Tensioni Serbia-Montenegro: le proteste diventano violente

Pubblicato il 14 maggio 2020 alle 10:20 in Balcani Serbia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Migliaia di cittadini del Montenegro hanno protestato in diverse città del Paese contro l’arresto di 8 sacerdoti, scattato in seguito all’organizzazione di una processione religiosa.  

È quanto rivelato, mercoledì 13 maggio, dal bne IntelliNews, il quale ha altresì aggiunto che in una delle città teatro di proteste, a Niksic, nell’Ovest del Paese, dove era stata organizzata la processione religiosa, le manifestazioni sono state violente.  

Nel dettaglio, se in numerose città sono state organizzate marce pacifiche, come a Podgorica, dove le proteste sono state coordinate dal principale partito dell’opposizione, il Fronte Democratico, Niksic centinaia di cittadini si sono ritrovati di fronte il carcere dove si trovano gli 8 sacerdoti arrestati, chiedendone il rilascio. Nel corso della manifestazione, i cittadini in protesta hanno iniziato a tirare pietre contro gli ufficiali di polizia, insultati dai manifestanti all’urlo di “fascisti”, i quali per reprimere la protesta hanno deciso di lanciare gas lacrimogeno contro la folla. Numerosi cittadini sono stati arrestati al termine della manifestazione. 

Gli 8 sacerdoti erano stati arrestati lo scorso 12 maggio, quando si era tenuta una processione religiosa alla quale avevano partecipato migliaia di fedeli, la maggior parte di cui non indossava le mascherine, né rispettava la distanza di sicurezza obbligatoria in virtù delle misure adottate alla luce del coronavirus. Da parte sua, la procura del Montenegro ha dichiarato di aver presentato accuse di violazione delle misure di sicurezza sanitaria imposte alla luce del coronavirus contro gli 8 sacerdoti. 

A tale riguardo, il presidente della Serbia, Aleksandar Vucic, ha rilasciato, mercoledì 13 maggio, una dichiarazione congiunta con il patriarca della Chiesa Serbo-ortodossa, Irinej, nella quale i due vertici hanno dichiarato di sperare che gli arresti in Montenegro non causino ulteriori proteste, scontri o manifestazioni. In aggiunta, il Patriarca Irinej ha commentato che gli arresti sono una prova della “purga della Chiesa Serbo-ortodossa portata avanti dal Governo in Montenegro”.  

Le accuse avanzate dal Patriarca Irinej sono da inserirsi nel quadro delle tensioni tra Serbia e Montenegro, sorte in seguito all’approvazione, lo scorso 27 dicembre della legge sulla libertà religiosa da parte del Parlamento di Podgorica.  

Nello specifico, questa prevede che le comunità religiose in possesso di beni da prima del 1918 debbano dimostrarne la legittima proprietà, pena la riappropriazione da parte dello Stato. A tale riguardo, Radio Free Europe aggiunge che nel 1918 il Montenegro, i cui cittadini sono prevalentemente di fede cristiano-ortodossa, si è unito al regno dei serbi, croati e sloveni, facendo inglobare la chiesa ortodossa montenegrina a quella serbo-ortodossa e perdendo tutte le proprietà in suo possesso. In tale clima, la misura è considerata dagli esperti in grado di compromettere le relazioni con la Serbia, la quale, lo scorso 14 gennaio, aveva denunciato la discriminazione subita in Montenegro dai cittadini di etnia serba e dichiarato di voler tutelare tale minoranza, la quale costituisce circa il 29% della popolazione montenegrina.    

Da parte sua, l’autorità religiosa della chiesa serbo-ortodossa sostiene che Podgorica voglia appropriarsi di proprietà della Chiesa serba, quali monasteri, chiese e altri beni. Il governo, tuttavia, ha smentito tali accuse. Nello specifico, il presidente del Montenegro, Milo Djukanovic, ha più volte sottolineato che la legge non intende compromettere la libertà religiosa dei cittadini di etnia serba che vivono in Montenegro, né ha come obiettivo il divieto di utilizzo dei propri luoghi di culto.   

Già in occasione del voto in Parlamento, i parlamentari filoserbi del Montenegro avevano tentato di impedire l’approvazione della misura scatenando una rissa in aula, mentre i cittadini filo-serbi avevano iniziato a protestare in diverse città del Paese, portando in totale, in meno di una settimana, all’arresto di 45 persone da parte delle autorità montenegrine. Successivamente, le proteste si erano estese anche in Kosovo e in SerbiaIn tale clima, Djukanovic si è scagliato contro le proteste di cui il Montenegro, il Kosovo e la Serbia sono stati teatro, dichiarando di ritenere che queste siano di natura politica, nonostante siano mascherate da manifestazioni religiose. In aggiunta, il presidente montenegrino ha dichiarato che tali proteste, caratterizzate da un forte spirito filoserbo, non possono minacciare il governo, né le politiche adottate da esso.   

A supporto dei cittadini di fede ortodossa, la portavoce del Ministero degli Esteri della Russia, Maria Zakharova, ha invitato i legislatori a rispettare “i diritti legittimi” della più grande comunità religiosa del Paese. In maniera simile, la porzione filoserba del clero ortodosso ha etichettato il presidente del Montenegro, Milo Djukanovic, quale ateo intenzionato a portare avanti un’azione di repressione in stile comunista.   

Leggi Sicurezza Internazionale, il solo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale 

Jasmine Ceremigna

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.