Iran: ricercatrice francese condannata a 5 anni di carcere

Pubblicato il 16 maggio 2020 alle 15:55 in Francia Iran

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

L’Iran ha condannato la ricercatrice franco-iraniana, Fariba Adelkhah, ad un totale di 6 anni di reclusione. Di questi, 5 le sono stati addebitati con l’accusa di associazione e cospirazione contro la sicurezza nazionale e uno per propaganda contro la Repubblica Islamica. Questo è quanto ha comunicato l’avvocato della donna, Said Dehghan, ad Agence France-Presse, sabato 16 maggio. Nel corso della stessa giornata, il Ministero degli Esteri francese ha condannato tale sentenza, sostenendo che non sia basata su fatti o elementi concreti e affermando che si tratti piuttosto di una decisione politica. Per tanto, la Francia ha richiesto l’immediato rilascio della donna.

Stando a Dehghan, la ricercatrice dovrebbe scontare solamente la più lunga delle due sentenze, contro la quale ha comunque intenzione di presentare appello. Il legale ha affermato che, poter reggere, la condanna per associazione e cospirazione necessita che siano almeno due i soggetti coinvolti. Visto che l’uomo che era stato incarcerato con Adelkhah è stato rilasciato lo scorso 21 marzo, l’avvocato ha riferito che ci sono le basi per un appello alla sentenza. Inoltre, Dehghan ha intenzione di utilizzare anche l’argomentazione secondo la quale l’opinione personale della ricercatrice sul codice d’abbigliamento iraniano non può essere ritenuta un atto di propaganda contro un sistema politico.

Secondo quanto ha riportato la BBC, le autorità francesi hanno definito la detenzione della ricercatrice inaccettabile e si sono dette determinate a garantire la sua liberazione. Tuttavia, ai diplomatici di Parigi non è stato riconosciuto il diritto di accesso consolare per poter intervenire. Adelkhah, a differenza del collega che è stato liberato, ha sia il passaporto francese, sia quello iraniano, ma Teheran non riconosce la doppia cittadinanza. Per tale ragione, i cittadini con doppio passaporto sono spesso arrestati con accuse di spionaggio.

Adelkhah ha 60 anni ed è un’antropologa specializzata in Islam sciita, direttrice di ricerca presso l’istituto di studi politici di Parigi Sciences Po. Dopo essere stata arrestata insieme al collega Roland Marchal nel giugno 2019, il suo processo è iniziato lo scorso 3 marzo e l’ultima udienza si è tenuta lo scorso 19 aprile presso la sezione 15 della Corte Rivoluzionaria di Teheran. Inizialmente, la donna era stata accusata di spionaggio ma a marzo tali incriminazioni sono state ritirate, nonostante sia stata poi trattenuta in prigione per ragioni di sicurezza nazionale. Lo scorso 24 dicembre, la donna ha iniziato uno sciopero della fame durato fino al successivo 12 febbraio e che le ha arrecato danni alla sua salute.

Il 21 marzo, il collega esperto in conflitti sub-sahariani Roland Marchal è stato rilasciato a seguito di un accordo raggiunto il giorno precedente tra Parigi e Teheran. Rispettando tale intesa, Francia e Iran si sono scambiate due detenuti, Marchal e Jalal Ruhollahnejad, un ingegnere iraniano arrestato a Parigi per presunte violazioni delle sanzioni americane imposte su Teheran e ricercato dal governo statunitense. In particolare, a maggio 2019, una corte francese aveva approvato l’estradizione dell’uomo negli USA per essere processato per l’accusa di importazione illegale di tecnologie americane, a fini militari per conto di un’azienda iraniana, collegata alle élite del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica. Il suo rilascio ha incontrato quindi la disapprovazione di Washington.

Nella stessa giornata del 21 marzo, il presidente francese, Emmanuel Macron, aveva richiesto alle autorità iraniane anche la liberazione di Adelkhah ma, da parte sua, l’Iran aveva rifiutato l’appello del capo di Stato francese, sostenendo che tale richiesta fosse un atto di interferenza da parte di Parigi negli affari interni della Repubblica Islamica.  

Nei mesi precedenti l’Iran aveva scambiato prigionieri anche con altri Paesi come Germania, Australia e Stati Uniti. A tal proposito, lo scorso 10 maggio, il portavoce del governo iraniano, Ali Rabiei, ha affermato che Teheran è pronta per un ulteriore scambio di prigionieri con gli USA senza precondizioni ed evitando che si renda necessario l’intervento di un terzo Paese come mediatore.

Leggi Sicurezza Internazionale, il solo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.