Annessione dei territori palestinesi a Israele: continuano le opposizioni

Pubblicato il 15 maggio 2020 alle 11:53 in Giordania Palestina

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L’Autorità palestinese e la Giordania hanno messo in guardia dall’annessione di parte dei territori palestinesi a Israele, così come annunciato da quest’ultimo. Parallelamente, l’Unione Europea è in procinto di esaminare le disposizioni proposte per respingere la mossa di Israele, nel caso riesca a raggiungere il proprio intento.

Questo è quanto riferito da al-Jazeera il 15 maggio, con riferimento all’annuncio del premier israeliano, Benjamin Netanyahu, il quale ha espresso la volontà di proseguire nell’annessione di alcuni territori della Cisgiordania, tra cui la Valle del Giordano e il Mar Morto settentrionale, entro il primo luglio prossimo. Una tale idea è stata appoggiata anche dal suo nuovo alleato, Benny Gantz, con cui ha raggiunto un accordo volto a formare un governo di accordo nazionale.

In tale quadro, il premier palestinese, Mohammad Shtayyeh, il 14 maggio, ha riferito che il presidente dell’Autorità Palestinese, Mahmoud Abbas, il 16 maggio presiederà un incontro volto a discutere delle mosse necessarie a contrastare le eventuali operazioni di Israele, una volta che il governo presterà giuramento e presenterà il proprio piano di annessione. Quest’ultimo, se effettivamente realizzato, a detta di Shtayyeh, potrebbe distruggere la possibilità di realizzare uno Stato palestinese indipendente e sovrano.

Da parte sua, la Giordania, attraverso il ministro degli Esteri, Ayman Safadi, ha esortato l’Unione Europea a far fronte concretamente al piano israeliano, in quanto questo rappresenta una minaccia per la soluzione a due Stati e per gli sforzi profusi sino ad ora per riportare la pace nella regione. Inoltre, il progetto potrebbe portare alla creazione di uno stato di apartheid. Per Safadi, la soluzione a due Stati si basa sulle norme del Diritto internazionale e, pertanto, rappresenta l’unica via perseguibile per risolvere il conflitto israeliano-palestinese.

Le parole sono giunte nel corso di un meeting tenutosi il 14 maggio, che ha visto la presenza dell’ambasciatrice dell’Unione Europea in Giordania, Maria Hadjitheodosiou, e altri ambasciatori dei Paesi membri dell’UE, volto a discutere della cooperazione in materia di Covid-19 e della questione palestinese. Secondo alcuni esperti, un’eventuale annessione dei territori palestinesi a Israele porterebbe la Giordania a ritirarsi dall’accordo raggiunto nel 1994 con Israele.

Nel frattempo, per venerdì 15 maggio è previsto un incontro da remoto tra i ministri degli Esteri dei Paesi membri dell’UE, volto a discutere delle misure da intraprendere nel caso in cui Israele porti a termine la missione. Secondo quanto rivelato da alcune fonti diplomatiche europee, l’Europa sostiene una soluzione a due Stati, sebbene, al contempo, miri a preservare il cosiddetto accordo di pace presentato dal capo della Casa Bianca, Donald Trump, il 28 gennaio 2020. Tale progetto, noto altresì come “accordo del secolo”, si pone l’obiettivo di riportare la pace in Medio Oriente e di risolvere il conflitto arabo-israeliano. In particolare, il piano, delineato in 181 pagine, se effettivamente attuato, potrebbe garantire a Israele il controllo di una Gerusalemme unificata, riconosciuta come capitale, oltre a preservare gli insediamenti israeliani negli attuali Territori Palestinesi, che includono la Cisgiordania e Gaza.

La Cisgiordania è considerata un territorio sotto occupazione militare israeliana da parte delle Nazioni Unite, ed è soggetto alla Quarta Convenzione di Ginevra del 1949. Tale status è stato riconosciuto ai territori palestinesi dalla comunità internazionale nel 1967, in seguito alla Guerra dei Sei Giorni. Sino ad una effettiva attuazione del Piano di Trump o di Netanyahu, i territori palestinesi sono regolati dagli Accordi di Oslo del 1993, secondo cui la Cisgiordania è divisa in tre settori amministrativi, denominate aree A, B e C. Nello specifico, l’area A, pari al 18% della Cisgiordania, è sotto il pieno controllo civile dell’Autorità Palestinese. L’area B viene amministrata in modo congiunto da Israele e Palestina e rappresenta circa il 22% del territorio palestinese. Infine, l’area C, pari al 61% della Cisgiordania, è controllata da Israele.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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