Arabia Saudita: in arrivo nuovi missili dagli USA, contratti da 2.6 miliardi di dollari

Pubblicato il 15 maggio 2020 alle 15:47 in Arabia Saudita USA e Canada

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La compagnia statunitense Boeing ha stipulato due contratti con l’Arabia Saudita, dal valore complessivo di circa 2.6 miliardi di dollari, per l’invio di più di mille missili aria-terra e antinave.

A rivelarlo il Ministero della Difesa statunitense stesso, il 13 maggio, attraverso una nota successivamente riportata da diversi quotidiani arabi, tra cui al-Watan. Nello specifico, il primo contratto, dal valore di 1,97 miliardi di dollari, prevede l’ammodernamento e lo sviluppo di 650 missili di tipo SLAM ER, ovvero missili da crociera di precisione di ultima generazione, guidati da GPS e con una portata massima di 155 miglia nautiche, pari a circa 290 chilometri. Si prevede che il contratto verrà portato a termine entro dicembre 2028.

Il secondo contratto, pari a più di 650 milioni di dollari, prevede la consegna di 467 nuovi missili anti-nave, di tipo “Harpoon Block Two”, a diversi Paesi. In particolare, 400 saranno destinati all’Arabia Saudita, mentre gli altri 67 verranno acquistati da Brasile, Paesi Bassi, Giappone, Thailandia, Corea del Sud, Qatar e India. A detta della compagnia Boeing, complessivamente i nuovi contratti garantiranno alla società incassi totali pari a circa 3,1 miliardi di dollari.

Tali accordi giungono dopo che il 7 maggio scorso, sulla base delle dichiarazioni di funzionari statunitensi, il Wall Street Journal aveva rivelato che gli Stati Uniti avrebbero rimosso dall’Arabia Saudita i propri sistemi di difesa anti-missile Patriot e probabilmente avrebbero ridotto ulteriormente gli assetti militari dispiegati nel Regno, facendo pensare ad uno smantellamento dell’apparato militare posto nella regione del Golfo nel corso del 2019, con l’obiettivo di far fronte alla minaccia iraniana.

Alcuni hanno interpretato tale decisione come un segnale di indebolimento dell’asse Washington- Riad, a seguito delle tensioni nate con la crisi dei prezzi del petrolio. L’8 maggio, il segretario di Stato americano, Mike Pompeo, ha confermato il ritiro dei sistemi di difesa Patriot, ma ha specificato che ciò non è né un segnale di un’ipotetica diminuzione del sostegno americano all’Arabia Saudita, né un tentativo di fare pressioni su Riad per questioni legate al petrolio. Pompeo ha specificato che Teheran non rappresenta più una minaccia immediata per gli interessi americani in Medio Oriente.

Secondo quanto riferito dal quotidiano arabo al-Khaleej Online, l’Arabia Saudita è ancora nella lista dei Paesi del mondo che importano il maggior numero di armi di vario tipo, sistemi di difesa aerea in primis. L’obiettivo di Riad è proteggere il proprio spazio aereo dai missili balistici che colpiscono le installazioni vitali del Regno. Inoltre, l’8% del prodotto interno lordo saudita, e circa il 28% del bilancio statale annuale, viene destinato al settore militare.

In tale quadro, gli Stati Uniti rappresentano un partner rilevante, da cui ricevono circa un quinto delle armi acquistate dall’estero. Non da ultimo, risale all’11 ottobre 2019 la notizia con cui Washington aveva riferito di aver dispiegato 2.800 soldati aggiuntivi nel Regno saudita, oltre ad aver inviato due squadroni di jet da combattimento, un’ala di spedizione aerea, due batterie di missili Patriot e un sistema di difesa missilistica THAAD. Come evidenziato dal Segretario alla Difesa statunitense, Mark Esper, le truppe USA in Arabia Saudita, all’11 ottobre, sarebbero giunte a 3.000 membri.

Tale operazione era giunta dopo che, il 14 settembre, due impianti petroliferi della compagnia saudita Aramco, situati nelle province di Abqaiq e Khurais, nell’Est dell’Arabia Saudita, erano stati colpiti da raid aerei, rivendicati dal gruppo di ribelli sciiti Houthi. In tale occasione, l’Iran è stato ritenuto il responsabile di tale accaduto, sia dagli Stati Uniti sia da altri Paesi, tra cui Francia, Germania e Regno Unito, in quanto non vi sarebbero state “altre spiegazioni”. Teheran, dal canto suo, ha negato le accuse.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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