Mali: uccisi 3 membri del personale dell’ONU in un’esplosione

Pubblicato il 11 maggio 2020 alle 14:48 in Africa Mali

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Tre soldati delle Nazioni Unite, originari del Ciad, sono stati uccisi, in Mali, a seguito dell’esplosione di un ordigno che ha colpito il loro convoglio mentre viaggiava nella regione settentrionale di Aguelhok. L’incidente ha lasciato feriti anche quattro soldati, secondo quanto dichiarato, domenica 10 maggio, dalla missione di peacekeeping delle Nazioni Unite in Mali, nota come MINUSMA. “Impiegheremo ogni nostro sforzo per identificare e arrestare i responsabili di questi atti terroristici in modo che possano essere assicurati alla giustizia”, ha affermato Mahamat Saleh Annadif, capo missione di MINUSMA. “Mi inchino davanti ai resti di questi coraggiosi caschi blu che sono morti al servizio della pace in Mali”, ha aggiunto.

Anche il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha condannato quello che ha definito un attacco “codardo” e ha invitato le autorità del Mali a non risparmiare alcuno sforzo per identificare il prima possibile i responsabili. La dichiarazione del suo ufficio ha altresì sottolineato che gli attacchi contro le forze di pace delle Nazioni Unite potrebbero costituire crimini di guerra ai sensi del diritto internazionale.

Istituita nel 2013, MINUSMA conta attualmente una forza di circa 13.000 uomini, provenienti da diverse nazioni e dispiegati su tutto il Paese. Ciononostante, le regioni del Mali continuano ad essere una sorta di rifugio sicuro per i militanti jihadisti che intendono destabilizzare il potere centrale e attaccare le forze straniere presenti sul territorio. Oltre allo Stato Islamico, nel Paese sono attivi diversi gruppi estremisti violenti, di matrice islamista, come il suddetto Jama’at Nusrat al-Islam wal-Muslimin (JNIM), ma anche al-Qaeda nel Magreb islamico (AQIM), Ansar al-Dine (AAD), e il Macina Liberation Front. Questi operano perlopiù nelle zone aride del Mali centrale e settentrionale, utilizzandole come base da cui partire per lanciare attacchi contro soldati e civili attraverso il vicino Burkina Faso, il Niger e oltre.

In tale quadro, il Mali è considerato uno dei Paesi più insicuri della regione del Sahel, l’area posta a Sud del Sahara. Eserciti e forze di polizia non hanno più il controllo dellarea e ciò pone ulteriori pressioni sui governi locali e i loro partner internazionali, che hanno lottato a lungo per contenere la diffusione della minaccia terroristica in tutta l’Africa occidentale. Di fronte a tale scenario, il 29 gennaio, Bamako ha deciso di aumentare del 50% la grandezza del suo esercito, reclutando circa 10.000 nuovi soldati. Parallelamente, anche la Francia ha deciso di rafforzare il suo contingente nella regione, inviando altri 600 uomini in aggiunta ai 4.500 già presenti sul territorio nellambito della cosiddetta operazione Barkhane.

Non da ultimo, le autorità maliane stanno cercando di avviare trattative con i gruppi ribelli, per tentare di porre fine allinsurrezione jihadista nel Sahel. Tuttavia, i militanti africani affiliati di Al Qaeda, hanno dichiarato che parteciperanno ai colloqui di pace con il governo del Mali solo se le forze francesi e quelle delle Nazioni Unite lasceranno il Paese. Dal canto suo, però, il governo di Bamako ha più volte ribadito che non intende allontanare le forze straniere.

Nel 2012, il Mali ha dovuto affrontare una rivolta armata scoppiata nel Nord e, successivamente, nel 2013, la situazione è peggiorata quando le forze francesi hanno respinto i ribelli islamisti e Tuareg dai territori del Nord, occupati nel corso dell’anno precedente. Da allora, si verificano periodicamente attacchi e scontri, con la conseguente morte di militari e civili. Inizialmente le azioni terroristiche erano concentrate nel deserto del Nord ma, nel corso del tempo, si sono estese anche nel centro e nel Sud del Paese. Il conflitto si è poi diffuso verso il Burkina Faso e il Niger e, secondo le stime delle Nazioni Unite, circa 4.000 persone sono morte nel corso dellanno passato nei tre Paesi dellAfrica occidentale. Gli sfollati, invece, sono tuttora centinaia di migliaia.


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Chiara Gentili

di Redazione

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