L’Iraq e la perdurante minaccia terroristica

Pubblicato il 13 maggio 2020 alle 9:02 in Iraq Medio Oriente

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Fonti irachene hanno rivelato che 5 soldati e 3 civili sono morti a seguito degli ultimi attacchi condotti dallo Stato Islamico in diverse aree del Paese.

A riportarlo, il quotidiano al-Jazeera, il 12 maggio, basandosi su quanto riferito dal Media Security Cell. Nello specifico, 2 membri del personale di sicurezza sono stati uccisi e un terzo è rimasto ferito in una sparatoria condotta da uomini armati dell’ISIS nella provincia occidentale di Anbar, e, nello specifico, presso una postazione della sedicesima fanteria. Successivamente, 2 membri delle Forze di Mobilitazione Popolare (PMF) sono deceduti a seguito dell’esplosione di un ordigno nel distretto di Khanaqin, presso il governatorato di Diyala, nell’Est dell’Iraq.

Un ulteriore attentato perpetrato nella medesima provincia ha poi interessato un autobus con a bordo civili, causando la morte di un membro dei Peshmerga curdi e della moglie, oltre al ferimento di una bambina di 3 anni. Parallelamente, il Media Security Cell ha riferito che 2 contadini sono stati rapiti presso una fattoria del villaggio di Makhais, nel governatorato di Diyala, ed i corpi sono stati ritrovati poco dopo la scomparsa nelle vicinanze dell’abitazione. In tale quadro, inoltre, il 12 maggio, fonti militari hanno riferito che le forze irachene hanno condotto un raid contro una postazione dell’ISIS situata nella città di Tuz Khurmatu, nell’Est del governatorato di Salah al-Din, causando la morte di 4 militanti dello Stato Islamico.

Kirkuk, Salah al-Din e al-Anbar fanno parte di una zona che in Iraq è stata soprannominata il “triangolo della morte” e che, nelle ultime settimane, ha assistito ad crescente escalation della minaccia terroristica, soprattutto contro le forze di sicurezza irachene e le PMF. La regione di Anbar, situata sulle rive dell’Eufrate, al confine con la Siria, rappresenta una delle maggiori province irachene, nonché un terreno fertile per i gruppi terroristici, a causa della propria conformazione geografica ed una morfologia caratterizzata da vaste aree desertiche. L’ISIS ha spesso utilizzato tale territorio per trasferire uomini attraverso il confine con la Siria, per poi compiere attentati all’interno dell’Iraq. Parallelamente, Anbar è stata altresì definita una roccaforte della minoranza sunnita irachena, le cui milizie, tra cui le Tribal Mobilization Forces, sono impegnate nella lotta contro il terrorismo.

Tale scenario ha spinto l’apparato di sicurezza iracheno ad intraprendere una nuova operazione, intitolata “Leoni del deserto”, il cui scopo è eliminare i gruppi terroristici ancora presenti nei territori iracheni. Le attività di tale operazione hanno avuto inizio nella mattina del 4 maggio nel governatorato occidentale di Anbar e vedono altresì la partecipazione delle Forze di Mobilitazione Popolare, oltre che di aerei delle forze aeree irachene e dell’esercito. Secondo quanto riferito dal Media Security Cell, “Leoni del Deserto” interesserà nove assi. Il primo risultato è stato rappresentato dall’uccisione di 3 leader dell’ISIS ad Anbar, il 4 maggio.

L’inizio della presenza dell’ISIS in Iraq risale al 2014. Dopo aver occupato gran parte del territorio iracheno, il 10 giugno di quell’anno l’organizzazione prese anche il controllo di Mosul, seconda città del Paese e principale nucleo urbano caduto in mano ai jihadisti, liberata poi il 10 luglio 2017. Il 9 dicembre 2017, il governo iracheno ha annunciato la vittoria sull’ISIS, dopo tre anni di battaglie. In particolare, è stato il primo ministro dell’Iraq allora in carica, Haider Al-Abadi, a comunicare che l’esercito aveva ripreso il totale controllo del Paese, dopo la riconquista di Rawa, una città ai confini occidentali di Anbar con la Siria, ultimo baluardo del gruppo in Iraq. Tuttavia, da allora, attacchi “mordi e fuggi”, insurrezioni e guerriglie nel territorio dell’Iraq settentrionale continuano. L’obiettivo è minare il governo di Baghdad.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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