Silvia Romano: avviata inchiesta per minacce aggravate

Pubblicato il 12 maggio 2020 alle 20:03 in Italia Somalia

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La cooperante italiana, Silvia Romano, liberata sabato 9 maggio dopo 18 mesi sotto sequestro, è stata colpita sui social da insulti e intimidazioni che hanno portato il responsabile dell’antiterrorismo milanese, Alberto Nobili, ad aprire un’inchiesta per minacce aggravate. La ragazza, atterrata in Italia domenica 10 maggio, è stata accolta all’aeroporto di Ciampino dal primo ministro, Giuseppe Conte, e dal ministro degli Esteri, Luigi di Maio, nonché dai suoi familiari. Scesa dalla scaletta dell’aereo, la giovane cooperante è apparsa con il volto coperto dalla mascherina anti-coronavirus e con indosso una veste islamica verde. Secondo quanto trapelato dal racconto rilasciato da Silvia agli inquirenti che l’hanno ascoltata poco dopo il suo arrivo, la ragazza ha dichiarato di essere stata “trattata bene”durante il sequestro e di “essere stata trasferita frequentemente, sempre in luoghi abitati e alla presenza degli stessi carcerieri”.

A destare sorpresa in una parte dell’opinione pubblica italiana sarebbe stata però la rivelazione della sua conversione all’Islam, che Silvia ha definito “spontanea e non forzata”. La giovane, che ha cambiato il suo nome in Aisha, ha raccontato di aver avuto la possibilità di leggere il Corano durante il sequestro e di aver imparato anche l’arabo. “Il mio processo di riconversione è stato lento in questi mesi. Non c’è stato alcun matrimonio né relazione, solo rispetto”, ha continuato a spiegare la giovane.

Tuttavia, i resoconti della sua conversione hanno suscitato indignazione in alcuni ambienti e gli attacchi e gli insulti sui social non sono stati risparmiati. “Islamica e felice. Silvia l’ingrata”, si legge nel titolo in prima pagina del quotidiano Il Giornale, lunedì 11 maggio. Un consigliere comunale della provincia di Treviso, Nico Basso, ha pubblicato su Facebook una foto di Silvia, repentinamente rimossa, con offese e minacce tra cui una che suggeriva di impiccarla. L’opinionista e critico d’arte Vittorio Sgarbi ha pubblicato un post in cui ha scritto che la giovane andrebbe “arrestata per concorso esterno in associazione terroristica”. Questi e altri i messaggi minatori, non solo post ma anche alcune lettere, che la Procura di Milano e gli investigatori del Ros dei carabinieri hanno raccolto nel fascicolo delle indagini.

I media italiani hanno riferito che Roma avrebbe pagato un riscatto di circa 1,5 milioni di euro per garantire la liberazione di Silvia Romano. Come sempre in questi casi, il governo ha però rifiutato di commentare. “Immagina i terroristi islamici: hanno portato a casa i soldi, commettendo un atto criminale e vinto la battaglia culturale in nome del velo islamico e della conversione”, ha commentato Matteo Salvini, leader del partito della Lega, attualmente all’opposizione.

In un’intervista al quotidiano italiano La Repubblica, un portavoce di al Shabaab, Ali Dehere, ha confermato che sarebbe stato pagato riscatto, ma non ha rilasciato alcun dettaglio sulla somma. “Alcuni saranno utilizzati per acquistare armi, di cui abbiamo sempre più bisogno per combattere la jihad. Il resto sarà usato per gestire il Paese: per pagare le scuole, per comprare il cibo e le medicine che distribuiremo al nostro popolo, per formare i poliziotti che mantengono l’ordine e fanno rispettare le leggi del Corano “, ha dichiarato Dehere nell’intervista. Il portavoce dell’organizzazione terroristica ha poi specificato che la ragazza si sarebbe convertita volontariamente “perché ha visto con i suoi occhi un mondo migliore di quello che conosceva prima”.

Silvia è stata rapita in Kenya il 20 novembre 2018, mentre lavorava come volontaria, in un villaggio nel sud-est del Paese, per la ONG marchigiana Africa Milele. Prelevata da alcuni uomini armati di fucili e machete, la giovane è stata successivamente trasferita in Somalia, dove sarebbe stata tenuta sotto sequestro per più di un anno dai jihadisti di al Shabaab.

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Chiara Gentili

di Redazione

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