Danimarca: accuse di terrorismo per due cittadini svedesi

Pubblicato il 11 maggio 2020 alle 16:04 in Danimarca Svezia

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Due cittadini svedesi, rispettivamente di 22 e 23 anni, sono stati accusati di terrorismo per aver condotto l‘attacco che lo scorso 6 agosto si era verificato fuori dall’Agenzia tributaria della Danimarca e aveva ferito una persona. 

È quanto rivelato, lunedì 11 maggio, da The Associated Press, il quale ha altresì specificato che la polizia danese non ha fornito le identità dei due sospetti terroristi. Tuttavia, a loro riguardo, il sito di informazione rivela che i due cittadini svedesi erano stati arrestati in Svezia lo scorso agosto e in seguito estradati in Danimarca per rispondere dei propri capi d’accusa.  

Le autorità danesi non hanno ancora annunciato la data di inizio del processo, ma se confermati i capi d’accusa, i due giovani svedesi possono essere condannati all’ergastolo, dato che, come dichiarato dal procuratore capo, Lise-Lotte Nilas, secondo le autorità il caso è paragonabile a un attentato terroristico.  

The Washington Post riporta che dal febbraio 2019 all’11 novembre dello stesso anno, Copenaghen è stata teatro di 13 esplosioni. In aggiunta, lo scorso 25 giugno, 2 cittadini svedesi avevano commesso un duplice omicidio nella periferia di Copenhagen. Il movente dell’assassinio era stato ricondotto alla rivalità tra bande criminali della Svezia. 

In tale contesto, all’indomani dell’esplosione dello scorso 6 agosto, il ministro della Giustizia della Danimarca, Nick Haekkerup, aveva dichiarato che la Danimarca non avrebbe accettato ulteriori esempi di “serio crimine” che sarebbero potuti giungere nel Paese attraversando il confine con la Svezia. In linea con ciò, lo scorso 11 novembre la Danimarca aveva deciso di ristabilire i controlli temporanei alla frontiera con la Svezia e di aumentare le unità di polizia nei pressi del confine svedese, soprattutto presso il Ponte Oresund che collega Copenaghen e Malmö e gli imbarchi per i traghetti. 

A tale riguardo, un portavoce della polizia danese, Lene Frank, aveva specificato che i controlli sarebbero stati casuali e periodici e avrebbero riguardato i cittadini intenti a oltrepassare il confine, data l’intenzione di monitorare il crimine transfrontaliero. In particolare, le autorità avevano annunciato di ricercare ordigni esplosivi, armi e stupefacenti. 

Da parte sua, anche la Svezia aveva annunciato, nella persona di Carina Persson, il capo della polizia regionale, l’aumento del numero di ufficiali e di unità di polizia in servizio presso Malmö. 

Per quanto riguarda la Danimarca, Paese che conta 5,7 milioni di abitanti noti a livello internazionale per la loro tolleranza sociale e per gli alti livelli di sicurezza urbana, Copenaghen è raramente teatro di seri attacchi o episodi di violenza. In aggiunta, la Danimarca è particolarmente impegnata nella lotta al terrorismo e nel contrasto interno ed esterno all’estremismo violento. Le autorità di Copenaghen collaborano a stretto contatto con gli Stati Uniti, le Nazioni Unite e l’Unione Europea in tali ambiti. Secondo il servizio di intelligence danese (PET), molti dei 135 i foreign fighters partiti dalla Danimarca per la Siria e l’Iraq dall’estate 2012 si sono uniti all’ISIS, mentre circa una metà sono rientrati in patria. Questi ultimi, ad avviso del PET, oltre ad essere stati addestrati, divenendo quindi capaci di compiere attacchi, potrebbero favorire la radicalizzazione di altri individui. Per scongiurare un simile pericolo, le agenzie di sicurezza danesi collaborano per contrastare qualsiasi attività di reclutamento da parte dello Stato Islamico. 

Anche la Svezia, membro dell’Unione Europea dal 1995, ma non della NATO, è particolarmente impegnata nella lotta al terrorismo e nel contrasto interno ed esterno all’estremismo violento. Tuttavia, nei primi 9 mesi del 2019 il Paese era stato teatro di circa 100 esplosioni, configurando un contesto che secondo la polizia svedese non aveva precedenti. Nello specifico, il fenomeno del crimine è relativamente nuovo per la Svezia, la quale, fino al 2017 non aveva neanche un indicatore per tale voce. Nel 2018, però, 162 esplosioni, si cui 30 solo negli ultimi 2 mesi dell’anno, avevano colpito il Paese e, da quel momento, la Svezia si è trovata a dover fronteggiare un nuovo fenomeno. 

Secondo quanto dichiarato dalla responsabile dell’Intelligence del Dipartimento operativo di Stato, Linda Straaf, le esplosioni avvengono principalmente a causa di “petardi, ordigni improvvisati e bombe a mano”, lanciati solitamente da bande criminali in faida tra loro, le quali intendono spaventarsi a vicenda o causare terrore ad amici e parenti delle bande rivali. 

Per fronteggiare tale emergenza, diverse squadre operative dell’intelligence svedese sono state inviate negli Stati Uniti, in Germania e nei Paesi Bassi, per lavorare con specialisti sulle bande criminali. Parallelamente, le squadre collaborano con gli esperti delle Forze Armate svedesi che si erano occupate di ordigni esplosivi nel corso della loro attività presso i teatri Africani e dell’Afghanistan. Tale esigenza di formazione è emersa in quanto il fenomeno del crimine “è nuovo per la Svezia”, la quale si trova a dover ricercare altrove l’esperienza, secondo quanto dichiarato dal capo del Dipartimento operativo di Stato, Mats Lovning. 

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Jasmine Ceremigna 

di Redazione

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