Libano: iniziano i colloqui con il FMI, il Paese sul tavolo dell’Onu

Pubblicato il 14 maggio 2020 alle 11:18 in Libano Medio Oriente

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Il Libano ha tenuto il primo round di incontri con il Fondo Monetario Internazionale (FMI), volti a risanare la crisi economica e finanziaria del Paese. Parallelamente, dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu è giunto l’invito a rispettare il disarmo e le risoluzioni vigenti.

In particolare, nella giornata del 13 maggio, il governo di Beirut ha incontrato, da remoto, i rappresentanti del FMI con l’obiettivo di presentare loro il cosiddetto “piano di salvataggio” economico, già approvato dal Consiglio dei ministri libanese il 30 aprile scorso. A discutere di tale progetto, vi sono stati una delegazione del governo presieduta dal ministro delle Finanze, Ghazi Wazni, e funzionari e banchieri in rappresentanza del Fondo. Il piano prevede l’immissione di circa 10 miliardi di dollari di aiuti nel sistema finanziario e uno dei punti stabilisce la copertura delle perdite del settore finanziario, pari a circa $ 70 miliardi, attraverso una ricapitalizzazione da parte degli azionisti bancari, che diminuirebbe il loro capitale ed i propri depositi per poi ripristinarli in seguito.

Tra le altre misure vi sono la ristrutturazione del sistema bancario, l’incremento delle tasse e il blocco delle assunzioni statali, oltre a un tasso di cambio flessibile tra lira libanese e dollaro statunitense. Tra gli obiettivi prefissati vi è poi la riduzione del debito pubblico al 100% del Pil, mentre attualmente questo è pari a circa al 170%.

Il piano rappresenta uno dei prerequisiti necessari ad ottenere l’assistenza del FMI, richiesta formalmente il primo maggio scorso di fronte ad una perdurante crisi economica e finanziaria, definita la peggiore dalla guerra civile del periodo 1975-1990. Per Wazni, l’incontro del 13 maggio è stato produttivo e si prevede che lo stesso avverrà in futuro. Dal canto loro, anche altri Paesi sostenitori, tra cui Francia e Stati Uniti, hanno accolto con favore la richiesta di aiuto di Beirut, sebbene sia stato ribadito come, per ottenere assistenza anche dai membri del Gruppo internazionale di sostegno per il Libano (IGS), siano necessarie riforme interne volte a contrastare corruzione e spreco di denaro pubblico, fenomeni ritenuti alla base della crisi attuale.

Parallelamente, nel corso di una sessione del Consiglio di Sicurezza tenutasi il 13 maggio, le Nazioni Unite hanno esortato il Libano a distanziarsi da qualsiasi conflitto esterno e a rispettare la risoluzione 1559 del Consiglio di Sicurezza del 2004. Quest’ultima prevede lo scioglimento e il disarmo di tutti i gruppi armati presenti in Libano, ad eccezione delle forze dell’esercito e di quelle statali. Queste ultime, ha ribadito l’Onu, sono considerate le uniche legittime, così come previsto altresì dalla Costituzione libanese e dall’accordo di Taif del 1989 che ha posto fine alla guerra civile nel Paese. Inoltre, il Consiglio di Sicurezza ha invitato le parti interessate a porre fine a qualsiasi forma di violazione della sovranità libanese, sia terrestre sia aerea.

Tali affermazioni sono giunte dopo che anche il Segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, ha espresso preoccupazione circa l’utilizzo dello spazio aereo libanese da parte di Israele per condurre attacchi in Siria. Pertanto, le autorità libanesi sono state esortate ad impegnarsi per evitare che Hezbollah ed altri gruppi armati acquisiscano armi, in quanto il continuo coinvolgimento di tali parti in Siria potrebbe condurre il Libano verso conflitti regionali, minando la stabilità del Paese e dell’intera regione. Non da ultimo, Guterres ha sottolineato la necessità di trasformare Hezbollah in un partito politico civile.

Nato nel 1982 come movimento di resistenza contro l’occupazione israeliana del Libano meridionale e in seguito evolutosi in un partito politico locale, Hezbollah è un’organizzazione paramilitare sciita che rappresenta un attore chiave nell’arena politica del Libano. Israele considera tale movimento sciita armato, sostenuto da Teheran, la più grande minaccia per il Paese proveniente dall’esterno dei confini nazionali. L’organizzazione è tra i principali sostenitori del nuovo governo di Beirut, la cui fiducia in Parlamento è stata votata l’11 febbraio 2020. 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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