Siria, Idlib: un quadro della situazione delle ultime ore

Pubblicato il 12 maggio 2020 alle 14:34 in Siria Turchia

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Il governatorato siriano Nord-occidentale di Idlib è interessato dall’accordo di cessate il fuoco. Tuttavia, l’esercito del regime continua a condurre sporadici bombardamenti, la Turchia ha inviato ulteriori rinforzi e la popolazione ha protestato chiedendo di ritornare nelle proprie abitazioni.

Secondo quanto riferito dal quotidiano al-Araby al-Jadeed, sulla base di fonti locali, nella sera dell’11 maggio le forze del regime, affiliate al presidente siriano, Bashar al-Assad, hanno bombardato le postazioni situate presso il villaggio di Fleifel, nella periferia Sud di Idlib, causando il ferimento di tre uomini dei gruppi di opposizione. Parallelamente, aerei di ricognizione hanno sorvolato l’area in concomitanza con l’arrivo di un nuovo convoglio turco, composto da circa 20 veicoli militari, alcuni dei quali trasportavano container ad uso abitativo.

Il governatorato Nord-occidentale di Idlib rappresenta l’ultima roccaforte posta ancora sotto il controllo delle forze di opposizione ed è al centro di una violenta offensiva sin dal mese di aprile 2019. Questa è da inserirsi nel quadro del perdurante conflitto siriano, scoppiato il 15 marzo 2011 ed entrato oramai nel suo decimo anno. L’esercito del regime siriano è coadiuvato da Mosca, mentre sul fronte opposto vi sono i ribelli, i quali ricevono il sostegno della Turchia.

Quest’ultima ha istituito nella regione quasi 50 postazioni militari di monitoraggio, dove, negli ultimi mesi, ha inviato circa 20.000 soldati, secondo le cifre fornite da fonti locali. Tra le maggiori postazioni, riferisce al-Araby al-Jadeed, vi è quella creata nei pressi dell’accampamento di al- Mastumah, a 7 km a Sud di Idlib e 60 km a Sud-Ovest di Aleppo, dove risiedono numerosi membri delle forze speciali di Ankara. L’esercito turco è dispiegato perlopiù in prossimità di Saraqib, sulla strada internazionale M4 che collega Aleppo e Latakia, fino a giungere a Jisr al-Shughur, nell’Ovest di Idlib.

Il 5 marzo scorso, il presidente russo, Vladimir Putin, ed il suo omologo turco, Recep Tayyip Erdogan, hanno concordato una tregua nella regione, volta a favorire il ritorno degli sfollati e rifugiati siriani. A tal proposito, le organizzazioni attive nel Paese, tra cui il Response Coordination Group, hanno riferito, il 7 maggio, che, nelle 72 ore precedenti, circa 22.000 siriani sono riusciti a far ritorno presso le proprie abitazioni di Idlib e Aleppo. In tal modo, il numero complessivo di rifugiati rientrati nel periodo 5 marzo-7 maggio ha superato i 250.000. Tuttavia, la medesima organizzazione, l’11 maggio, ha riferito che nelle 24 ore precedenti sono state documentate 17 violazioni della tregua da parte dell’esercito di Assad.

In tale quadro, sempre l’11 maggio, centinaia di sfollati e rifugiati siriani hanno protestato per le strade di Aleppo chiedendo di ritornare presso le proprie abitazioni, situate nelle aree controllate perlopiù dal regime siriano. Le proteste hanno interessato soprattutto la città di A’zaz, nell’area rurale settentrionale di Aleppo, dove i cittadini siriani hanno esortato la Turchia e la comunità internazionale ad intervenire per espellere le forze di Assad dalle aree da queste conquistate. Prima della firma dell’accordo di cessate il fuoco, il regime siriano aveva lanciato una violenta campagna militare in cui è riuscito a prendere il controllo di decine di aree del Nord-Ovest della Siria, tra cui le città di Saraqib, Ma`rat al-Numan e Kafr Nabl, costringendo circa un milione di civili a spostarsi verso il confine siro-turco. 


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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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