Iraq: divergenze dentro e fuori il nuovo governo

Pubblicato il 13 maggio 2020 alle 18:03 in Iraq Medio Oriente

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Nuove proteste si sono verificate, nella tarda serata del 12 maggio, presso il governatorato di Wasit, a 170 km a Sud di Baghdad, dove i manifestanti hanno continuato a chiedere riforme politiche per l’Iraq. Parallelamente, a Bassora continuano le discussioni sulla nomina del ministro del Petrolio.

Secondo quanto riferito dal quotidiano arabo al-Araby al-Jadeed, decine di manifestanti si sono riuniti nel capoluogo della provincia, al-Kut, bloccando la strada che conduce al giacimento petrolifero di al-Ahdab. Le richieste principali sono le dimissioni del governatore locale e riforme inclusive a livello politico, sociale ed economico per l’intera popolazione irachena. I manifestanti si sono detti disposti a continuare con incontri e movimenti pacifici anche nel corso della giornata del 13 maggio, convinti che una “classe politica corrotta” non può essere espulsa se non occupando le strade, così come avvenuto con l’ondata di mobilitazione popolare avviata il primo ottobre scorso che ha portato alle dimissioni del primo ministro allora in carica, Adel Abdul Mahdi.

Nonostante la nomina di un nuovo premier, Mustafa al-Kadhimi, e le sue promesse, la popolazione irachena non si è detta ancora soddisfatta. In particolare, ciò che viene richiesto è un cambiamento radicale a livello politico, in quanto, a detta dei manifestanti, i partiti che hanno portato al fallimento del governo precedente sono ancora presenti in Parlamento. Inoltre, al-Kadhimi viene considerato vicino a quel sistema fortemente contrastato dal popolo, oltre che un “insider” di quella classe politica vincolata all’influenza straniera. Non da ultimo, i cittadini iracheni chiedono elezioni anticipate e processi per i responsabili degli atti di repressione e violenza perpetrati contro i manifestanti.

In tale quadro, è del 13 maggio la notizia con cui le autorità giudiziarie hanno annunciato il rilascio di tutti i manifestanti e degli attivisti arrestati nel corso delle proteste degli ultimi mesi, specificando che, ai sensi dell’articolo 38 della costituzione, protestare pacificamente rappresenta un diritto.

Al-Kadhimi, dal canto suo, ha affermato di star lavorando per rispondere alle esigenze dell’Iraq. Tuttavia, la squadra governativa approvata dal Parlamento di Baghdad il 6 maggio scorso risulta essere ancora incompleta, e tra le posizioni vacanti vi è quella del ministro del Petrolio. A tal proposito, il governatorato meridionale di Bassora insiste affinché sia un proprio rappresentante ad occupare quel posto, vista l’importanza del governatorato per le entrate petrolifere dell’Iraq. Tuttavia, come riferito da al-Araby al-Jadeed, si tratta di un ruolo rivendicato anche da altre province e alcuni deputati hanno rivelato l’esistenza di dispute e divergenze interne.

Il premier neo eletto è stato il terzo ad aver cercato di formare un nuovo governo per Baghdad, dopo che il Paese ha vissuto mesi di stallo politico, a seguito delle dimissioni di Mahdi del 30 novembre 2019. Al-Kadhimi è stato in grado di ottenere il sostegno delle fazioni sciite che avevano impedito a due candidati precedenti di essere nominati alla guida del governo. Tuttavia, sono diverse le sfide da affrontare. La prima riguarda il versante economico, caratterizzato da una situazione di crisi esacerbata ulteriormente dalla diffusione di Covid-19 e dal crollo dei prezzi del petrolio, considerato una delle principali fonti di reddito per l’Iraq. Secondo le ultime cifre fornite dalla Banca Mondiale, il PIL del Paese potrebbe diminuire di circa il 9.7%, causando altresì un aumento dei tassi di povertà e disoccupazione. Sul fronte interno, al-Kadhimi si è impegnato ad indire elezioni anticipate, con il fine di rispondere alle esigenze della popolazione irachena, protagonista di un’ampia mobilitazione popolare dal primo ottobre 2019.

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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