ONU: 17 attacchi contro strutture sanitarie in Libia da gennaio

Pubblicato il 15 maggio 2020 alle 20:11 in Africa Libia

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La Missione di sostegno delle Nazioni Unite in Libia ha affermato che sono 17 gli attacchi compiuti, da gennaio, in Libia, contro le strutture sanitarie di Tripoli e dei suoi sobborghi. Il dato è stato reso noto dall’organizzazione tramite un post su Twitter, pubblicato venerdì 15 maggio, un giorno dopo che l’ospedale centrale di Tripoli è stato colpito da un nuovo bombardamento. Il portavoce del Ministero della salute del Governo di Accordo Nazionale (GNA) della capitale, Amin al-Hashemi, ha affermato che “i bombardamenti indiscriminati su alcuni settori della città hanno parzialmente danneggiato l’ospedale centrale e in particolare gli edifici dedicati alle malattie trasmissibili e a dermatologia”.

Il GNA ha incolpato degli attacchi le forze fedeli al generale Khalifa Haftar, ma un portavoce del comandante militare ha negato l’accusa. La missione delle Nazioni Unite, dal canto suo, ha denunciato “tutte le azioni che mettono in pericolo i civili e impediscono alle persone di accedere ai servizi di soccorso”. Gli attacchi contro i cittadini e le infrastrutture civili sono stati frequenti fin dall’inizio dell’offensiva di Haftar su Tripoli, iniziata il 4 aprile 2019, ma si sono intensificati nelle ultime settimane, dopo che le forze dell’Esercito Nazionale Libico (LNA) hanno perso terreno a causa della controffensiva del GNA. Questo mese, almeno 19 persone, di cui 17 civili e due poliziotti, sono rimaste uccise negli scontri tra i due fronti e più di 66 civili sono rimasti feriti mentre i razzi lanciati sulla capitale cercavano di colpire l’unico aeroporto funzionante di Tripoli e diversi quartieri residenziali.

Sia l’Esercito Nazionale Libico (LNA) sia il governo tripolino, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA), continuano a mobilitarsi per proseguire con le proprie operazioni militari. Da un lato, il GNA, dal 25 marzo scorso, è impegnato nell’operazione Tempesta di Pace, volta a contrastare le milizie di Haftar. Il 13 aprile, le forze tripoline sono riuscite a prendere il controllo di circa 8 località sulla costa occidentale libica, tra cui Sorman, Sabrata, Mitrid e al-‘Ajilat, mentre un altro risultato ritenuto rilevante è stato ottenuto a seguito dell’offensiva del 18 aprile contro Tarhuna, una roccaforte dell’LNA situata a circa 65 km a Sud-Est della capitale libica. Nelle ultime settimane le forze tripoline sono riuscite a neutralizzare un gran numero di combattenti filo-Haftar, più di 100 solo a Tarhuna, oltre a distruggere carri armati, elicotteri, armi e munizioni appartenenti all’LNA. In particolare, Tempesta di Pace mira a respingere l’Esercito Nazionale Libico prevalentemente su tre assi di combattimento, ovvero la capitale Tripoli, al-Watiya e Abu Qurayn, un villaggio situato a 118 km a Sud di Misurata e 138 km a Ovest di Sirte.

Dall’altro lato, le forze dell’LNA sono impegnate nell’offensiva volta a prendere il controllo della capitale Tripoli, intrapresa il 4 aprile 2019. Non da ultimo, il 6 maggio, il portavoce dell’Esercito Nazionale Libico, Ahmed al-Mismari, ha annunciato che il proprio esercito lancerà una nuova vasta operazione militare, volta ad estendere il controllo su tutte le città della Libia occidentale e a liberarle dalle milizie armate tripoline sostenute dalla Turchia. Gli scontri sul campo fanno seguito alla dichiarazione di Haftar, che, il 27 aprile, si è autoproclamato guida del popolo libico, ponendo fine agli accordi politici di Skhirat del 2015. Tale mossa è stata rifiutata sia dall’Alto Consiglio di Stato sia dalle Nazioni Unite e da diversi Paesi a livello internazionale, mentre il Parlamento libico con base a Tobruk e, nello specifico, il presidente Aguila Saleh Issa, ha risposto presentando una nuova road map volta a raggiungere una risoluzione politica al conflitto libico.

La guerra civile in Libia è scoppiata il 15 febbraio 2015. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato dal primo ministro Fayez al-Sarraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. L’Italia, il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

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Chiara Gentili

di Redazione

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