, gli osservatori hanno affermato che gli elettori erano “pochi e distanti”. I risultati finali sono previsti entro una settimana.

Il Benin è impantanato in una crisi politica da quando una controversa elezione parlamentare, nell’aprile dell’anno scorso, ha suscitato forti proteste. I partiti alleati al presidente Patrice Talon hanno vinto tutti i seggi ai sondaggi del 2019 dopo una decisione della commissione elettorale di vietare ai partiti di opposizione di votare, perché non erano in grado di soddisfare i criteri previsti dalla nuova legge elettorale. L’affluenza allora era stata solo del 25%.

Il Paese questa settimana ha revocato le restrizioni imposte per frenare la diffusione del virus, che finora ha provocato 339 infezioni e causato due morti. Diverse nazioni africane hanno imposto divieti di viaggio, vietato le adunanze pubbliche, comprese quelle religiose, dichiarato l’emergenza nazionale, chiuso i confini, imposto il blocco o il coprifuoco. Tuttavia, gli esperti affermano che gli abitanti del continente non hanno ancora preso abbastanza sul serio la minaccia del virus. Se i presidenti africani hanno avviato misure rigorose per cercare di impedirne la diffusione, la popolazione civile sembra ancora ignara della reale portata del fenomeno. “Questo è il pericolo di cui sono preoccupato. Non vogliamo ripetere ciò che è accaduto in Cina”, ha dichiarato Oyewale Tomori, professore di virologia ed ex presidente dell’Accademia di Scienze nigeriana.

Ciò che spaventa di più è l’inadeguatezza dei sistemi sanitari, la povertà diffusa, la porosità dei confini e l’insicurezza legata alla presenza di gruppi ribelli e organizzazioni terroristiche. Tutti insieme, questi fattori rischiano di aumentare notevolmente le possibilità di contagio e di aggravare la situazione di emergenza qualora il virus dovesse diffondersi in maniera incontrollata sull’intero continente. Secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità, l’Africa risulta mal equipaggiata per affrontare la minaccia e i governi devono cercare di fare di più per aumentare i controlli e identificare rapidamente i casi sospetti. La maggior parte dei sistemi sanitari risulta obsoleta e priva delle strutture necessarie a gestire casi di pandemia influenzale.

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Chiara Gentili

di Redazione

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