Burkina Faso: indagine su 12 detenuti morti in carcere

Pubblicato il 14 maggio 2020 alle 15:59 in Africa Burkina Faso

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Un procuratore del Burkina Faso ha avviato un’indagine dopo che 12 persone sono morte, nella stessa notte, nel carcere della città di Fada N ‘Golma, nella parte orientale del Paese, poche ore dopo essere state arrestate per presunti reati di terrorismo. Il caso è uscito allo scoperto dopo che lONG per la difesa dei diritti umani, Human Rights Watch, ha accusato le forze di sicurezza del Burkina Faso di compiere esecuzioni sommarie di detenuti disarmati al termine delle loro operazioni contro sospetti militanti islamisti.

Il procuratore burkinabè, Judicael Kadeba, ha dichiarato in una nota, mercoledì 13 maggio, che almeno 25 persone sono state arrestate, nella notte tra l’11 e il 12 maggio, dalle forze di sicurezza e di difesa del Burkina Faso, in un villaggio nella zona di Fada N’Gourma, per sospetto terrorismo. “Sfortunatamente 12 di loro sono morti, nella stessa notte, nelle celle in cui erano stati rinchiusi”, ha aggiunto Kadeba.

Human Rights Watch ha sottolineato che, ad aprile, i militanti islamisti hanno ucciso oltre 300 civili in Burkina Faso, e, in risposta agli attacchi, le forze di sicurezza hanno giustiziato centinaia di uomini per il loro presunto sostegno ai gruppi terroristici. I funzionari di Ouagadougou hanno promesso di indagare su accuse simili in passato, ma lONG sostiene che il governo non abbia ancora fatto abbastanza per condannare i responsabili di tali esecuzioni extragiudiziarie.

Il 9 aprile, i corpi di 31 uomini dell’etnia Fulani sono stati scoperti nella città settentrionale di Djibo, poco dopo essere stati arrestati dalle forze di sicurezza e portati via in un convoglio. Secondo le ricerche di Human Rights Watch, rese note il 20 aprile, le vittime sarebbero state giustiziate dall’esercito burkinabè nel corso di un’operazione antiterrorismo. “Il governo dovrebbe fermare l’abuso, indagare a fondo su questo terribile incidente e impegnarsi in una strategia antiterrorismo rispettosa dei diritti umani”, aveva affermato il direttore di HRW per la regione del Sahel, Corinne Dufka, nel rapporto dell’organizzazione.

Le autorità del Burkina Faso lottano da anni per contenere i gruppi jihadisti della regione che, sempre più spesso, tentano di alimentare i conflitti etnici associandosi ai pastori dell’etnia Fulani. In questo modo, secondo quanto affermano le organizzazioni per la difesa dei diritti umani, i civili si ritrovano coinvolti nelle rappresaglie dei soldati e delle forze di sicurezza, diventando il doppio bersaglio dei terroristi e dellesercito. Il Country Report on Terorrism 2018 del governo americano afferma che, a partire dal 2017, si è registrata nel Paese una lenta ma continua crescita delle attività jihadiste, specie lungo i confini con il Mali. Lo stesso anno, Al Qaeda nel Maghreb Islamico (AQIM) si è unito ad al-Mourabitoun, Ansar al-Dine e al Macina Liberation Front per formare il Jama’at Nusrat al-Islam wal Muslimin (JNIM), gruppo attualmente molto attivo in Burkina Faso, insieme ad Ansarul Islam e allISIS in the Greater Sahara. Dal 2018, militanti jihadisti affiliati a diverse organizzazioni hanno condotto omicidi mirati, raid contro postazioni militari e di sicurezza, attentati con esplosivi improvvisati. 

Per lungo tempo risparmiato dai gruppi armati attivi nel Sahel, il Burkina Faso, uno dei Paesi più poveri del mondo, è divenuto bersaglio dei movimenti jihadisti in seguito alla caduta dell’ex presidente Blaise Compaore, nell’ottobre 2014. I militanti, alcuni legati ad al-Qaeda, altri allo Stato Islamico, hanno cominciato a infiltrarsi nel Paese dalle regioni del Nord, al confine con il Mali e con il Niger. Da lì, si sono poi spostati in altre direzioni, soprattutto a Est. Uno degli attentati di maggior impatto è stato condotto il 15 gennaio 2016, a soli due giorni di distanza dall’inaugurazione del nuovo governo, presieduto dal premier Paul Kaba Thieba. In tale occasione, alcuni militanti hanno sequestrato un hotel e un bar nel centro di Ouagadougou, causando la morte di 28 persone e il ferimento di altre 56, evidenziando le difficoltà della nuova amministrazione nell’attuare una risposta antiterroristica efficace. L’assalto era stato rivendicato da al-Qaeda nel Magreb Islamico (AQIM), un’organizzazione terroristica islamista affiliata di Al Qaeda e attiva nell’Africa nord-occidentale. 

Il Burkina Faso è, insieme al Mali e al Niger, uno dei Paesi più colpiti dalla furia dei jihadisti nella regione del Sahel. Secondo i dati delle Nazioni Unite, circa 4000 persone sono rimaste uccise in attentati perpetrati lo scorso anno nei tre Paesi. 

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Chiara Gentili

di Redazione

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