Coronavirus, Africa: primo caso anche in Lesotho, tutto il continente contagiato

Pubblicato il 13 maggio 2020 alle 17:11 in Africa Lesotho

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Il Lesotho ha registrato ufficialmente il suo primo caso di coronavirus, mercoledì 13 maggio, diventando lultimo Stato del continente africano ad essere contagiato. Tutti e 54 i Paesi africani sono stati dunque colpiti dallinfezione di COVID-19. Il Ministero della Salute del Lesotho ha specificato di aver condotto circa 81 test sui viaggiatori provenienti da Sudafrica e Arabia Saudita e uno di loro sarebbe risultato positivo. Le autorità stanno altresì aspettando i risultati di altri 301 test. Il piccolo Stato del Lesotho, incastonato allinterno del Sudafrica, non aveva confermato alcun caso prima di oggi, nonostante il suo vicino, molto più grande e industrializzato, avesse registrato oltre 11.000 persone infette.

Lepidemia ha colpito il Lesotho in un momento politico delicato, in cui il primo ministro, Thomas Thabane, ha promesso di dimettersi entro la prossima settimana dopo lo scioglimento della sua coalizione in Parlamento. Non è ancora nota la data esatta in cui il premier si farà da parte, ma lAssemblea ha già nominato provvisoriamente come suo sostituto il ministro delle Finanze Moeketsi Majoro.

Intanto, nel continente i numeri continuano a salire. Ad oggi, le persone contagiate hanno superato quota 69.800, mentre le vittime sono circa 2.421 e i guariti più di 23.850. Nella regione del Nord Africa, il Marocco conta, allo stato attuale, 6.418 casi, l’Algeria 6.067, la Tunisia 1.032, l’Egitto 10.093 e la Libia 64. I casi nell’Africa subsahariana, invece, risultano ad oggi i seguenti: 1.995 in Senegal, 23 in Gambia, 2.298 in Guinea, 820 in Guinea-Bissau, 730 in Mali, 766 in Burkina Faso, 267 a Capo Verde, 211 in Liberia, 1.857 in Costa d’Avorio, 5.127 in Ghana, 199 in Togo, 327 in Benin, 4.787 in Nigeria, 2.689 in Camerun, 439 in Guinea Equatoriale, 863 in Gabon, 333 in Repubblica del Congo, 143 in Repubblica Centrafricana, 1.102 in Repubblica Democratica del Congo, 16 in Namibia, 11.350 in Sudafrica, 184 in Eswatini, 441 in Zambia, 286 in Ruanda, 15 in Burundi, 509 in Tanzania, 715 in Kenya, 1.170 in Somalia, 261 in Etiopia, 1.256 in Gibuti, 1.661 in Sudan, 194 in Sud Sudan, 332 nelle Mauritius, 186 in Madagascar, 357 in Ciad, 9 in Mauritania, 854 in Niger, 45 in Angola, 36 in Zimbabwe, 104 in Mozambico, 126 in Uganda, 39 in Eritrea, 338 in Sierra Leone, 24 in Botswana, 57 in Malawi, 208 a Sao Tome e Principe, Lesotho 1.

Diverse nazioni africane hanno imposto divieti di viaggio, vietato le adunanze pubbliche, comprese quelle religiose, dichiarato l’emergenza nazionale, chiuso i confini, imposto il blocco o il coprifuoco. Tuttavia, gli esperti affermano che gli abitanti del continente non hanno ancora preso abbastanza sul serio la minaccia del virus. Se i presidenti africani hanno avviato misure rigorose per cercare di impedirne la diffusione, la popolazione civile sembra ancora ignara della reale portata del fenomeno. “Questo è il pericolo di cui sono preoccupato. Non vogliamo ripetere ciò che è accaduto in Cina”, ha dichiarato Oyewale Tomori, professore di virologia ed ex presidente dell’Accademia di Scienze nigeriana.

Ciò che spaventa di più è l’inadeguatezza dei sistemi sanitari, la povertà diffusa, la porosità dei confini e l’insicurezza legata alla presenza di gruppi ribelli e organizzazioni terroristiche. Tutti insieme, questi fattori rischiano di aumentare notevolmente le possibilità di contagio e di aggravare la situazione di emergenza qualora il virus dovesse diffondersi in maniera incontrollata sull’intero continente. Secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità, l’Africa risulta mal equipaggiata per affrontare la minaccia e i governi devono cercare di fare di più per aumentare i controlli e identificare rapidamente i casi sospetti. La maggior parte dei sistemi sanitari risulta obsoleta e priva delle strutture necessarie a gestire casi di pandemia influenzale.

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Chiara Gentili

di Redazione

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