Serbia: deputati in protesta di fronte al Parlamento

Pubblicato il 11 maggio 2020 alle 13:00 in Europa Serbia

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A Belgrado, 4 deputati, 2 della maggioranza e 2 dell’opposizione, hanno protestato trascorrendo la notte davanti al Parlamento e lanciando uno sciopero della fame. 

È quanto rivelato, lunedì 11 maggio, da ANSAmed, il quale ha altresì specificato che i due politici dell’opposizione sono Bosko Obradovic e Miladin Servarlic, mentre i due deputati della maggioranza sono Aleksandar Martinovic e Sandra Bozic. 

Per quanto riguarda Obradovic, il leader del partito Dveri, di opposizione radicale contro il presidente, Aleksandar Vucic, il Balkan Insight rivela che era già stato promotore delle proteste dello scorso venerdì, quando aveva impedito al ministro della Salute, Zaltibor Loncar, di accedere al Parlamento. Tale gesto scaturiva da una serie di discussioni e proteste contro il coprifuoco e le misure imposte dal governo per far fronte al coronavirus. In seguito alle proteste di venerdì, il ministro dell’Interno, Nebojsa Stefanovic, aveva annunciato l’arresto di 15 persone. Da parte sua, invece, Obradovic aveva accusatVucic di aver violato per otto anni la costituzione, distruggendo le istituzioni e manipolando i cittadini. In aggiunta, Obradovic protesta contro il rinvio delle elezioni, inizialmente previste per il 26 aprile ma rimandate al 21 giugno a causa del coronavirus.  

Insieme a Obradovic vi è anche Sevarlic, politico indipendente che, rivela il B92, partecipa allo sciopero della fame indetto dal suo collega dell’opposizione. 

Per quanto riguarda i deputati della maggioranza, Martinovic e Bozic, i due sono entrambi membri del partito guidato da Vucic, il Partito del Progresso Serbo (SNS). Martinovic e Bozic, rivela ANSAmed, hanno trascorso la notte seduti di fronte al Parlamento, protestando per la mancata reazione da parte della magistratura e della procura a quanto compiuto da Obradovic lo scorso venerdì. In particolare, Obradovic, accusato di aver picchiato un deputato, è stato criticato dai due politici dell’SBS per aver compiuto un atto intollerabile e “fascista”. 

La Serbia è teatro di proteste e contro-proteste dallo scorso 26 aprile. Nello specifico, da un lato, vi sono le proteste organizzate da Ne da(vi)mo Beograd, il quale aveva invitato i cittadini a manifestare per la prima volta il 26 aprile, data in cui erano inizialmente previste le elezioni parlamentari, rimandate a causa del coronavirus. Le manifestazioni, le quali a partire da tale data si sono svolte ogni sera dai balconi e dalle finestre delle abitazioni dei partecipanti, erano state indette contro “il furto del Paese dai suoi cittadini, contro la distruzione delle istituzioni e la centralizzazione del potere nelle mani di una élite criminale”. L’iniziativa ha ricevuto il supporto della maggior parte dei partiti dell’opposizione.    

Dall’altro lato, però, il Paese è teatro anche di controproteste, portate avanti da ignoti che illuminano i tetti dei palazzi con fiaccole e fuochi d’artificio, a sostegno del partito di governo. Da parte sua, il presidente ha smentito le notizie in merito al coinvolgimento diretto del suo partito nell’organizzazione di tali manifestazioni. Alcuni media locali, ripresi dall’European Western Balkans, hanno reso noto che gli ignoti delle contro-proteste sono in realtà ultras delle squadre di calcio, che accendono fiaccole e fuochi d’artificio, ogni sera alle 20:30, urlando cori contro uno dei leader dell’opposizione, Dragan Djilas, accusato di essere un ladro. Da parte sua, Djilas ha condannato quanto accaduto, denunciando, domenica 3 maggio sul suo profilo Twitter, gli effetti di tali cori, definiti “molestie”, sui propri figli. A tale riguardo, il presidente, rispondendo ai giornalisti, ha dichiarato di condannare fermamente gli insulti, aggiungendo però che nessuno ha mai menzionato i figli di Djilas.    

Le controproteste hanno attirato l’attenzione di molti, anche perché nessuno è stato denunciato per gli atti vandalici commessi. In aggiunta, nonostante la smentita di Vucic, il gruppo organizzatore delle proteste che dal 26 aprile si verificano dai balconi della Serbia, Ne da(vi)mo Beograd, ha accusato il governo di aver ingaggiato gli ultras per organizzare dai tetti dei palazzi la propria contro-protesta nei confronti dei cittadini. Ciò, secondo il gruppo, dimostra la debolezza e la paura del governo. 

Nel frattempo, lo scorso 7 maggio, nel Paese è stato ritirato lo stato di emergenza e, di conseguenza, abbandonato il coprifuoco. Tuttavia, nella prima giornata della nuova fase di ripresa della Serbia, Belgrado era stata teatro di nuove proteste, le quali si erano spostate in strada, dove centinaia di cittadini avevano iniziato a sbattere pentole e soffiare in fischietti di fronte la residenza presidenziale. I manifestanti indossavano le mascherine, ma non rispettavano le misure sul distanziamento sociale.   

Nel corso delle proteste, alcuni manifestanti, guidati da leader dell’opposizione, avevano rimosso la recinzione di metallo che separa la strada dall’ingresso del palazzo, dove in seguito si erano concentrati prima di disperdersi. La sicurezza presente al palazzo non era intervenuta per fermare i manifestanti.  

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Jasmine Ceremigna 

di Redazione

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