Iran: “incidente missilistico” nel Golfo di Oman provoca morti e feriti

Pubblicato il 11 maggio 2020 alle 9:54 in Iran Medio Oriente

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Un cacciatorpediniere iraniano ha colpito per sbaglio una nave di supporto nel corso di un’esercitazione militare nel Golfo di Oman, causando la morte ed il ferimento di circa 40 membri dell’esercito di Teheran.

Secondo quanto riportato da al-Arabiya lunedì 11 maggio, l’incidente si è verificato il giorno precedente, il 10 maggio, nei pressi del porto di Jask, a circa 1.270 km a Sud-Est di Teheran, nel Golfo di Oman. In particolare, il cacciatorpediniere Jamaran, appartenente all’esercito iraniano, ha colpito per sbaglio, con un missile da crociera, la nave di supporto Konarak, anch’essa iraniana, impegnata in un’esercitazione nelle acque del Golfo. Fonti mediatiche vicine al Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) hanno riferito che tra le 40 vittime vi sono altresì ufficiali dell’esercito e che, sino ad ora, sono 18 i corpi recuperati. A detta della Marina iraniana, il numero degli uomini deceduti ammonta ad almeno 19, mentre il numero dei feriti è pari a 15.

Tuttavia, il bilancio delle vittime non è stato ufficializzato da altre fonti, e vi son ancora indagini in corso per comprendere le dinamiche dell’accaduto. Le imbarcazioni di tipo Jamaran, considerate il fiore all’occhiello della Marina iraniana, sono navi prodotte in Iran nel 2010, con una lunghezza di 95 metri, con a bordo radar di superficie e aerei, sensori di guerra elettronici e una piattaforma di atterraggio per elicotteri. Dall’altro lato, le Konarak, di fabbricazione olandese, sono state ristrutturate nel 2018 e sono in grado di lanciare missili antinave. 

L’incidente ha sollevato dubbi sulla struttura del comando e sulle competenze dei gruppi di supervisione militare iraniani, sia nell’esercito sia nelle unità delle IRGC. Il cosiddetto “fuoco amico” navale del 10 maggio giunge dopo l’episodio dell’8 gennaio 2020, quando, a causa di un errore umano commesso dalle guardie iraniane, è stato abbattuto un aereo ucraino, causando la morte dei 176 passeggeri civili a bordo. Secondo alcuni, inoltre, entrambi gli incidenti rappresentano una battuta d’arresto per gli sforzi di Teheran volti a creare una potenza in grado di contrastare gli Stati Uniti e gli altri nemici della regione.

L’Iran è solito organizzare esercitazioni nelle acque del Golfo e nelle vicinanze dello Stretto di Hormuz, ritenuto un canale di passaggio strategico dove viene trasportato circa il 20% delle risorse petrolifere a livello internazionale. L’obiettivo , secondo alcuni, è sia testare l’arsenale iraniano sia mostrare le proprie capacità belliche in caso di eventuali tensioni. Non da ultimo, l’area viene costantemente monitorata dalla Quinta Flotta statunitense. A tal proposito, Teheran ha più volte ribadito che il proprio Paese non consentirà la presenza di navi da guerra straniere nella regione e le forze statunitensi sono state esortate a ritirarsi da tali aree, in quanto la loro presenza, secondo l’IRGC, oltre ad essere pericolosa, è illegale e rappresenta una fonte di instabilità. Tuttavia, il presidente iraniano, Hassan Rouhani, il 26 aprile, ha dichiarato che l’Iran “sta monitorando da vicino” gli statunitensi presenti nella regione e sta seguendo le loro attività, ma non intraprenderà mai un conflitto e non sarà Teheran la fonte di tensione nella regione.

I rapporti tra Washington e Teheran sono caratterizzati da crescenti tensioni, acuitesi dapprima con il ritiro unilaterale degli Stati Uniti dall’accordo sul nucleare iraniano, l’8 maggio 2018, e poi con l’escalation verificatasi a cavallo tra il 2019 ed il 2020. L’apice è stato raggiunto con l’uccisione del capo del generale iraniano a capo della Quds Force, Qassem Soleimani, e di Abu Mahdi al-Muhandis, vice capo delle Forze di Mobilitazione Popolare, deceduti il 3 gennaio a seguito di un raid aereo ordinato dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, contro l’aeroporto di Baghdad.

Uno degli ultimi episodi di tensione verificatosi nella regione risale al 15 aprile, quando 11 imbarcazioni del Corpo delle Guardie della rivoluzione Islamica si sono ripetutamente avvicinate ad una flotta di navi da guerra statunitense nel Golfo Persico. Per Washington si è trattato di una mossa “pericolosa e provocatoria”, mentre per le milizie iraniane sono le operazioni degli USA a costituire una minaccia per la sicurezza di Teheran e, pertanto, si sono dette pronte a rispondere con forza in caso di “errori strategici”.

In tale quadro, oltre alle tensioni di tipo militare, Washington e Teheran sono altresì fermi sulla questione sanzioni. In particolare, l’Iran ha chiesto la diminuzione delle sanzioni e l’invio di forniture sanitarie per far fronte all’emergenza coronavirus, oltre a chiedere al Fondo Monetario Internazionale (FMI) un prestito di 5 miliardi di dollari per contrastare con efficacia la diffusione della pandemia. Sebbene le forniture mediche non siano soggette a sanzioni in caso di emergenza umanitaria, l’amministrazione del presidente Donald Trump continua ad ostacolare le richieste dell’Iran e a incrementare le proprie sanzioni.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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