Tensioni Serbia-Montenegro: proteste per gli arresti dei sacerdoti

Pubblicato il 13 maggio 2020 alle 17:00 in Balcani Serbia

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La Serbia ha criticato le autorità del Montenegro per aver arrestato 8 sacerdoti ortodossi in seguito alla partecipazione di migliaia di fedeli a una processione religiosa a Niksic, nell’Ovest del Paese. 

Da parte sua, la procura del Montenegro ha dichiarato di aver presentato accuse di violazione delle misure di sicurezza sanitaria imposte alla luce del coronavirus contro gli 8 sacerdoti, organizzatori della processione di martedì 12 maggio, durante la quale la maggior parte dei fedeli non indossava le mascherine, né rispettava la distanza di sicurezza. 

A tale riguardo, il presidente della Serbia, Aleksandar Vucic, ha rilasciato, mercoledì 13 maggio, una dichiarazione congiunta con il patriarca della Chiesa Serbo-ortodossa, Irinejnella quale i due vertici hanno dichiarato di sperare che gli arresti in Montenegro non causino ulteriori proteste, scontri o manifestazioni. In aggiunta, il Patriarca Irinej ha commentato che gli arresti sono una prova della “purga della Chiesa Serbo-ortodossa portata avanti dal Governo in Montenegro”. In tale contesto, il capo di Stato serbo ha esortato la de-escalation delle tensioni e il rilascio dei sacerdoti portati in reclusione. 

In seguito agli arresti, anche i sostenitori della Chiesa Serbo-ortodossa hanno protestato, mercoledì 13, bloccando l’accesso a una strada regionale nel Nord del Paese, formando una catena di automobili ferme. 

Tali proteste e le accuse avanzate dal Patriarca Irinej sono da inserirsi nel quadro delle tensioni tra Serbia e Montenegro, sorte in seguito all’approvazione, lo scorso 27 dicembre della legge sulla libertà religiosa da parte del Parlamento di Podgorica. 

Nello specifico, questa prevede che le comunità religiose in possesso di beni da prima del 1918 debbano dimostrarne la legittima proprietà, pena la riappropriazione da parte dello Stato. A tale riguardo, Radio Free Europe aggiunge che nel 1918 il Montenegro, i cui cittadini sono prevalentemente di fede cristiano-ortodossa, si è unito al regno dei serbi, croati e sloveni, facendo inglobare la chiesa ortodossa montenegrina a quella serbo-ortodossa e perdendo tutte le proprietà in suo possesso. In tale clima, la misura è considerata dagli esperti in grado di compromettere le relazioni con la Serbia, la quale, lo scorso 14 gennaio, aveva denunciato la discriminazione subita in Montenegro dai cittadini di etnia serba e dichiarato di voler tutelare tale minoranza, la quale costituisce circa il 29% della popolazione montenegrina.   

Da parte sua, l’autorità religiosa della chiesa serbo-ortodossa sostiene che Podgorica voglia appropriarsi di proprietà della Chiesa serba, quali monasteri, chiese e altri beni. Il governo, tuttavia, ha smentito tali accuse. Nello specifico, il presidente del Montenegro, Milo Djukanovic, ha più volte sottolineato che la legge non intende compromettere la libertà religiosa dei cittadini di etnia serba che vivono in Montenegro, né ha come obiettivo il divieto di utilizzo dei propri luoghi di culto.  

Già in occasione del voto in Parlamento, i parlamentari filoserbi del Montenegro avevano tentato di impedire l’approvazione della misura scatenando una rissa in aula, mentre i cittadini filo-serbi avevano iniziato a protestare in diverse città del Paese, portando in totale, in meno di una settimana, all’arresto di 45 persone da parte delle autorità montenegrine. Successivamente, le proteste si erano estese anche in Kosovo e in Serbia, dove lo scorso 2 gennaio, dopo la partita di pallacanestro tra i giocatori di una squadra serba, la Red Star, e di una squadra tedesca, il Bayern, i fan della Red Star avevano marciato per le strade di Belgrado fermandosi di fronte l’ambasciata montenegrina e incendiando la bandiera dell’edificio.  

In tale clima, Djukanovic si è scagliato contro le proteste di cui il Montenegro, il Kosovo e la Serbia sono stati teatro, dichiarando di ritenere che queste siano di natura politica, nonostante siano mascherate da manifestazioni religiose. In aggiunta, il presidente montenegrino ha dichiarato che tali proteste, caratterizzate da un forte spirito filoserbo, non possono minacciare il governo, né le politiche adottate da esso.  

Eppure, secondo un sondaggio pubblicato il 6 febbraio dall’Agenzia Intelligence Communications, il 62% dei montenegrini non approva la legge del governo, mentre il 20% la sostiene e il 18% è incerto. Chi critica la legge, nello specifico, ritiene che questa consenta al governo di confiscare chiese, monasteri e altri beni di proprietà della Chiesa serbo-ortodossa, principale confessione del Paese.  

Nello specifico, secondo le stime riportate dal BNN Bloomberg, circa il 70% della popolazione montenegrina è di fede cristiano ortodossa. Sebbene vi sia una branca montenegrina della Chiesa ortodossa, è la rappresentanza locale della chiesta Serbo-ortodossa ad esercitare il controllo sulla maggior parte dei luoghi di culto e di pellegrinaggio. A supporto dei cittadini di fede ortodossa, la portavoce del Ministero degli Esteri della Russia, Maria Zakharova, ha invitato i legislatori a rispettare “i diritti legittimi” della più grande comunità religiosa del Paese. In maniera simile, la porzione filoserba del clero ortodosso ha etichettato il presidente del Montenegro, Milo Djukanovic, quale ateo intenzionato a portare avanti un’azione di repressione in stile comunista.  

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Jasmine Ceremigna 

di Redazione

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