Petrolio: la domanda resta ai minimi storici ma si rialza gradualmente

Pubblicato il 14 maggio 2020 alle 17:27 in Medio Oriente USA e Canada

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L’Agenzia Internazionale dell’Energia (AIE) ha ribadito, giovedì 14 maggio, che la domanda di petrolio ha registrato, nellanno 2020, un calo record. Tuttavia, lorganizzazione ha rivalutato le sue previsioni precedenti e ha affermato che, grazie allallentamento delle misure di blocco, la domanda dovrebbe leggermente rialzarsi. In particolare, nel suo ultimo rapporto di maggio, lAIE ha stimato che questultima calerà di circa 8,6 milioni di barili al giorno (bdp), nel 2020, un valore che si è ridotto di almeno 690.000 barili rispetto allo scorso mese, quando la caduta della domanda di greggio era stata calcolata a circa 9,3 bdp.

Secondo gli esperti, almeno 2,8 miliardi di persone vivranno sottoposte a misure di confinamento alla fine di maggio, un dato al ribasso rispetto ai 4 miliardi di aprile. Nel rivedere le sue previsioni, lAgenzia ha affermato che la mobilità riprenderà più forte del previsto in diversi Paesi europei e negli Stati Uniti e che ci sarà una maggiore domanda da parte della Cina, che sembra gradualmente riprendersi dall’epidemia di coronavirus.

Rispetto a un ritorno alla normalità, lAIE rimane tuttavia molto cauta. “L’attività economica sta iniziando una ripresa graduale ma fragile. Pertanto, permangono alcune incertezze. La più grande è se i governi riusciranno ad allentare le misure di blocco senza innescare una ripresa dellepidemia di Covid-19″, ha dichiarato lAgenzia nel suo rapporto.

L’AIE ha previsto che, entro la fine del 2020, gli Stati Uniti saranno il maggior contribuente singolo alla riduzione delle forniture di greggio, con un calo di circa 2,8 milioni di barili all’anno. “È dal lato dell’offerta che le forze di mercato hanno evidenziato il loro potere e dimostrato che la sofferenza, dovuta ai prezzi più bassi, colpisce tutti i produttori”, ha affermato l’Agenzia. Tuttavia, il suo direttore, Fatih Birol, ha sottolineato, in una successiva intervista con i giornalisti, che i tagli alla produzione operati dai principali produttori del Golfo potrebbero non essere sufficienti per bilanciare i mercati globali. “Sono felice di vedere che l’Arabia Saudita, gli Emirati e il Kuwait, oltre ai loro impegni prestabiliti, stanno facendo ulteriori tagli. Sono piacevolmente stupito. Ma se questo è abbastanza, io credo di no”, ha dichiarato Birol dopo che l’AIE ha pubblicato il suo rapporto mensile. “Stiamo vedendo i primi segni di un inizio di ripresa, ma è troppo presto per capire se presto raggiungeremo di nuovo un equilibrio dei mercati”, ha aggiunto, rinnovando linvito ai Paesi dellOPEC e ai loro alleati, Russia in primo piano, a prendere in considerazione ulteriori tagli.

L11 maggio, lArabia Saudita ha imposto alla compagnia petrolifera nazionale, Aramco, di tagliare ulteriormente la sua produzione di greggio di un milione di barili al giorno in più. La riduzione extra si va ad aggiungere ai tagli concordati in sede OPEC il 9 aprile. Anche il Kuwait si è unito all’Arabia Saudita annunciando ulteriori tagli alla produzione di petrolio di circa 80.000 barili al giorno, da attuare a partire da giugno.

I prezzi del greggio sono stati messi sotto pressione negli ultimi mesi a causa delle misure restrittive imposte dai governi per frenare la diffusione del coronavirus. Quasi tutti gli Stati del mondo hanno chiuso le frontiere, interrotto i viaggi aerei, reso alcune fabbriche inattive e bloccato i consumatori, riducendo notevolmente la domanda di greggio. Quella che è iniziata come una lenta ritirata dei prezzi del petrolio si è trasformata a marzo in un vero e proprio crollo, dopo che l’Arabia Saudita ha dichiarato una guerra dei prezzi contro la Russia in seguito al suo rifiuto di sostenere profondi tagli alla produzione. Lo shock negativo della pandemia di coronavirus ha ridotto la domanda di circa 30 milioni di barili di petrolio al giorno. Lo squilibrio ha visto le capacità di stoccaggio del greggio di diversi Paesi esaurirsi quasi del tutto. Il mese scorso, le preoccupazioni sulla scarsità dello spazio di stoccaggio hanno portato i prezzi del petrolio statunitensi a diventare negativi per la prima volta nella storia, con i trader costretti a pagare per togliersi dalle mani il petrolio. In base all’accordo dell’OPEC, i produttori potranno lentamente rilassarsi dopo il mese di giugno, anche se le riduzioni dell’offerta rimarranno in vigore fino all’aprile 2022.

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Chiara Gentili

di Redazione

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