Libia: Malta si ritira dall’Operazione Irini

Pubblicato il 8 maggio 2020 alle 16:44 in Immigrazione Libia Malta

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Il governo di Malta ha comunicato all’Unione Europea il proprio ritiro dalla nuova missione europea nel Mediterraneo, nota come Operazione Irinivolta a far rispettare l’embargo in Libia e a fermare il traffico di armi. Nel comunicare la propria decisione, Malta ha altresì annunciato di avere intenzione di porre il veto sulle decisioni in seno all’UE sulle attività che comportino spese per eventuali sbarchi di migranti, deviazioni dei porti e impiego di droni. 

Secondo quanto dichiarato a Reuters da un portavoce del governo maltese e da due funzionari dell’UE, la decisione, annunciata venerdì 8 maggio, giunge come atto di protesta da parte della Valletta nei confronti del fallimento dell’Europa nell’aiutare Malta a gestire i flussi migratori provenienti dalla Libia 

Da parte sua, l’Europa non ha al momento commentato la decisione della Valletta, ma un portavoce dell’UE ha voluto sottolineare la natura della Missione, la quale giunge in dimostrazione dell’intenzione di Bruxelles di fornire il proprio contributo alla risoluzione del conflitto in Libia, monitorando il rispetto dell’embargo sulle armi imposto dalle Nazioni Unite. A tale riguardo, sottolinea Reuters, l’Alto rappresentante dell’UE, Josep Borrell, aveva già in precedenza avvertito il blocco comunitario del rischio di diventare irrilevanti in caso di mancata azione in Libia, lasciando potenzialmente decidere alla Turchia e alla Russia il destino del Paese nordafricano. 

In tale contesto, il sito di informazione evidenzia che la decisione di Malta rappresenta un duro imprevisto per l’Operazione Irini, la quale aveva avviato i propri pattugliamenti nel Mediterraneo lo scorso 4 maggio, dopo mesi di dibattito in seno all’UE su come gestire gli eventuali soccorsi dei migranti. 

Nello specifico, l’Operazione Irini è composta da navi militari delle Marine di Francia, Grecia e Italia, tre velivoli da pattugliamento aereo, forniti da Germania, Lussemburgo e Polonia e una squadra di abbordaggio navale che, fino a venerdì 8 maggio, era stata resa disponibile da Malta.  

L’invio della missione era stato approvato, all’unanimità, lo scorso 17 febbraio, in occasione del Consiglio dei ministri degli Esteri dell’UE, il quale aveva deciso la sostituzione di Sophia, mirata a contrastare il traffico di migranti, con una nuova missione tesa al monitoraggio dell’embargo sulle armi. A differenza della missione precedente, la quale riguardava la totalità delle coste libiche, la nuova riguarderà solo le acque ad Est della Libia, principale punto di arrivo dei carichi di armamenti. Irini sarà guidata dal comandante Fabio Agostini e il suo quartier generale sarà a Roma. La missione si avvarrà di navi e mezzi aerei e satellitari. Potrà condurre ispezioni in alto mare, al largo della Libia, su imbarcazioni sospettate di trasportare armi o materiale similare, secondo quanto stabilito anche dalla risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Tra i compiti secondari di Irini, sono compresi il monitoraggio e la raccolta di informazioni sull’export illegale di petrolio, il supporto alle operazioni e il contributo all’addestramento della Guardia Costiera libica e ai militari della marina, il sostegno allo smantellamento delle reti di trafficanti. La durata della missione è stata momentaneamente fissata a un anno, quindi Irini sarà operativa fino al 31 marzo 2021.  

Nel frattempo, l’Operazione ha annunciato, giovedì 7 maggio, di aver avviato i propri pattugliamenti in mare, in seguito all’invio di una nave militare da parte della Francia, la Jean Bart, e un velivolo da pattugliamento aereo da parte del Lussemburgo.  

La guerra civile in Libia è scoppiata il 15 febbraio 2015. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato dal primo ministro Fayez al-Sarraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. L’Italia, il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale. 

Per quanto riguarda l’Operazione Irini, questa è stata respinta da al Sarraj, il quale, lo scorso 26 aprile, aveva dichiarato di ritenere che la missione trascuri il controllo dei confini terrestri attraverso i quali avviene il passaggio del maggior numero di armi e munizioni destinate all’esercito del generale Khalifa Haftar. 

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Jasmine Ceremigna 

di Redazione

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