Iraq: la prima mossa di al-Kadhimi contro le milizie di Teheran

Pubblicato il 12 maggio 2020 alle 13:19 in Iran Iraq

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Le forze di sicurezza irachene hanno arrestato almeno 5 membri di una milizia filo-iraniana di Bassora, nel Sud dell’Iraq, accusati di aver sparato contro i manifestanti scesi in piazza il 10 maggio, causando vittime.

A riferirlo, l’ufficio stampa del governo di Baghdad, secondo cui l’operazione, condotta all’alba dell’11 maggio presso il governatorato meridionale di Bassora, è stata ordinata dal neo primo ministro, Mustafa al-Kadhimi, ed ha portato anche al sequestro delle armi e munizioni in possesso dei combattenti. Questi ultimi, il 10 maggio, hanno sparato ai gruppi di manifestanti scesi per le strade del governatorato in segno di protesta contro la squadra di governo neo eletta e chiedendo le dimissioni del governatore di Bassora, Assad al-Eidani. Gli spari hanno causato la morte di un giovane manifestante e il ferimento di altri cittadini. I militanti filo iraniani ritenuti responsabili delle azioni violente, ha specificato l’ufficio stampa, sono stati arrestati e consegnati alla giustizia.

L’operazione delle forze irachene è stata definita rara. Questa risponde alla promessa di al-Kadhimi di garantire giustizia per la popolazione irachena, condannando coloro che hanno perpetrato atti violenti nel corso dell’ondata di mobilitazione popolare che ha avuto inizio il primo ottobre 2019, causando morti e feriti. A tal proposito, l’11 maggio, il primo ministro ha evidenziato come garantire proteste pacifiche sia un dovere condiviso. Parallelamente, è la prima volta che il governatorato di Bassora assiste a una mossa simile indirizzata contro un gruppo armato che ha professato fedeltà all’Iran, dal nome Thaa’ar Allah, accusato da anni di essere responsabile della morte di attivisti, giornalisti e rivali locali.

Le proteste di Bassora verificatesi nella giornata del 10 maggio sono da inserirsi nel quadro di una perdurante ondata di malcontento generale. Nonostante la nomina di un nuovo premier e le sue promesse, la popolazione irachena non si è detta ancora soddisfatta. In particolare, ciò che viene richiesto è un cambiamento radicale a livello politico, in quanto, a detta dei manifestanti, i partiti che hanno portato al fallimento del governo precedente sono ancora presenti in Parlamento. Inoltre, al-Kadhimi viene considerato vicino a quel sistema fortemente contrastato dal popolo, oltre che un “insider” di quella classe politica vincolata all’influenza straniera. Pertanto, i manifestanti si sono detti pronti a continuare le proprie proteste contro la dilagante corruzione degli ultimi decenni, in attesa di segnali concreti.

I cittadini scesi per le strade di Bassora hanno affermato che lo Stato iracheno ha perso credibilità ai loro occhi e che è divenuto una rete di “partiti politici corrotti”, sostenitori di milizie oppressive. A detta dalla popolazione locale, il governatore di Bassora, Assad al-Eidani, e due deputati, Mohamed al-Timimy e Dorgham al-Ajwadi, devono dimettersi ed essere processati in tribunale. La nomina di al-Eidani era stata appoggiata, nel mese di dicembre 2019, da uno dei maggiori blocchi del Parlamento iracheno, Binaa, con legami con le Unità di Mobilitazione Popolare (PMF). Tuttavia, per i manifestanti, il governatore è parte di quel sistema politico di cui si richiede lo smantellamento.

Sin dal primo ottobre 2019, i manifestanti iracheni hanno richiesto le dimissioni del governo, del Parlamento e del capo di Stato, così come elezioni anticipate sotto l’egida delle Nazioni Unite, una nuova legge elettorale e l’istituzione di un tribunale speciale per i casi di corruzione, che porti davanti alla giustizia responsabili e imputati dal 2003 ad oggi, sul modello del tribunale del precedente regime. Il popolo ha da sempre evidenziato, oltre al malfunzionamento di governo e servizi, anche la disoccupazione, in particolare giovanile, e, a seguito dell’escalation verificatasi a cavallo tra il 2019 ed il 2020, è stata messa in luce l’influenza di Washington e Teheran nel Paese. Le proteste si erano interrotte dal 17 marzo, a causa del diffondersi della pandemia di Covid-19 nel Paese ed i rischi a questa connessa.

 
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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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