USA-Cina: Trump minaccia di tagliare le relazioni con Pechino

Pubblicato il 15 maggio 2020 alle 14:47 in Cina USA e Canada

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Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha affermato che non ha alcun interesse a confrontarsi con il presidente cinese, Xi Jinping, e ha rivelato che potrebbe anche decidere di tagliare i legami con Pechino. In un’intervista a Fox Business Network, trasmessa giovedì 14 maggio, Trump ha dichiarato di essere molto deluso dalla Cina, che non è riuscita a contenere l’epidemia di coronavirus e ha sottolineato che la situazione sta danneggiando l’accordo commerciale firmato il 15 gennaio con Pechino, che in precedenza era stato accolto da entrambe le parti come un risultato importante.

“Non avrebbero mai dovuto lasciare che ciò accadesse”, ha dichiarato Trump nell’intervista. “Avevo fatto un ottimo affare commerciale ma ora dico che non mi sembra più lo stesso. L’inchiostro era appena asciutto e poi è arrivata la pandemia. Ora non mi sembra lo stesso”, ha aggiunto. Trump ha rivolto le sue frecciate soprattutto a Xi Jinping, con il quale il presidente degli Stati Uniti ha ripetutamente affermato di avere buoni rapporti. “Ma io proprio in questo momento non voglio parlargli”, ha ribadito Trump nell’intervista.

In merito alla questione del senatore repubblicano che ha suggerito di negare il visto americano agli studenti cinesi che chiedevano di studiare in campi inerenti alla sicurezza nazionale, come l’intelligenza artificiale e il calcolo quantistico, Trump ha affermato: “Ci sono molte cose che potremmo fare. Potremmo anche interrompere l’intera relazione”. Poi ha aggiunto: “Ora, se lo facessi, cosa succederebbe? Risparmieremmo 500 miliardi di dollari”, ha detto Trump, riferendosi alle stime delle importazioni annuali statunitensi dalla Cina, che spesso definisce denaro perduto.

Il portavoce del Ministero degli Esteri cinese, Zhao Lijian, ha riferito ai giornalisti a Pechino, venerdì 15 maggio, che mantenere un rapporto bilaterale stabile è servito agli interessi di entrambi i popoli e sarebbe vantaggioso per la pace e la stabilità del mondo. “Sia la Cina che gli Stati Uniti dovrebbero cooperare maggiormente nella lotta contro il virus, per curare i pazienti e riprendere la produzione economica, ma ciò presuppone che Washington voglia lavorare con noi su questo”, ha affermato Zhao.

Il segretario al Tesoro degli Stati Uniti, Steven Mnuchin, anche lui intervistato da Fox Business Network, ha sostenuto che la Cina avrebbe dovuto fornire molte più informazioni sul coronavirus e che Trump stava rivalutando le sue posizioni. “Il presidente è preoccupato. Sta rivedendo tutte le sue opzioni. Ovviamente, siamo molto in ansia per l’impatto di questo virus sull’economia, sui lavoratori americani e sulla salute del pubblico e il presidente farà di tutto per proteggere l’economia e proteggere i lavoratori americani”, ha sottolineato Mnuchin.

Trump e i suoi sostenitori repubblicani hanno accusato Pechino di non aver avvisato il mondo della gravità e della portata dell’epidemia e di aver nascosto i dati sui primi casi. Secondo le stime ufficiali, gli USA sono i più colpiti dalla pandemia, con oltre 1 milione di casi. La Cina continua a sostenere di essere stata trasparente e, tra scambi sempre più amari, entrambe le parti hanno messo in dubbio il futuro dell’accordo commerciale. Ciononostante giovedì la Cina ha compiuto ulteriori passi verso gli obiettivi della Fase 1, acquistando per la prima volta olio di semi di soia negli Stati Uniti in quasi due anni ed emettendo avvisi doganali che consentivano l’importazione di orzo e mirtilli statunitensi. Un dirigente della società commerciale cinese COFCO ha dichiarato che la Cina avrebbe accelerato gli acquisti di prodotti agricoli statunitensi per continuare a implementare la Fase 1 dell’accordo.

L’accordo raggiunto il 15 gennaio costituisce una svolta significativa nella politica commerciale statunitense, nonché un’intesa di libero scambio diversa da quella che gli Stati Uniti hanno generalmente sostenuto. Invece di abbassare le tariffe per consentire al flusso di beni e servizi di soddisfare la domanda del mercato, questo accordo lascia i dazi ad un livello record e costringe la Cina ad acquistare 200 miliardi di dollari di prodotti specifici entro due anni.

Per il presidente statunitense e altri sostenitori, si tratta di un tentativo volto a correggere gli equilibri commerciali passati che hanno consentito l’outsourcing aziendale, causando una perdita di posti di lavoro e un indebolimento del settore industriale. Tuttavia, per alcuni oppositori, Trump sta adottando un approccio commerciale interventista che gli Stati Uniti hanno criticato a lungo, soprattutto per quanto riguarda la Cina e il suo controllo sull’economia. In ogni caso, l’accordo di fase 1 ha una portata limitata, secondo il Financial Times, e non affronta alcune delle maggiori problematiche tra i due colossi commerciali, tra cui il furto di tecnologia e il massiccio utilizzo di sussidi alle industrie da parte di Pechino.

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Chiara Gentili

di Redazione

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