Kosovo-Serbia: Lajcak allontana ipotesi scambio territoriale

Pubblicato il 12 maggio 2020 alle 11:35 in Kosovo Serbia

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Il rappresentante speciale dell’UE per il dialogo tra il Kosovo e la Serbia, Miroslav Lajcak, ha dichiarato che un accordo su uno scambio territoriale tra i due Paesi non rientra nell’agenda dei lavori.  

È quanto rivelato, martedì 12 maggio, da European Western Balkans, il quale ha altresì riportato le dichiarazioni di Lajcak, riprese da Tanjug, al quale il rappresentante dell’UE ha chiarito che date le reazioni negative degli Stati dell’UE e della regione balcanica all’eventualità di uno scambio territoriale tra il Kosovo e la Serbia, tale possibilità verrà allontanata. 

In aggiunta, Lajcak ha dichiarato di ritenere necessario un accordo in grado di ridurre le tensioni nella regione e, data la risposta all’ipotesi di uno scambio territoriale, la ridefinizione dei confini dei due Paesi non risulta in linea con la normalizzazione delle relazioni tra il Kosovo e la Serbia. 

Per quanto riguarda le voci in merito al possibile accordo già raggiunto tra i due capi di Stato, Hashim Thaci e Aleksandar Vucic, Lajcak ha deciso di non rilasciare commenti, aggiungendo di non voler rilasciare dichiarazioni sul ruolo che, secondo alcuni critici, gli Stati Uniti hanno svolto nel rovesciamento del governo di Albin Kurti. Da parte sua, Lajcak ha dichiarato che Washington è sempre stata “il partner più importante dell’UE in Kosovo”, ma che “nessun altro internazionale può dare alla regione ciò che può essere offerto dall’Europa, ovvero l’ingresso nel blocco comunitario”. 

Il tema dello scambio territoriale tra il Kosovo e la Serbia è tornato all’attenzione della comunità internazionale da quando, lo scorso 5 maggio, l’Alto rappresentante dell’UE, Josep Borrellaveva dichiarato che il Kosovo e la Serbia sono liberi di decidere autonomamente se procedere con uno scambio di territori o meno, dato che l’UE non può dettare le condizioni dell’eventuale accordo sulla normalizzazione delle relazioni tra i due Paesi. Tuttavia, le dichiarazioni di Borrell sono state interpretate come un’apertura verso il ridisegnamento dei confini e ciò ha provocato la reazione dei politici kosovari e internazionali. 

Per quanto riguarda la politica interna, il premier sfiduciato di Pristina, Albin Kurti, aveva rivelato di ritenere inaccettabili i negoziati sulla spartizione del proprio Paese. Anche il leader dell’altro partito della coalizione di governo, LDK, Isa Mustafa, aveva dichiarato giovedì 7 maggio che nessuno, a parte Pristina, ha il potere di ridisegnare i confini del Kosovo. Tuttavia, Mustafa aveva specificato che l’indipendenza del Kosovo è stata proclamata in base ai suoi attuali confini e l’eventuale cambiamento comporterebbe la riapertura della questione sulla sua sovranità, considerata legittima anche dalla Corte Internazionale della Giustizia. Per tale ragione, aveva dichiarato il leader dell’LDK, il Kosovo dovrà accertarsi che la Serbia riconosca la sua indipendenza in base agli attuali confini.   

Passando invece al contesto internazionale, ad esprimersi era stata principalmente la Germania, un cui funzionario del governo tedesco, Peter Beyer, aveva dichiarato che il proprio Paese era contrario a uno scambio di territori tra il Kosovo e la Serbia. Tale posizione, aveva dichiarato il funzionario di Berlino, non cambierà e “nessuno deve vivere con l’illusione che la Germania possa cambiare idea”. In particolare, il governo di Berlino ha più volte nel tempo ribadito di essere contrario allo scambio di territori tra il Kosovo e la Serbia, considerato pericoloso per la stabilità dell’intera regione, sin da quando tale idea era stata presentata al pubblico per la prima volta dal capo di Stato di Pristina, Hashim Thaci, e il suo omologo serbo, Aleksandar Vucic, nel corso del Forum di Alpbach nell’agosto 2018. 

In aggiunta, le voci su un possibile accordo che includa uno scambio territoriale tra i due Paesi chiamano in causa anche quanto dichiarato da Kurti nel corso del suo intervento in Parlamento in occasione della discussione della mozione di sfiducia, approvata mercoledì 25 marzo. Nello specifico, Kurti aveva dichiarato che l’unico motivo dietro l’approvazione della sfiducia fosse un accordo segreto su uno scambio territoriale raggiunto dal presidente del Kosovo, Hashim Thaci, e il suo omologo serbo, Aleksandar Vucic.   

Tuttavia, lo scorso 27 marzo, il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti aveva rilasciato un comunicato ufficiale, firmato dall’Inviato Speciale della Casa Bianca per la ripresa del dialogo tra il Kosovo e la Serbia, Richard Grenell, l’ambasciatore degli Stati Uniti in Kosovo, Philip Kosnett, e il rappresentante speciale statunitense per i Balcani Occidentali, Matthew Palmer, con cui smentiva quanto sostenuto da Kurti. In particolare, i tre diplomatici statunitensi, nel comunicato congiunto, avevano dichiarato apertamente che Grenell non aveva né visto né discusso un simile accordo. 

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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