La Guardia Costiera turca recupera 26 migranti nel Mar Egeo

Pubblicato il 8 maggio 2020 alle 20:01 in Immigrazione Turchia

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Almeno 26 richiedenti asilo a bordo di un barcone sulle acque del Mar Egeo sono stati recuperati e tratti in salvo dalla Guardia costiera turca, giovedì 7 maggio. I richiedenti asilo sono stati soccorsi al largo della costa turca, nella provincia di Mugla, e trasferiti all’autorità provinciale. La nave, che trasportava cittadini siriani, tra cui donne e bambini, sarebbe stata spinta in acque turche dalla parte greca, secondo quanto affermato dall’agenzia di stampa di Ankara, Anadolu.

Per quanto riguarda i movimenti di migranti nel Mar Egeo, questi sembrano essere diminuiti in seguito allo scoppio dell’epidemia di coronavirus. Il 26 aprile, Lanna Walsh, la rappresentante dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM) in Turchia, ha riferito che, dall’inizio del mese, le statistiche della Guardia costiera turca hanno iniziato a mostrare una diminuzione nel numero di migranti che hanno tentato di attraversare il Mar Egeo. Il blocco nazionale adottato da Ankara per far fronte all’epidemia di coronavirus vieta a chiunque di viaggiare tra le province senza documenti di autorizzazione. Tutti, compresi migranti e rifugiati, devono seguire le rigide misure restrittive imposte dal governo turco, rendendo quasi impossibile lo spostamento verso le aree di confine.

Tuttavia, prima dello scoppio dell’epidemia, il Mar Egeo aveva vissuto un periodo di intensi spostamenti tra le coste della Turchia e quelle della Grecia. Ciò era dovuto principalmente alla decisione del presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, di aprire le frontiere e di non bloccare più i migranti, soprattutto siriani, intenzionati a oltrepassare il confine con l’Unione. L’annuncio con il quale è stato reso noto che Ankara non avrebbe più gestito le persone in fuga dal conflitto siriano è giunto il 29 febbraio, in seguito all’uccisione, nella provincia di Idlib, di 34 soldati turchi, vittime di un attacco aereo condotto dalle forze governative del regime di Bashar al-Assad. Da allora, la Turchia ha cambiato atteggiamento anche nei confronti dell’Europa e ha deciso di non attenersi più all’accordo stipulato nel 2016 con Bruxelles. “È tutto finito, ora le frontiere sono aperte. È il momento che vi prendete la vostra parte di responsabilità”, aveva detto Erdogan. L’accordo prevedeva che l’Unione pagasse un totale di circa 6 miliardi di euro ad Ankara per aiutarla a gestire l’incombente flusso di migranti dalla Siria e, allo stesso tempo, tenere le persone fuori dai confini dell’UE.  Il governo turco, tuttavia, ha affermato di aver ricevuto solo una parte del sostegno finanziario promesso.

Ciò ha scatenato una serie di controversie tra Grecia e Turchia, che si sono accusate reciprocamente di favorire i movimenti transfrontalieri di richiedenti asilo. A seguito dell’innalzamento delle tensioni tra i due Paesi, Ankara ha più volte incolpato Atene di aver ucciso alcuni migranti che tentavano di oltrepassare la frontiera. Allo stesso modo, anche la Grecia ha criticato la Turchia per aver favorito l’esodo di rifugiati verso le porte dell’Europa, andando ad aggravare le condizioni umanitarie di migliaia di rifugiati.

L’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM) ha riferito che sono 16.724 i migranti e rifugiati entrati in Europa via mare fino a metà aprile 2020. Si tratta di un aumento di circa il 16% rispetto ai primi 4 mesi dell’anno passato, quando l’organizzazione aveva calcolato circa 14.381 ingressi irregolari in Europa lungo le tre principali rotte migratorie che attraversano il Mediterraneo. Circa metà degli arrivi si sono registrati in Grecia, la destinazione più ricorrente del 2020. Le vittime rinvenute, dall’inizio dell’anno fino alla data del 22 aprile, nelle tre rotte del Mediterraneo sono invece 256. L’anno scorso erano state, nello stesso periodo, 425.  

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Chiara Gentili

di Redazione

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