Libia, Tripoli: missili nei pressi delle residenze degli ambasciatori di Italia e Turchia

Pubblicato il 8 maggio 2020 alle 8:51 in Africa Libia

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Le forze dell’Esercito Nazionale Libico (LNA) hanno condotto un attacco, nella sera del 7 maggio, contro la capitale Tripoli, colpendo un’area situata nei pressi delle residenze degli ambasciatori di Italia e Turchia. Il bilancio delle vittime include 2 morti.

Secondo quanto riferito da un corrispondente di al-Jazeera, le persone decedute erano membri del personale di sicurezza. A queste sono da aggiungersi almeno altri 2 feriti civili, vittime di un bombardamento definito “indiscriminato”. Secondo fonti turche, il bilancio include, invece, 3 morti e 4 feriti, tra cui un volontario della Mezzaluna Rossa libica. Come riportato dal quotidiano al-Wasat, l’area colpita dai due missili è Zawiyat al-Dahmani, un sobborgo costiero di Tripoli, sede delle residenze di Giuseppe Buccino Grimaldi, ambasciatore italiano in Libia, e del suo collega turco, Serhat Aksen, oltre che del Ministero degli Affari Esteri, dell’ambasciata turca, della radio e di un albergo. Entrambi gli ambasciatori hanno riferito di star bene. 

Da parte sua, la Farnesina ha condannato l’accaduto, definendo l’attacco inaccettabile, oltre che una violazione delle norme del Diritto internazionale e della vita umana stessa. Anche per il ministro degli Esteri libico, Mohamed Tajani Siala, l’episodio è da considerarsi un atto di violazione del Diritto umanitario internazionale, che prevede la salvaguardia delle missioni diplomatiche.

L’episodio del 7 maggio è da collocarsi in un clima di perdurante tensione che vede coinvolte le forze dell’LNA, guidate dal generale Khalifa Haftar, e l’esercito del governo tripolino, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA). Le prime mirano a prendere il controllo della capitale Tripoli sin dal 4 aprile 2019, quando hanno dato avvio all’operazione Dignità. Parallelamente, il 6 maggio, il portavoce dell’LNA, Ahmed al-Mismari, nel corso di una conferenza stampa, ha annunciato che il proprio esercito lancerà una nuova vasta operazione militare, volta ad estendere il controllo su tutte le città della Libia occidentale e a liberarle dalle milizie armate tripoline sostenute dalla Turchia. In particolare, tale nuova operazione, di cui non sono stati riportati dettagli, sarà intitolata “Uccelli Ababil”, con riferimento alle rondini magiche presenti nella sura 105 del Corano e che, secondo la leggenda, hanno protetto La Mecca dall’invasione degli elefanti degli Abissini.

Dall’altro lato, le forze del GNA continuano con la propria operazione “Tempesta di pace”, intrapresa il 25 marzo scorso. In tale quadro, il 13 aprile le forze tripoline sono riuscite a prendere il controllo di circa 8 località sulla costa occidentale libica, tra cui Sorman, Sabrata, Mitrid e al-‘Ajilat, raggiungendo un primo progresso dall’inizio dell’operazione di Haftar contro Tripoli, e, il 18 aprile, hanno condotto un’ulteriore offensiva in direzione Tarhuna, una roccaforte dell’LNA situata a circa 65 km a Sud-Est della capitale libica. Inoltre, sin dal 5 maggio, l’esercito tripolino è altresì impegnato in battaglie volte a prendere il controllo della base aerea di al-Watiya, a 140 km a Sud- Ovest di Tripoli, posta sotto il controllo delle milizie filo-Haftar sin dal 2014.

La guerra civile in Libia è scoppiata il 15 febbraio 2011. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato dal primo ministro Fayez al-Sarraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. L’Italia, il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione