Emirati Arabi Uniti: l’incontro sulla Libia, un messaggio diplomatico

Pubblicato il 12 maggio 2020 alle 17:41 in Emirati Arabi Uniti Libia

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Il ministro di Stato per gli Affari Esteri degli Emirati Arabi Uniti (UAE), Anwar Gargash, ha affermato che l’incontro dell’11 maggio sulla Libia ha inviato un “messaggio diplomatico equilibrato”.

La dichiarazione è giunta martedì 12 maggio e fa riferimento all’incontro con Egitto, Grecia, Francia e Cipro, tenutosi su iniziativa del Cairo, con l’obiettivo di prendere in esame le situazioni di crisi della regione del Mediterraneo Orientale, tra cui quella libica. In particolare, secondo il ministro emiratino, il meeting e la conseguente dichiarazione congiunta ha messo in evidenza il ruolo dei suddetti Paesi nel panorama libico e gli sforzi da loro profusi per promuovere la stabilità e il rispetto del Diritto internazionale. Quest’ultimo, è stato affermato, ha priorità rispetto alle “leggi della giungla”. 

In una dichiarazione rilasciata alla fine dell’incontro, i ministri degli Esteri dei cinque Paesi riunitisi hanno sottolineato l’importanza strategica di rafforzare e intensificare le consultazioni a livello politico, elogiando i risultati raggiunti con la riunione del Cairo dell’8 gennaio 2020. Tuttavia, è stata altresì espressa preoccupazione per l’attuale escalation nei territori libici e le continue mosse “provocatorie” nel Mediterraneo orientale. A tal proposito, la Turchia è stata accusata di aver effettuato attività di esplorazione definite “illegali” nella aree marittime di Cipro, oltre ad aver violato lo spazio aereo ellenico, attraverso sorvoli non autorizzati su aree residenziali ed acque territoriali.

Egitto, Francia ed Emirati sono stati più volte considerati i principali sostenitori del generale a capo dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), Khalifa Haftar, nell’ambito dell’operazione contro la capitale Tripoli, attraverso la fornitura di veicoli da guerra aerei e armi di alta qualità. Allo stesso tempo, Abu Dhabi, insieme a Parigi ed Il Cairo, è tra i 6 Paesi firmatari di una dichiarazione congiunta, rilasciata il 16 luglio 2019, in cui è stata richiesta la fine immediata del conflitto in Libia e la cessazione delle ostilità a Tripoli, condannando ogni tentativo dei gruppi terroristici di approfittare del vuoto di potere nel Paese per prolungare i combattimenti. Inoltre, UAE, Giordania e Turchia, il 9 dicembre, sono stati inclusi tra i principali Paesi che esportano armi in Libia, sulla base di un rapporto delle Nazioni Unite pubblicato nello stesso giorno da un gruppo di esperti.

Circa il sostegno militare emiratino in Libia, è del 10 aprile la notizia con cui è stato riferito che Abu Dhabi ha stipulato un contratto con Israele che prevede la fornitura di un sofisticato sistema di difesa aerea, destinato all’Esercito Nazionale Libico. Gli UAE hanno altresì finanziato, nel mese di febbraio 2020, un contratto tra Giordania ed LNA, per la fornitura di 6 droni CH 4, consegnati all’esercito di Haftar alla fine di marzo. Questi erano stati precedentemente acquistati dalla Cina, a beneficio delle forze aeree giordane, ma, dopo aver ottenuto l’autorizzazione di Pechino, sono stati indirizzati alla Libia, attraverso l’ingerenza emiratina. L’arsenale di Haftar vede anche la presenza di sistemi di difesa aerea Pantsir-S1, forniti proprio da Abu Dhabi. Questi sono composti da missili terra-aria a breve e medio raggio e da artiglieria anti-aereo, con l’obiettivo di garantire difesa aerea alle postazioni civili e militari contro missili da crociera, droni, elicotteri, munizioni di precisione, velivoli ed elicotteri, oltre che contro altri tipi di minacce terrestri.

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato da Fayez al-Sarraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. L’Italia, il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale. 


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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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