Giappone mantiene lo stato di emergenza a Tokyo e Osaka

Pubblicato il 14 maggio 2020 alle 14:14 in Asia Giappone

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Il Giappone ha revocato lo stato di emergenza imposto per arrestare la diffusione del coronavirus nella maggior parte del Paese, ma lo ha mantenuto nella capitale, Tokyo, e nella città di Osaka.

“Abbiamo deciso di revocare lo stato di emergenza in 39 prefetture su 47”, ha dichiarato il primo ministro, Shinzo Abe, il 14 maggio, in una conferenza stampa nazionale, dopo che una task force sul coronavirus ha incontrato un gruppo di funzionari ed esperti. Abe ha cercato di allentare le misure, per bilanciare la prevenzione delle malattie con la tutela dell’economia giapponese, la terza più grande al mondo. Le 39 prefetture in cui è stato revocato lo stato di emergenza, rappresentano il 54% della popolazione del Paese. Il Giappone ha registrato più di 16.000 casi confermati di coronavirus, con circa 680 morti. Il numero di nuovi casi è notevolmente diminuito a livello nazionale. Finora Tokyo è la città più colpita, ma ha condotto solo 50.000 test, di cui circa 5.000 sono risultati positivi.

Il 4 maggio, il governo giapponese aveva esteso lo stato di emergenza, iniziato il 7 aprile, fino al 31 maggio, avvertendo che è troppo presto per eliminare le restrizioni. Le misure speciali giapponesi per fermare la diffusione del virus dovevano scadere il 6 maggio. Tuttavia, il responsabile governativo della gestione dell’emergenza pandemica, Yasutoshi Nishimura, ha riferito che il numero di infezioni stava ancora crescendo e il governo ha deciso di assecondare i pareri degli esperti. 

“Il numero di nuovi casi è diminuito, ma sfortunatamente la riduzione non ha raggiunto il livello prefissato”, ha reso noto Nishimura. “Poiché il settore sanitario rimane sotto pressione, abbiamo bisogno di una continua cooperazione da parte dei cittadini”, ha aggiunto. La diffusione del virus in Giappone rimane relativamente contenuta rispetto ad alcune parti dell’Europa e rispetto agli Stati Uniti. Il Paese registra oltre 15.000 infezioni e 510 morti, al 4 maggio. Tuttavia, l’estensione delle misure è stata sostenuta dagli esperti che hanno fornito consulenza al governo e ai governatori regionali. 

La quarantena imposta in molti Paesi europei, fino ai primi di maggio, in ogni caso, non ha potuto essere applicata in Giappone. La ragione si ritrova nel fatto che i poteri del governo di controllare la popolazione sono limitati dalla Costituzione, imposta al Paese dagli Stati Uniti, dopo la seconda guerra mondiale. La libertà di associazione e di riunione è garantita costituzionalmente, così come la libera scelta di residenza, “nella misura in cui non interferisca con il benessere pubblico”.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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