Libia: Tripoli accoglie con favore il sostegno della NATO

Pubblicato il 15 maggio 2020 alle 17:52 in Africa Libia

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Il Ministero degli Esteri di Tripoli ha accolto con favore le parole del Segretario generale della NATO, Jens Stoltenberg, circa il sostegno al governo tripolino, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA), e ha denunciato l’assenza di una volontà a livello internazionale nel frenare la violenza in Libia.

La dichiarazione è stata pubblicata sulla pagina Facebook del Ministero tripolino, venerdì 15 maggio, e riportata dal quotidiano al-Wasat. In particolare, come riferito da quest’ultimo, da un lato, Stoltenberg ha ribadito il sostegno dell’Alleanza atlantica al GNA, affermando altresì che il governo tripolino non può essere posto sul medesimo livello dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), guidato dal generale Khalifa Haftar. Dall’altro lato, Tripoli ha evidenziato come a livello internazionale non vi sia la volontà di “scoraggiare” le operazioni “di aggressione” perpetrate dalle forze dell’LNA né di punire il generale Haftar per quanto commesso. Pertanto, la Libia continua ad essere testimone di bombardamenti contro soggetti ed oggetti civili, tra cui ospedali, oltre che dell’uccisione di persone “innocenti” e di atti di abuso contro i prigionieri.

A detta del Ministero, i “crimini” di Haftar potranno essere frenati solo se vi sarà la volontà concreta a livello internazionale di punire Haftar ed i suoi alleati. Inoltre, secondo quanto affermato dal Ministero degli Esteri, il governo tripolino e la popolazione libica sono determinati a contrastare coloro che cercano di sostituirsi al popolo stesso, minando le loro richieste di libertà, democrazia e rispetto dei diritti legittimi.

Le parole di Stoltenberg e del Ministero degli Esteri tripolino giungono in un clima di perdurante instabilità, che vede le forze del GNA e dell’LNA determinate a proseguire con le proprie operazioni militari. Da un lato, le forze tripoline, il 25 marzo, hanno dato avvio all’Operazione Tempesta di Pace, volta a contrastare le milizie di Haftar. In tale quadro, il 13 aprile, l’esercito di Tripoli è riuscito a prendere il controllo di circa 8 località sulla costa occidentale libica, tra cui Sorman, Sabrata, Mitrid e al-‘Ajilat, mentre un altro risultato è stato ottenuto a seguito dell’offensiva del 18 aprile contro Tarhuna, una roccaforte dell’LNA situata a circa 65 km a Sud-Est della capitale libica. Al momento, uno dei principali obiettivi resta la base di al-Watiya, ritenuta un luogo strategico per l’LNA nell’Ovest del Paese.

Dall’altro lato, le forze di Haftar sono impegnate nell’offensiva volta a prendere il controllo della capitale Tripoli, intrapresa il 4 aprile 2019, e sono ritenute responsabili per i continui attacchi contro i quartieri residenziali e le strutture civili, ospedali ed aeroporti in primis. Tra gli ultimi episodi, il 9 maggio scorso, l’LNA ha condotto un attacco missilistico contro l’aeroporto di Mitiga, causando ingenti danni, causati dall’esplosione di serbatoi di carburante e dall’incendio conseguente.

Il clima di tensione è da ricollegarsi alla guerra civile scoppiata il 15 febbraio 2015. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato dal primo ministro Fayez al-Sarraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. L’Italia, il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

In tale quadro, già il 4 dicembre 2018, la NATO si era detta pronta a sostenere la Libia nel ricostruire le istituzioni militari e di sicurezza. In particolare, in tale data, Stoltenberg aveva evidenziato come la NATO fosse a fianco della missione dell’Onu in Libia (UNISMIL), sottolineando gli sforzi profusi dalla missione stessa per raggiungere una soluzione politica e riportare la stabilità nel Paese. Tale posizione è stata successivamente ribadita anche il 13 maggio 2019, nel corso di un incontro con l’allora inviato speciale dell’Onu in Libia, Ghassan Salamé.

A livello militare, l’intervento della NATO in Libia è da far risalire al 2011, con l’operazione Unified Protector, condotta dal 25 marzo al 31 ottobre. Questa ebbe l’obiettivo di garantire l’embargo sulle armi sancito dalle Nazioni Unite, di creare una no-fly zone e di salvaguardare la vita della popolazione libica, attraverso attacchi sia aerei sia via mare. L’operazione vide la partecipazione di 19 Stati, tra cui, Belgio, Canada, Danimarca, Italia, Francia, Norvegia, Qatar, Spagna, Regno Unito e USA. A seguito della missione, sebbene il ruolo operativo della NATO in Libia fosse terminato, l’Alleanza atlantica si disse pronta ad aiutare la Libia in aree in cui avrebbe potuto fornire un valore aggiunto, come nel settore della difesa e della sicurezza, laddove richiesto dalle nuove autorità libiche.

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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