In memoria di Luciano Pellicani

Pubblicato il 13 maggio 2020 alle 13:23 in Italia Spagna

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Luciano Pellicani, professore emerito alla Luiss, si è spento a Roma l’11 aprile scorso. El País ricorda il suo contributo intellettuale in un articolo di José Enrique Rodríguez-Ibáñez, professore emerito di sociologia all’Università Complutense di Madrid. 

L’autore ricorda Pellicani come “ispanofilo e instancabile ammiratore e divulgatore del lavoro di Ortega y Gasseg”.

Pellicani concentra la sua attenzione di studioso sulle origini del capitalismo. “Per Pellicani – contro la famosa ipotesi di Max Weber – il fattore decisivo nella nascita del capitalismo non è l’adozione dell’etica del lavoro da parte del calvinismo, ma l’emergere nel basso medioevo e secoli successivi, di una rete di città-stato liberata dalla tutela dell’Impero o del Papato che favoriva l’emergere di una proto-borghesia di cittadini liberi e un commercio ad ampio spettro che ne diventa il motore economico centrale. Tutto ciò contro il puritanesimo ascetico della riforma calvinista, così come contro la reazione controriformista”.

El País ricorda inoltre la posizione politica dello studioso, definito “riformista socialdemocratico liberale”, lontano sia dalla Democrazia Cristiana sia dal Partito Comunista Italiano. Un riformista distante dall’estremismo rivoluzionario, fascista o comunista, che, trasformandosi in “gnosticismo purificatore”, promuove l’eliminazione fisica dell’avversario politico. Pellicani ripose le sue speranze in Bettino Craxi, che identificò come autore di una terza via riformista, liberale e socialdemocratica. 

Il quotidiano madrileno sottolinea come Pellicani abbia dotato “di una visione intellettuale non priva di attrattive” la rivista socialista Mondoperaio, di cui fu direttore dal 1984 al 2008.

Dopo tangentopoli – ricorda Rodríguez Ibáñez – Pellicani è “tornato sul suo terreno più produttivo, liberatosi da quella tentazione politica che solitamente pregiudica gli intellettuali, da Platone a Voltaire ad Heidegger”.

Al centro del ricordo di El País vi è la relazione di Pellicani con la Spagna, dove studiò e analizzò a fondo l’opera del filosofo e sociologo madrileno José Ortega y Gasset. “Tutto risale a un’estate a Santander dove è stato un pioniere dei corsi dell’Università Internazionale Menéndez Pelayo. Lì sembra che il suo idillio sia iniziato, sia con il nostro paese che con Ortega y Gasset” – racconta Rodríguez-Ibáñez, che ricorda le ottime relazioni tra il sociologo italiano e Soledad Ortega, figlia del filosofo, e la sua collaborazione con la Fondazione Ortega y Gasset, fondata da Soledad nel 1978.

Al grande filosofo spagnolo Pellicani dedicò “uno dei migliori libri mai scritti su Ortega nella sua veste di sociologo”: La Sociologia storica di Ortega y Gasset, pubblicato nel 1987 dalle edizioni Sugarco.  Nel suo libro, Pellicani rompe con l’idea diffusa che l’opera postuma di Ortega “L’uomo e la gente” sia solo un abbozzo, ma vi riscopre una teoria dell’azione sociale che supera sia Durkheim sia Weber. Il sociologo pugliese analizza a fondo il liberalismo e l’europeismo di Ortega, che considera precursori delle teorie moderne sui rapporti tra Stato e società.

Pellicani apprezzava in particolare il passaggio di Ortega in cui spiega che lo Stato dovrebbe assomigliare a una “pelle” del corpo sociale – qualcosa di leggero e protettivo – non a un “tutore ortopedico”.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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