Scontri in Cisgiordania, muore un giovane palestinese

Pubblicato il 13 maggio 2020 alle 12:28 in Israele Palestina

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Un giovane palestinese è deceduto ed altri 4 sono rimasti feriti a seguito di scontri con le forze israeliane, verificatisi mercoledì 13 maggio nei territori della Cisgiordania.

In particolare, secondo quanto riferito dal Ministero della Salute dell’Autorità Palestinese, l’episodio ha avuto luogo presso il campo profughi di al-Fawar, nella provincia di Hebron, nel Sud della Cisgiordania. Il giovane morto, Zaid Fadl Qaisia, aveva 15 anni, ed è stato colpito alla testa, mentre gli altri 4 compagni, colpiti anch’essi da proiettili vivi, hanno riportato ferite ad addome, petto e gambe. Secondo quanto riferito da testimoni oculari, da un lato, le forze israeliane hanno impiegato proiettili vivi e di gomma e gas lacrimogeni, mentre, dall’altro lato, i manifestanti palestinesi hanno lanciato pietre contro i soldati. Gli scontri, a detta di fonti locali, erano iniziati dopo che le forze israeliane avevano preso d’assalto il campo profughi all’alba.

Le tensioni tra i giovani palestinesi e l’esercito di Israele hanno preceduto l’arrivo del segretario di stato USA, Mike Pompeo, giunto a Tel Aviv nella mattina del 13 maggio per una visita lampo in cui incontrerà il premier israeliano Benjamin Netanyahu. Si prevede che la Cisgiordania e l’annessione di parte dei suoi territori, tra cui la Valle del Giordano e il Mar Morto settentrionale, saranno al centro dei dibattiti tra Israele e USA. La questione prende avvio da una proposta avanzata dal premier israeliano Netanyahu, il quale prevede di completare il proprio progetto entro il primo luglio prossimo. La mossa si inserisce poi in un quadro che vede il primo ministro impegnato in un governo di unità nazionale con il suo ex rivale Benny Gantz, anch’egli favorevole all’annessione, sebbene previa autorizzazione degli USA e della comunità internazionale.

L’annessione dei territori palestinesi a Israele è al centro delle perduranti tensioni che, negli ultimi anni, hanno caratterizzato anche la Cisgiordania. Tra gli ultimi episodi, un soldato israeliano è stato ucciso, all’alba del 12 maggio, nel corso di un’operazione condotta dall’esercito di Israele in Cisgiordania nei pressi della città di Jenin. A colpirlo, una pietra lanciata da un tetto. Precedentemente, il 22 aprile, un uomo palestinese è stato ucciso a colpi di arma da fuoco, dopo aver accoltellato un agente di polizia israeliano, presso un posto di blocco in Cisgiordania, nell’insediamento ebraico di Maale Adumim, vicino a Gerusalemme Est.

Prima della rinnovata richiesta di Israele, le tensioni tra israeliani e palestinesi si sono acuite dopo che il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha rivelato, il 28 gennaio scorso, il cosiddetto Piano di Pace, volto a riportare la pace in Medio Oriente e a risolvere il conflitto arabo-israeliano. In particolare, il progetto, delineato in 181 pagine, se effettivamente attuato, potrebbe garantire a Israele il controllo di una Gerusalemme unificata, riconosciuta come capitale, oltre a preservare gli insediamenti israeliani negli attuali Territori Palestinesi, che includono la Cisgiordania e Gaza.

I palestinesi, dal canto loro, cercano una soluzione politica al conflitto in Medio Oriente e reclamano la liberazione della Cisgiordania, di Gerusalemme Est e della Striscia di Gaza, territori occupati da Israele nella guerra del 1967. L’obiettivo finale è creare uno Stato indipendente, con Gerusalemme Est come capitale. Israele, da parte sua, riconosce l’intera città come capitale ufficiale del Paese. Nel 1993, con gli Accordi di Oslo, è stata altresì stabilita una soluzione a due Stati, secondo cui potrebbero essere creati due Paesi in grado di coesistere uno di fianco all’altro, ovvero Israele da una parte e la Palestina dall’altra, con un’unica capitale, Gerusalemme, divisa tra i due.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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