India: i contagi superano la Cina, USA inviano ventilatori

Pubblicato il 16 maggio 2020 alle 11:00 in India USA e Canada

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In India i casi confermati di pazienti affetti da coronavirus hanno superato i dati della Repubblica Popolare Cinese (RPC), con un totale di 85.940 contagi e 2.753 decessi rispetto agli 84.038 positivi di Pechino, il cui numero di vittime è però maggiore, ammontando a 4.637. Tuttavia, le rigide misure di isolamento adottate dal governo del primo ministro, Narendra Modi, hanno consentito il contenimento del contagio in un Paese con oltre 1,3 miliardi di abitanti. La loro validità dovrebbe scadere il 17 maggio ma ci si aspetta che vengano prolungate, seppur con alcune modifiche. Intanto, il presidente americano, Donald Trump, ha annunciato l’invio di ventilatori all’India. 

Nonostante i casi stiano aumentando, il ministro della Salute indiano, Harsh Vardhan, si è detto fiducioso per i dati relativi al tasso d’infezione, che hanno mostrato un andamento positivo. Ad oggi, i contagi sono radoppiati dopo undici giorni, mentre prima che venissero adottate le misure di isolamento bastavano tre giorni e mezzo. Vardhan ha affermato che la situazione è migliorata grazie alle azioni del governo che hanno consentito di accelerare l’individuazione dei casi, il tracciamento dei contatti avuti dai positivi e la gestione dei malati.

Oltre ad un rallentamento dell’epidemia, l’India ha anche mostrato un basso tasso di mortalità che secondo alcuni funzionari indiani è dovuto al fatto che la maggior parte dei contagiati è rappresentata da asintomatici o da persone con sintomi lievi. In tale scenario, secondo i membri del governo, le misure adottate presto da Nuova Delhi hanno consentito di evitare una catastrofe sanitaria. Un terzo delle infezioni del Paese si è verificato nello Stato di Maharashtra, il cui capoluogo Mumbai è stata la città maggiormente afflitta dall’epidemia. Altri luoghi particolarmente colpiti sono gli Stati di Tamil Nadu, Gujarat e il territorio di Delhi. Si tratta di importanti centri economici la cui riapertura si teme potrebbe portare ad un grave incremento delle infezioni.

Se da un lato le misure adottate dall’esecutivo di Modi hanno contribuito al contenimento dell’epidemia, dall’altro hanno gravemente danneggiato l’economia. Per tale motivo, i governatori di molti Stati, il mondo delle aziende e i lavoratori hanno richiesto una progressiva riapertura dell’economia. Lo scorso 12 aprile, la Banca Mondiale ha dichiarato che l’India e i Paesi dell’Asia meridionale assisteranno al peggior tasso di crescita degli ultimi 40 anni a causa della diffusione del coronavirus.

Lo scorso 25 marzo, Nuova Delhi, aveva imposto misure restrittive per contenere la diffusione della pandemia di coronavirus. Agli indiani è stato chiesto di restare a casa, i mezzi pubblici sono stati bloccati e i voli interni e le corse dei treni sono stati sospesi, per cercare di limitare al massimo le occasioni di contagio. Inoltre, già dal 19 marzo, erano stati interrotti i voli internazionali e intere regioni, come il Kashmir, sono state di fatto sigillate.

Secondo un’esperta dell’istituto di ricerca americano Brookings ed ex membro del Consiglio economico del primo ministro, Shamika Ravi, il contagio in India è in fase di crescita con un aumento giornaliero del 3.8% che deve essere portato a 0 per consentire al Paese di ripartire.  I funzionari sella sanità pubblica indiana si sono detti preoccupati per il basso numero di test eseguiti sulla popolazione rispetto al suo numero complessivo. Nell’ultima settimana sono stati eseguiti circa 100.000 test, ritenuti insufficienti per gli 1,3 miliardi di cittadini.

Per aiutare l’India in questa situazione, il 15 maggio, il presidente degli Stati Uniti ha annunciato dal suo profilo Twitter che donerà ventilatori al Paese asiatico, a testimonianza  delle buone relazioni che intercorrono tra le parti. Trump ha poi aggiunto che Washington e Nuova Delhi stanno cooperando per lo sviluppo di un vaccino. Inoltre, lo scorso mese, l’India ha consentito l’esportazione negli USA di 50 milioni di blister di idrossiclorochina, un farmaco antimalarico, per trattare i pazienti affetti da coronavirus.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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