Yemen: nuovi scontri e vittime a Sud

Pubblicato il 17 maggio 2020 alle 18:30 in Medio Oriente Yemen

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A Zinjibar, capoluogo del governatorato meridionale di Abyan, gli scontri tra il Consiglio di transizione meridionale (STC), sostenuto militarmente ed economicamente dagli Emirati Arabi Uniti (UAE), e il governo yemenita, riconosciuto a livello internazionale e appoggiato dall’Arabia Saudita, hanno causato almeno 14 morti, il 17 maggio.

Da sei giorni a questa parte, gli scontri ad Abyan non si sono mai interrotti. Stando a quanto riferito da Al-Jazeera, delle 14 vittime del 17 maggio, 10 apparterrebbero alle milizie del STC che a loro volta avrebbero catturato 40 soldati nemici e sequestrato molti dei loro mezzi militari, negli scontri di tale giornata. Secondo alcune fonti, gli scontri a Zinjibar, collocata a 60 km a Sud di Aden, si sarebbero sviluppati su due fronti, l’uno collocato presso il villaggio di Sheikh Salem e l’alto ad al-Tariya, a Nord-Est di Zinjibar. Stando ai testimoni, entrambe le parti starebbero ricevendo un flusso continuo di rifornimenti militari.

Le tensioni tra le forze del STC e quelle del governo yemenita, guidato dal presidente Rabbo Mansour Hadi, sono iniziate lo scorso o 26 aprile, quando il STC aveva annunciato l’istituzione di un’amministrazione autonoma in sei delle otto regioni meridionali del Paese. Il portavoce del STC, Alkhader Sulaiman, aveva riferito ad Al-Jazeera che si era trattato di una mossa necessaria, data la totale incapacità del governo yemenita di fornire servizi basilari, deteriorando così la situazione umanitaria nel Sud del Paese.

L’esecutivo del presidente Hadi aveva prontamente annunciato conseguenze catastrofiche per l’accordo di pace stipulato lo scorso 5 novembre 2019 a Riad tra il suo governo e gli scissionisti del STC. Secondo tale intesa, i separatisti e le regioni a Sud avrebbero dovuto unirsi ad un nuovo esecutivo nazionale e mettere le proprie forze armate a servizio di tale governo, guidato da Hadi. Così facendo avrebbero posto fine ai combattimenti tra STC e governo centrale, che avevano interessato lo Yemen meridionale dal 7 agosto 2019 quando violenti scontri avevano avuto inizio proprio nella città di Aden, l’attuale capitale ad interim del governo yemenita, per poi propagarsi in altri distretti e città meridionali.  A livello internazionale, dapprima, il 27 aprile, la coalizione a guida saudita aveva affermato la necessità di ripristinare gli accordi di Riad e, il giorno dopo, anche l’Unione Europea e gli Stati Uniti avevano espresso preoccupazione di fronte all’iniziativa del STC.

Il Consiglio di Transizione Meridionale è nato l’11 maggio 2017, in seguito a tensioni tra il presidente yemenita Hadi e il governatore di Aden, Aidarous al-Zubaidi, accusato dal primo di mancanza di lealtà e successivamente licenziato. In tale data, il Consiglio ha dichiarato immediatamente la sua intenzione di “ripristinare lo Stato meridionale” riferendosi all’ex repubblica dello Yemen del Sud, esistita dal 1967 al 1990. Hadi ha sempre riconosciuto il STC illegittimo e dalla sua creazione gli scontri con il governo centrale sono stati molti.

Tuttavia, nel contesto generale della guerra civile yemenita, il governo riconosciuto a livello internazionale e il Consiglio di transizione meridionale sono alleati. Nel marzo 2015, i separatisti si sono uniti alla coalizione a guida saudita per combattere i ribelli sciiti Houti ma, se da un lato il SCT e il governo hanno unito le forze per combattere i militanti, dall’altro, non concordano su alcune politiche riguardanti il futuro del Paese.

In Yemen è in corso una guerra civile dal 19 marzo 2015, quando i ribelli sciiti Houthi hanno iniziato a combattere per il controllo sulle regioni meridionali del Paese. Il 21 settembre 2014, sostenuti dal precedente regime del defunto presidente Ali Abdullah Saleh, gli Houthi avevano effettuato un colpo di Stato che aveva consentito loro di prendere il controllo delle istituzioni statali nella capitale Sana’a. Il presidente del governo legittimo, Hadi, era stato inizialmente messo ai domiciliari presso la propria abitazione nella capitale e dopo settimane, è fuggito, recandosi dapprima ad Aden e poi in Arabia Saudita. Hadi è sostenuto dalla coalizione a guida saudita che è intervenuta nel conflitto il 26 marzo 2015 ed è stato riconosciuto anche dalla comunità internazionale come legittimo leader del Paese. La coalizione a suo sostegno comprende l’Arabia Saudita, gli UAE, il Sudan, il Bahrain, il Kuwait, il Qatar, l’Egitto, il Marocco, la Giordania e il Senegal. I ribelli sciiti Houthi sono sostenuti, invece, dall’Iran e dalle milizie di Hezbollah.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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