Armenia: fine della quarantena

Pubblicato il 11 maggio 2020 alle 6:02 in Armenia Europa

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A seguito della revoca della quarantena da parte del governo armeno, hanno riaperto nel Paese bar, ristoranti, parrucchieri e centri estetici. I caffè all’aperto, a seguito dell’eliminazione delle restrizioni, hanno già iniziato le loro attività il 4 maggio scorso e nella seconda metà della giornata avevano già molti clienti.

I tavoli di bar e ristoranti sono distanziati più del solito, la norma impone 1,5 metri. I camerieri indossano maschere e guanti, offrono disinfettante per le mani ai clienti e controllano le loro temperature. I caffè del centro di Erevan sono affollati, ma molto meno di quanto succedesse prima della pandemia.

“Stiamo attenti, tenendo le distanze, tenendo separati i tavoli” – ha spiegato un dipendente del bar al sito web news.am. “In generale, abbiamo un atteggiamento vigile contro il virus.”

Il blocco è stato parzialmente revocato il 4 maggio, in vista del quale il primo ministro Nikol Pashinyan ha affermato che la responsabilità di fermare la diffusione del virus era ora nelle mani del popolo. “Stiamo avviando una nuova fase di lotta contro il coronavirus” – ha spiegato il premier. “Ci stiamo muovendo verso una lotta decentralizzata. Questo fenomeno è noto a tutti noi sin dalla rivoluzione di velluto delle persone non violente del 2018” – ha aggiunto, paragonando le iniziative individuali che hanno contribuito a rovesciare il governo di Serzh Sargsyan nell’aprile 2018 alla responsabilità individuale ora nella lotta al coronavirus.

Mentre finora il Ministero della Salute e un comitato tecnico guidato dal vice-primo ministro, Mher Grigoryan, hanno affrontato l’epidemia di coronavirus, ora “ogni cittadino si sta assumendo la responsabilità della lotta contro l’epidemia” – ha continuato Pashinyan. “La prima responsabilità è non infettarsi e la seconda è non infettare”. Sono tuttavia numerose, sulla stampa e sui social network, le segnalazioni di violazioni delle misure contenute nel decreto che norma la riapertura. 

Intervenendo in parlamento, il 6 maggio scorso, Pashinyan ha spiegato: “”La crisi è solo all’inizio e notiamo che avremo una crisi di coronavirus per almeno un anno, fino a maggio 2021”. Il premier ha insistito sul fatto che il governo è riuscito a mantenere in un quadro di razionalità le interruzioni economiche causate dalla pandemia. Secondo i dati del governo, 360.000 persone (il 12% della popolazione totale del Paese) e 24.000 aziende sono state esentate dal pagamento delle tasse.

Nel frattempo, la diffusione della malattia è continuata. Il 7 maggio, l’Armenia ha annunciato 101 nuovi casi di COVID-19, due morti e 50 recuperi. In totale, il paese ha registrato 2.884 casi, con 42 decessi e 1.185 guarigioni. L’8 maggio sono stati registrati 145 nuovi positivi, portando il conteggio totale a 3.029. Mercoledì 6 maggio è stato finora il giorno del mese con maggior incremento: 163 nuovi casi.

Il ministro della Sanità Arsen Torosyan ha affermato che questi numeri continueranno a crescere. Alla fine di maggio l’Armenia poteva raggiungere 10.000 infezioni, “e se le regole non fossero rispettate, questa cifra potrebbe aumentare” -ha detto in un intervista al sito Azatutjun, la versione armena di Radio Free Europe.

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Italo Cosentino, interprete di russo

di Redazione

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