Iran pronto allo scambio di prigionieri con gli USA

Pubblicato il 10 maggio 2020 alle 18:30 in Iran USA e Canada

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Il portavoce del governo iraniano, Ali Rabiei, ha affermato che Teheran è pronta per uno scambio di prigionieri con gli USA senza precondizioni, il 10 maggio. Se ciò avvenisse si tratterebbe di un raro caso di cooperazione tra due Paesi le cui relazioni bilaterali sono sempre più tese.

Stando a quanto dichiarato da Rabiei,  l’Iran ha reso noto alla controparte di essere pronto a discutere il rilascio di tutti i rispettivi prigionieri, senza precondizioni ed evitando che si renda necessario l’intervento di un terzo Paese come mediatore. Tuttavia, il portavoce ha anche aggiunto che gli americani non hanno ancora risposto, nonostante agli occhi del governo di Teheran sembrerebbero quanto mai preparati a porre fine alla questione. In ogni caso, il portavoce del governo iraniano ha aggiunto che se Washington fosse d’accordo a procedere con lo scambio di prigionieri, sarà la rappresentanza di Teheran nella capitale americana a fornire alla controparte i dettagli sul luogo e il momento dello scambio.

Già lo scorso dicembre, il ministro degli Esteri di Teheran, Mohammad Javad Zarif, aveva annunciato per la prima volta la disponibilità del Paese a procedere con il primo scambio di prigionieri, avvenuto il 7 dicembre dello stesso mese. In tale data, Theran aveva rilasciato Xiyue Wang, detenuto per tre anni con accuse di spionaggio mentre Washington aveva liberato Massoud Soleimani, incarcerato per aver violato le sanzioni USA. Lo scorso 5 maggio, sia Washington sia Teheran hanno confermato che a breve il professore iraniano, Sirous Asgari, assolto negli USA dall’accusa di furto di segreti commerciali, sarà rimpatriato dopo essere sottoposto test medici.

Fonti iraniane hanno riferito a Reuters che le parti stanno lavorando al rilascio di Michael White, un veterano della marina statunitense che è in carcere in Iran dal 2018. L’uomo è stato scarcerato a metà marzo per ragioni di salute ma è ancora nel Paese mediorientale. Oltre a White, anche il padre e figlio Baquer and Siamak Namazi sono tra gli americani ancora detenuti in Iran, tuttavia, non è chiaro il numero totale di cittadini statunitensi incarcerati in Iran. Anche negli USA si stima siano detenuti molti iraniani senza avere un dato preciso, nella maggior parte dei casi gli iraniani sono ritenuti colpevoli di aver violato le sanzioni imposte da Washington su Teheran.

Vista la situazione di pericolo determinata dal coronavirus e il rischio di contagio nelle carceri, l’11 marzo, il segretario di Stato americano, Mike Pompeo ha rivolto un appello per il rilascio dei prigionieri americani in Iran, su basi umanitarie . A tal proposito, il 10 maggio, anche Rabiei si è detto preoccupato per la salute degli iraniani incarcerati negli USA e ha affermato che il governo di Teheran riterrà gli USA responsabili per la loro sicurezza durante la pandemia. Da parte sua l’Iran ha un totale di 106.220 casi e 6.589 decessi mentre gli USA sono il paese maggiormente colpito al mondo con un milione e 309.541 contagi e 78.794 vittime.

Iran e USA hanno interrotto i rapporti diplomatici in seguito all’istituzione della Repubblica Islamica sciita il primo aprile 1979, sotto la guida del leader supremo, Grand Ayatollah Ruhollah Khomeini. I 4 novembre dello stesso anno, degli estremisti iraniani si impadronirono dell’ambasciata americana a Teheran , tenendo in ostaggio per oltre  52 americani fino al  20 gennaio 1981. Dal 21 maggio 1980, gli interessi dei due Paesi nei reciproci territori sono rappresentati rispettivamente da Pakistan e Svizzera.

Le tensioni tra Teheran e Washington sono state seriamente compromesse dal ritiro unilaterale degli Stati Uniti dall’Accordo sul nucleare iraniano, avvenuto l’8 maggio 2018, su decisione del presidente americano, Donald Trump. Da allora, gli USA hanno imposto sanzioni su vari settori economici del Paese Medio orientale, tra cui quello petrolifero e quello bancario, per costringerlo a negoziare il proprio programma missilistico-nucleare. Nel contesto dell’emergenza globale per il coronavirus, tali misure hanno fatto sentire ancor di più il proprio peso, in quanto gli USA hanno continuato ad ostacolare le richieste di sostegno economico dell’Iran e hanno incrementato le proprie sanzioni, sebbene si siano detti disposti ad offrire aiuti umanitari al popolo iraniano per far fronte all’emergenza.

 Dal punto di vista militare, invece, l’escalation di tensioni è culminata con l’uccisione del generale a capo della Quds Force, Qassem Soleimani, durante un raid aereo americano il 3 gennaio scorso all’aeroporto di Baghdad. A tale gesto, l’Iran ha risposto con attacchi ai presidi statunitensi in Iraq l’8 gennaio. Tutt’ora, l’Iran è accusato dagli USA di essere coinvolto nei ripetuti attacchi alle truppe internazionali anti-ISIS di stanza in Iraq e ai presidi americani nel Paese. Dal 15 aprile, le tensioni si sono spostate nel Golfo Persico, quando 11 imbarcazioni del Corpo delle Guardie della rivoluzione Islamica si sono ripetutamente avvicinate ad una flotta di navi da guerra statunitense. Per Washington si è trattato di una mossa “pericolosa e provocatoria”. Dal canto loro, anche per le milizie iraniane le mosse di Washington costituiscono una minaccia per la sicurezza di Teheran e, pertanto, si sono dette pronte a rispondere con forza in caso di “errori strategici”.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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