Egitto, Isis: decapitati 3 giovani nella provincia del Sinai

Pubblicato il 13 maggio 2020 alle 15:49 in Africa Egitto

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Un gruppo di terroristi dello Stato Islamico ha decapitato 3 giovani appartenenti alla tribù dei Terabin, nella Penisola del Sinai, e ne ha rapiti altri 3. La notizia è stata diffusa da fonti locali e riportata dallagenzia di stampa italiana Ansamed, martedì 12 maggio.Le teste dei tre decapitati sono state rinvenute su una strada principale della penisola, hanno aggiunto le fonti, specificando che il crimine è opera del Daesh, laltro nome utilizzato per indicare lorganizzazione terroristica dellIsis. Luccisione sarebbe avvenuta qualche giorno dopo lattacco, sempre rivendicato dallo Stato Islamico, contro un convoglio dellesercito egiziano. In tale episodio, avvenuto il 30 aprile, 10 membri delle forze armate sono rimasti uccisi dallesplosione di un ordigno improvvisato nella città di Bir al-Abd, nella regione del Sinai settentrionale. La data esatta in cui sarebbe stata compiuta la decapitazione, tuttavia, non è ancora nota.

Il Global Terrorism Index 2019 colloca l’Egitto all’undicesima posizione tra i Paesi maggiormente colpiti dalla minaccia terroristica. Da quando, il 3 luglio 2013, un golpe ha rovesciato l’ex presidente islamista Mohamed Morsi, esponente dei Fratelli Musulmani, centinaia di soldati e poliziotti, ma anche civili, sono morti in attacchi perpetrati da gruppi estremisti locali. Tra gli attentati più violenti vi è quello contro la comunità copta del 10 aprile 2017, quando 47 persone hanno perso la vita nell’offensiva contro due chiese a Tanta e ad Alessandria, durante le celebrazioni religiose della domenica delle Palme.

Tuttavia, la zona che desta maggiore preoccupazione è la regione del Sinai del Nord, la quale vive da mesi in uno stato d’allerta. Tuttavia, è dal 2013 che la regione viene considerata il fulcro della violenza islamista in Egitto. In seguito ad alcuni episodi che hanno destato preoccupazione nel Paese, in tutta la regione è stato proclamato lo stato di emergenza e il coprifuoco. Sono almeno 6 anni che la penisola egiziana si ritrova coinvolta in un conflitto a bassa intensità tra le forze di sicurezza e la branca dell’Isis in Egitto. Anche le tribù locali vengono prese di mira dai terroristi quando collaborano con la polizia fornendo informazioni e testimonianze. Il 15 febbraio 2015, lo Stato Islamico aveva diffuso un video in cui mostrava la decapitazione, in Libia, di 21 cristiani copti egiziani. Gli uomini erano stati catturati e sequestrati qualche mese prima, dalla città di Sirte, dove lavoravano.

La regione del Sinai del Nord, zona di congiunzione tra i continenti africano ed asiatico, è teatro, da anni, di diverse operazioni militari antiterroristiche condotte dal governo del Cairo. L’esercito egiziano ha lanciato una campagna nel Sinai, chiamata Comprehensive Operation – Sinai, il 9 febbraio 2018, con l’obiettivo di intensificare i controlli nella regione e contrastare i ribelli islamisti e le altre attività criminali che compromettono la sicurezza e la stabilità del Paese. In tale quadro, il 3 maggio, lesercito ha riferito di aver ucciso circa 126 sospetti militanti islamisti nella provincia del Sinai, in una serie di raid compiuti negli ultimi mesi. Il portavoce delle forze armate, il colonnello Tamer al-Refai, ha specificato che le truppe hanno condotto di recente nel Sinai 22 attacchi aerei e 16 operazioni via terra. Circa 630 dispositivi improvvisati, posizionati dai terroristi nella regione, e almeno 8 tunnel, situati lungo il confine con la Striscia di Gaza, sono stati distrutti. L’aeronautica militare egiziana è infine riuscita a distruggere 228 basi operative e 116 Suv. 

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Chiara Gentili

di Redazione

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