La Cina preoccupata per le nuove infezioni a Wuhan

Pubblicato il 12 maggio 2020 alle 11:44 in Asia Cina

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Il governo cinese ha ordinato di effettuare i test su milioni di persone, nella città cinese di Wuhan, a seguito della registrazione nuovi casi di coronavirus. 

Sono state segnalate 6 nuove infezioni, dopo 35 giorni consecutivi senza registrare nuovi casi. Nessuno di questi è stato importato dall’estero, suscitando preoccupazione sul fatto che l’infezione potrebbe diffondersi di nuovo, nella città in cui si ritiene che il virus sia emerso per la prima volta, alla fine del 2019. In risposta allo scoppio dei nuovi casi, le autorità di Wuhan condurranno test dell’acido nucleico in tutta la città, per un periodo di 10 giorni, secondo un avviso di emergenza emesso dalle autorità locali e diffuso dai media statali. 

I test sull’acido nucleico funzionano rilevando il codice genetico del virus e possono essere più efficaci nell’identificare l’infezione, in particolare nelle fasi iniziali, rispetto ai test che esaminano la risposta immunitaria, sebbene questi siano più facili da condurre. L’ambizioso impulso di screening, descritto come una “battaglia dei dieci giorni”, ha potuto effettuare i test su circa 11 milioni di persone, più dell’intera popolazione della Grecia. Wuhan è stata la prima città al mondo a essere sottoposta a un blocco totale e sono stati fatti grandi sforzi nel tentativo di eliminare il virus. La città sta gradualmente tornando alla normalità dopo che il blocco forzato forzato di 76 giorni è stato revocato l’8 aprile, con i residenti finalmente autorizzati a uscire, anche se molte aziende rimangono chiuse.

Secondo quanto riportato dal New York Times, l’epidemia era già una vera e propria crisi, che aveva colpito decine di persone in Cina e probabilmente anche all’estero, quando l’allerta è stata diffusa da Pechino, il 31 dicembre 2019. Il quotidiano statunitense sostiene che i funzionari locali potrebbero aver minimizzato i primi segnali o semplicemente non erano coordinati abbastanza per comprendere la portata del problema. In tale contesto, la burocrazia rigidamente gerarchica della Cina avrebbe scoraggiato i funzionari dal riferire cattive notizie ai propri superiori, creando una catena di silenzio che ha reso difficile comprendere l’entità della crisi. Il coronavirus, secondo gli analisti del quotidiano, starebbe quindi mettendo in luce alcuni dei più profondi difetti e contraddizioni della governance cinese.

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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