Libia: la risposta di Tripoli e di Ankara agli attacchi di Haftar

Pubblicato il 11 maggio 2020 alle 9:04 in Africa Libia

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Dopo che le forze dell’Esercito Nazionale libico (LNA), guidate dal generale Khalifa Haftar, hanno lanciato più di 80 missili contro l’aeroporto di Mitiga, il governo tripolino si è detto determinato a rispondere, mentre la Turchia ha minacciato una nuova offensiva.

L’attacco da parte dell’esercito di Haftar risale al 9 maggio e, secondo quanto riferito da fonti del governo tripolino, altresì noto come Governo di Accordo nazionale (GNA), ha causato la morte di circa 6 civili, residenti nei quartieri circostanti, tra cui Salah al-Din. Nello specifico, in tale area una donna è deceduta e 4 membri della medesima famiglia sono rimasti feriti a seguito degli scontri e dei bombardamenti reciproci tra le forze del GNA e dell’LNA nel Sud della capitale. Secondo quanto riferito da fonti mediche il 9 maggio, il bilancio delle vittime causate in 4 giorni da “bombardamenti indiscriminati” include 17 morti civili e altri 59 feriti.

Dal canto suo, nella giornata del 10 maggio, l’esercito tripolino ha colpito l’accampamento di Yarmouk, situato anch’esso nel Sud di Tripoli, e le aree circostanti, anche residenziali, attualmente poste sotto il controllo di Haftar. Nella medesima giornata, le forze del GNA hanno riferito di aver condotto attacchi contro le postazioni dell’LNA nei pressi della periferia meridionale della capitale e della base di al-Watiya, causando la morte e il ferimento di circa 25 uomini di Haftar.

Di fronte a tale scenario, il capo del Consiglio presidenziale tripolino, nonché premier, Fayez al-Sarraj, ha affermato che gli ultimi attacchi di Haftar sono da considerarsi una pazzia e dimostrano la fine del suo piano volto a salire al potere. Nello specifico, le azioni del generale dell’LNA, definite “folli”, a detta di al-Sarraj, sono indice della sua debolezza e disperazione a seguito di ripetute sconfitte. Tuttavia, il GNA è pronto a contrastare questi “crimini” con determinazione, con il fine di portare avanti la sua missione e sconfiggere l’aggressore, nonostante le “denunce” a livello internazionale.

In tale quadro, il 10 maggio, anche la Turchia, le cui forze combattono a fianco del GNA, ha messo in guardia Haftar ed il proprio esercito, dicendosi pronta a rispondere con “attacchi legittimi” nel caso in cui i propri interessi e le proprie missioni in Libia vengano ulteriormente bersagliate. A detta del Ministero degli Esteri di Ankara, gli attacchi contro missioni diplomatiche, tra cui l’ambasciata turca a Tripoli, l’aeroporto di Mitiga, contro aerei civili e altri oggetti e soggetti civili costituiscono un crimine di guerra. Inoltre, la Turchia ha ribadito il proprio sostegno al governo di Tripoli, considerandolo una forma di “responsabilità collettiva” che ricade sull’intera comunità internazionale. Il fine ultimo, è stato sottolineato, è frenare il cosiddetto “colpo di Stato” del generale Haftar.

Le forze dell’LNA sono impegnate nella propria offensiva contro la capitale Tripoli, intrapresa il 4 aprile 2019. In tale quadro, tra gli ultimi episodi, nella sera del 7 maggio, l’esercito di Tripoli ha condotto un attacco contro un sobborgo della capitale, Zawiyat al-Dahmani, sede delle residenze di Giuseppe Buccino Grimaldi, ambasciatore italiano in Libia, e del suo collega turco, Serhat Aksen, oltre che del Ministero degli Affari Esteri e dell’ambasciata turca. L’episodio, condannato anche dal Ministero degli Esteri italiano, ha causato la morte di due membri delle forze di sicurezza attive nell’area e il ferimento di civili. Inoltre, il 6 maggio, il portavoce dell’LNA, Ahmed al-Mismari, nel corso di una conferenza stampa, ha annunciato che il proprio esercito lancerà una nuova vasta operazione militare, volta ad estendere il controllo su tutte le città della Libia occidentale e a liberarle dalle milizie armate tripoline sostenute dalla Turchia.

Dall’altro lato, le forze tripoline continuano con la propria operazione “Tempesta di pace”, intrapresa il 25 marzo, con l’obiettivo di contrastare l’avanzata dell’LNA e “neutralizzare” alcune delle sue ultime roccaforti, tra cui la base di al-Watiya e la città di Tarhuna. Il 13 aprile le forze tripoline sono già riuscite a prendere il controllo di circa 8 località sulla costa occidentale libica, tra cui Sorman, Sabrata, Mitrid e al-‘Ajilat, raggiungendo un primo progresso dall’inizio dell’operazione di Haftar contro Tripoli.

La guerra civile in Libia è scoppiata il 15 febbraio 2011. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato dal primo ministro al-Sarraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. L’Italia, il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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