Camerun: sindaco ucciso da separatisti anglofoni

Pubblicato il 11 maggio 2020 alle 17:06 in Africa Camerun

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In Camerun, un gruppo di ribelli separatisti ha ucciso il sindaco della città di Mamfe, a circa 500 km dalla capitale, Yaoundé, nella regione sud-occidentale anglofona del Paese. L’uomo, Ashu Prisley Ojong, è morto a causa dei colpi di arma da fuoco che hanno preso di mira il convoglio su cui viaggiava, sabato 9 maggio. Un alto ufficiale militare della regione ha riferito a Reuters che due soldati sono rimasti gravemente feriti nell’attacco. Ojong è stato il primo funzionario eletto a rimanere ucciso nel conflitto civile tra l’esercito del Camerun e le milizie di lingua inglese.

Le radici della divisione linguistica nello Stato africano risalgono alla fine della Prima Guerra Mondiale, quando la Società delle Nazioni decise di spartire il Camerun, ex colonia tedesca, tra i vincitori inglesi e francesi. Quando la Repubblica del Camerun ottenne l’indipendenza dalla Francia nel 1960, il Camerun del sud, sotto la dominazione inglese, si unì ad essa. Tuttavia, le politiche delle autorità centrali hanno sempre pesato sulla minoranza anglofona, che costituisce circa il 20% della popolazione e si sente emarginata culturalmente ed economicamente. La crisi è iniziata in maniera dirompente nel novembre 2016, quando le milizie separatiste delle regioni nord e sudoccidentali del Paese hanno cominciato a scontrarsi con l’esercito camerunense per la costituzione di uno Stato autonomo con il nome di Ambazonia. 

Dopo oltre due anni di conflitto e sotto la pressione della comunità internazionale, il governo di Yaoundé ha deciso, alla fine di settembre, di organizzare un dialogo nazionale per risolvere la crisi. L’adozione alla Camera del progetto di legge sullo status speciale ha costretto i leader indipendentisti a boicottare l’incontro, ritenuto inadeguato e incapace di soddisfare le reali esigenze della popolazione anglofona. La proposta risulta lontana sia dalle aspirazioni dei più moderati, che puntano al federalismo, sia da quelle degli indipendentisti armati. Tuttavia, ha suscitato in molti la speranza di riuscire a fare un passo in avanti per risolvere la crisi dopo circa due anni di disimpegno. Molte organizzazioni non governative continuano però a sottolineare che i combattimenti nel Paese non sono cessati e che le violenze contro i civili sono ancora diffuse.

Il 10 febbraio 2020 si sono tenute nel Paese elezioni parlamentari e comunali, ma il voto è stato segnato da un parziale boicottaggio delle opposizioni e da un clima di profonda tensione dovuto alle violenze separatiste. I risultati non sono ancora stati emessi e si attendono notizie.

Secondo le Nazioni Unite, il conflitto ha causato la morte di oltre 3.000 persone e ha costretto mezzo milione di abitanti a fuggire nelle regioni francofone del Camerun o nella vicina Nigeria.


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Chiara Gentili

di Redazione

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