Siria: due donne uccise ad Hama, Assad accusato di crimini di guerra

Pubblicato il 11 maggio 2020 alle 13:32 in Medio Oriente Siria

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Una donna è stata uccisa ed altri civili sono rimasti feriti a seguito di un attacco condotto dalle forze del regime. Parallelamente, Amnesty International ha accusato il governo siriano, guidato dal presidente Bashar al-Assad, di aver compiuto crimini di guerra, attaccando scuole e ospedali.

L’attacco ha avuto luogo nella sera del 10 maggio, nella periferia Nord-occidentale di Hama, città situata nella Siria centrale. Secondo quanto riportato dal quotidiano arabo al-Araby al-Jadeed, sulla base di fonti locali, i bombardamenti, condotti per mezzo di artiglieria, hanno interessato aree residenziali periferiche, tra cui al-Enkawi, anch’esse incluse nell’accordo di cessate il fuoco raggiunto da Ankara e Mosca il 5 marzo scorso. A detta delle fonti, il bombardamento si è verificato in concomitanza con scontri tra le forze dell’esercito ed i gruppi ribelli presso l’asse di al-Manara, sempre nel Nord-Ovest di Hama, che hanno causato perdite per entrambe le fazioni e, nello specifico, la morte di circa 30 soldati del regime e decine di combattenti ribelli locali, alcuni dei quali erano membri di gruppi estremisti. Gli scontri sono terminati all’alba dell’11 maggio, con il ritiro dei combattenti dell’opposizione.

Dal canto loro, le forze dell’Esercito Nazionale Siriano, un gruppo di combattenti anti-Assad appoggiati dalla Turchia, hanno negato il proprio coinvolgimento negli ultimi scontri di Hama, i quali, invece, avrebbero visto la partecipazione di Hayat Tahrir al-Sahm (HTS), un gruppo jihadista di ideologia salafita, affiliato ad Al-Qaeda e coinvolto nella guerra civile siriana. Tuttavia, è stato evidenziato come tale tipo di episodi potrebbe compromettere l’accordo del 5 marzo.

Nel quadro del perdurante conflitto siriano, l’11 maggio, Amnesty International, un’organizzazione non governativa impegnata nella difesa dei diritti umani, ha riferito di aver documentato 18 attacchi contro scuole ed infrastrutture mediche nel periodo che va dal 5 maggio 2019 al 25 febbraio 2020, verificatisi presso Idlib, Hama e nell’Ovest di Aleppo. Tali azioni sono state condotte dalle forze del governo siriano, coadiuvate da Mosca, ed equivalgono a “crimini di guerra”, oltre a rappresentare una violazione del Diritto umanitario internazionale. Secondo quanto documentato nel rapporto, la maggior parte degli attacchi ha avuto luogo tra gennaio e febbraio 2020, nel corso dell’ultima offensiva condotta dall’esercito di Assad, volta a prendere il controllo dell’ultima roccaforte posta sotto il controllo dei gruppi di opposizione, Idlib. L’escalation dei combattimenti, è stato evidenziato, ha causato altresì lo sfollamento di circa un milione di persone, le quali hanno cercato rifugio presso gli accampamenti già sovraffollati posti al confine con la Turchia.

Tra gli attacchi documentati dall’organizzazione, vi sono i raid condotti dalle forze russe il 29 gennaio contro la città di Ariha, che hanno causato la morte di 11 civili e la distruzione di due edifici residenziali. Il governo siriano, inoltre, è stato accusato di aver impiegato munizioni a grappolo, vietate a livello internazionale, in un attacco condotto il 25 febbraio contro la città di Idlib che ha causato la morte di 3 persone.

Il perdurante conflitto siriano, scoppiato il 15 marzo 2011, è oramai entrato nel suo decimo anno. L’esercito del regime siriano è coadiuvato da Mosca, mentre sul fronte opposto vi sono i ribelli, i quali ricevono il sostegno della Turchia. Il governatorato Nord-occidentale di Idlib rappresenta l’ultima roccaforte posta ancora sotto il controllo delle forze di opposizione ed è al centro di una violenta offensiva sin dal mese di aprile 2019. Il 5 marzo scorso, il presidente russo, Vladimir Putin, ed il suo omologo turco, Recep Tayyip Erdogan, hanno concordato una tregua nella regione, volta a favorire il ritorno degli sfollati e rifugiati siriani. A tal proposito, le organizzazioni attive nel Paese, tra cui il Response Coordination Group, hanno riferito, il 7 maggio, che, nelle 72 ore precedenti, circa 22.000 siriani sono riusciti a far ritorno presso le proprie abitazioni di Idlib e Aleppo. In tal modo, il numero complessivo di rifugiati rientrati nel periodo 5 marzo-7 maggio ha superato i 250.000.  

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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