Messico: i narcos e la pandemia

Pubblicato il 15 maggio 2020 alle 6:24 in America Latina Messico

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I gruppi criminali messicani approfittano dell’emergenza sanitaria per COVID-19 per distribuire spese e beni alimentari in varie aree del Messico, al fine di rafforzare la loro base sociale e assumere il controllo di territori sempre più grandi,

Con l’immagine di Joaquín El Chapo Guzmán o messaggi di organizzazioni criminali come Los Zetas e il cartello Jalisco Nueva Generación, gruppi di persone hanno distribuito la spesa in varie aree povere del Paese.

Queste azioni di “aiuto” si svolgono nel contesto della pandemia di COVID-19, con l’obiettivo principale di rafforzare la base sociale dei gruppi criminali e, allo stesso tempo, guadagnare territorio a spese dei gruppi rivali.

Secondo Edgardo Buscaglia, ricercatore presso la Columbia University, il crimine organizzato ha diverse attività economiche, quindi, durante la pandemia, ciò che sta accadendo, è la mobilità in termini di attività criminali, e, inoltre, si sfrutta la riduzione del commercio -anche quello dei narcotici- per rafforzare la presenza sul territorio.

I gruppi criminali che hanno distribuito dispense alimentari in vari stati del paese sono il cartello del Golfo, la familia Michoacán, il cartello di Sinaloa, Los Zetas e il cartelloJalisco Nueva Generación. Buscaglia osserva che la situazione attuale può anche provocare una ripresa della violenza, che potrebbe essere esacerbata dalla nuova disposizione del governo del Messico, che autorizza le forze armate a svolgere compiti di sicurezza pubblica.

“Ciò che fa il crimine organizzato fornendo servizi sociali alla popolazione è comprare sostegno e omertà per il futuro” – ha spiegato Buscaglia all’edizione latinoamericana dell’agenzia di stampa russa Sputnik.

L’emergenza sanitaria per COVID-19 sta collassando i sistemi economici in tutto il mondo; tuttavia, secondo il ricercatore della Columbia University, il crimine organizzato sta rafforzando la sua base sociale. In questo senso, è necessario specificare che la criminalità organizzata sfrutta gli stati di crisi nelle società per accentuare la sua presenza in aree in cui l’indice di marginalità è elevato.

“La questione delle spese non è nuova, non è un fenomeno che si è verificato ora solo a causa della crisi del coronavirus. Sappiamo che la criminalità organizzata in un Paese come il Messico e in altri Paesi della regione, dove lo Stato è molto debole, a volte agisce come autorità in diversi modi” – afferma José Luis Pardo Veiras, specialista in studi sul narcotraffico, che spiega che le spese alimentari sono generalmente distribuite in aree con un alto livello di marginalità in cui è più facile per il narcotraffico risolvere problemi che lo Stato non riesce ad affrontare, sostituendosi alle pubbliche autorità.

Data questa situazione, il governo del Messico non ha rilasciato alcuna dichiarazione in merito alle azioni che verranno attuate per impedire ai gruppi del traffico di droga di conquistare controllo del territorio attraverso aiuti paralleli. “Ciò non aiuta. Aiuterebbe se smettessero di fare i gradassi, aiuterebbe nutrire amore per il prossimo, aiuterebbe non danneggiare nessuno, aiuterebbe non continuare a portare divisione e morte, aiuterebbe pensare alla sofferenza delle madri delle vittime” – ha dichiarato il presidente Andrés Manuel López Obrador sull’argomento delle spese fornite dai narcotrafficanti.

“In un quadro di malcontento nei confronti del governo di López Obrador, anche gli aiuti  dei signori della droga possono entrare a far parte della strategia dei politici locali, che denunciando la mancanza di politiche pubbliche federali a sostegno delle economie interne del Paese, cercano di riposizionarsi assumendo ruoli di leadership nell’opposizione al Presidente”  – spiega Norberto Emmerich, specialista in geopolitica del traffico di droga, che sottolinea come la collusione tra narcotraffico e politica locale sia storicamente molto forte in Messico.

Per Emmerich, i tassi di violenza sono diminuiti a causa dell’assenza di persone nelle strade, quindi non è ancora possibile misurare l’impatto della pandemia in termini di sicurezza. Tuttavia, secondo l’ultimo rapporto del Segretariato esecutivo del Sistema nazionale di sicurezza pubblica (SESNSP), a marzo ci sono stati 479 omicidi in più rispetto ai 3.459 avvenuti a febbraio.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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