Yemen: nuove tensioni nel Sud

Pubblicato il 11 maggio 2020 alle 11:48 in Medio Oriente Yemen

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Le forze governative yemenite e i gruppi separatisti del Consiglio di Transizione Meridionale (STC) si sono scontrati, nella mattina di lunedì 11 maggio, presso il governatorato meridionale di Abyan.

Secondo quanto riferito dal quotidiano arabo al-Araby al-Jadeed, sulla base di fonti locali, le tensioni hanno avuto inizio con un attacco a sorpresa condotto dalle forze affiliate al governo legittimo nella zona di Sheikh Salim, nella periferia di Zinjibar, capoluogo del governatorato di Abyan, che ha costretto le forze dell’STC ad abbandonare la proprie postazioni. Sebbene in un primo momento si prevedesse che l’esercito governativo avrebbe proseguito verso Aden, in realtà questo si è ritirato verso le proprie postazioni della provincia di Shukra. Nelle ore successive, il villaggio di Sheikh Salem è divenuto terreno di scontro le forze legittime e quelle separatiste, le quali non si sono scontrate in modo diretto, ma hanno lanciato attacchi di artiglieria reciproci, impiegando armi pesanti e di medio calibro. Sebbene non sia chiaro se vi siano state vittime tra le file dell’STC, quest’ultimo ha dichiarato uno stato di massima allerta.

Il comandante supremo della resistenza meridionale e presidente del Consiglio di Transizione Meridionale, Aidarus al-Zoubaidi, in un discorso rivolto ai combattenti dei gruppi separatisti, ha affermato che quella in corso è una battaglia decisiva e, pertanto, le forze in campo sono state esortate ad essere pronte a combattere per difendere i risultati raggiunti a livello nazionale. In particolare, secondo al-Zoubaidi, l’obiettivo è difendere le aspirazioni dei meridionali e la loro scelta di indipendenza, con il fine ultimo di creare uno Stato federale moderno e sovrano. Nei prossimi giorni, è stato affermato, si andrà oltre la “auto-gestione” e si proseguirà verso la strada dello “auto-governo”. Anche il giorno precedente, il 10 maggio, le forze governative hanno respinto un attacco guidato dai gruppi separatisti contro le postazioni di al-Shukra, dove i soldati del governo legittimo sono di stanza sin dal mese di agosto 2019. Per il governo yemenita, si è trattato di una violazione dell’accordo del 5 novembre 2019.

Il clima di tensione nelle regioni meridionali yemenite si è riacceso il 26 aprile scorso, con la dichiarazione del Consiglio di Transizione Meridionale di voler istituire un governo autonomo nel Sud del Paese, affermando altresì l’autonomia e uno stato di emergenza in tali aree. Oltre a destare la preoccupazione del governo centrale yemenita e di altri Paesi, la mossa è stata considerata una violazione del cosiddetto accordo di Riad. Quest’ultimo era stato raggiunto il 5 novembre scorso dal governo centrale yemenita e dall’STC sotto l’egida dell’Arabia Saudita, con l’obiettivo di porre fine alla lotta al potere nel Sud del Paese e ai combattimenti che hanno interessato le aree meridionali dal 7 agosto 2019, quando violenti scontri hanno avuto inizio nella città di Aden, capitale provvisoria del governo legittimo, per poi propagarsi in altri distretti e città meridionali. Da un lato, vi erano le guardie presidenziali. Dall’altro, le forze secessioniste, rappresentate dall’STC.

Secondo l’accordo di Riad, gli scissionisti del Consiglio di transizione meridionale e le regioni meridionali avrebbero dovuto partecipare in un nuovo esecutivo nazionale, mettendo le proprie forze armate a servizio di tale governo, liberando le istituzioni governative precedentemente occupate ed unendosi nella lotta ai gruppi “terroristici”. Tuttavia, le forze secessioniste hanno criticato l’incapacità del governo yemenita di fornire servizi basilari come elettricità, acqua e fognature funzionanti, oltre ad aver lamentato la mancanza di un cessate il fuoco e di un ridimensionamento su tutti i fronti del conflitto nel Paese. Tutto ciò, è stato evidenziato, è necessario per far fronte all’emergenza coronavirus.

I separatisti e le forze del governo riconosciuto a livello internazionale si sono sempre detti uniti di fronte ai gruppi di ribelli sciiti Houthi, protagonisti del perdurante conflitto in Yemen, scoppiato il 19 marzo 2015. Le due parti non concordano, però, su alcune politiche riguardanti il futuro del Paese. Le tensioni ad Aden si erano acuite già nell’aprile 2017, quando il presidente yemenita, Rabbo Mansour Hadi, aveva accusato il governatore della città, Aidarous al-Zubaidi, di mancanza di lealtà, licenziandolo dall’incarico. Successivamente, l’11 maggio di quell’anno, in seguito alle proteste di massa contro l’allontanamento di al-Zubaidi, è nato il Consiglio di Transizione Meridionale (STC), con a capo l’ex governatore di Aden, scelto per presiedere un consiglio di 26 seggi. L’ente ha dichiarato immediatamente la sua intenzione di “ripristinare lo Stato meridionale” riferendosi all’ex repubblica dello Yemen del Sud, esistita dal 1967 al 1990. Hadi, fin da subito, ha definito l’STC illegittimo.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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