Il nuovo governo di Baghdad: le reazioni del mondo e le sfide da affrontare

Pubblicato il 8 maggio 2020 alle 11:35 in Iraq Medio Oriente

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Il nuovo governo iracheno, con a capo Mustafa al-Kadhimi, ha ricevuto l’appoggio di diversi Paesi, tra cui Stati Uniti, Iran e Arabia Saudita. Tuttavia, vi sono alcune sfide da dover considerare nel breve periodo.

La squadra di governo proposta dall’ex capo dell’intelligence, al-Kadhimi, ha ottenuto la fiducia del Parlamento iracheno nella sera del 7 maggio. Tuttavia, si tratta di un team incompleto, visto il mancato accordo su alcune personalità proposte, le cui posizioni dovranno essere ridiscusse nei prossimi giorni. Tra i Ministeri rimasti senza un rappresentante vi sono anche quelli del Petrolio e degli Esteri. Tuttavia, l’approvazione del 7 maggio ha rappresentato un passo positivo per l’Iraq, Paese privo di un premier dal 30 novembre 2019.

In tale quadro, gli Stati Uniti, l’Iran e le Nazioni Unite hanno accolto con favore la nomina di al-Kadhimi a capo del nuovo esecutivo di Baghdad. In particolare, il segretario di Stato degli USA, Mike Pompeo, a seguito della nomina, ha tenuto una conversazione telefonica con il neo-premier, in cui è stato messo in evidenza il lavoro da svolgere per affrontare le problematiche attuali, tra cui l’emergenza coronavirus ed il dossier corruzione. Parallelamente, nell’esprimere il proprio sostegno, Pompeo ha concesso una deroga di 120 giorni all’Iraq per importare energia elettrica dall’Iran. Inoltre, le due parti hanno affermato che collaboreranno nella cornice di un dialogo strategico USA-Iraq, con il fine ultimo di offrire al popolo iracheno prosperità e sicurezza.

Anche la Gran Bretagna e le Nazioni Unite hanno accolto con favore la scelta del Parlamento iracheno. A tal proposito, il rappresentante speciale dell’Onu in Iraq, Jenin Hennes-Blackshart, ha esortato le parti coinvolte a completare la formazione del gabinetto, così che il nuovo governo possa affrontare quanto prima la crisi economica, esacerbata dalla pandemia di Covid 19 e dal calo dei prezzi del petrolio, e le altre sfide, tra cui la mancanza di servizi pubblici adeguati, la lotta alla corruzione e il miglioramento della giustizia e di una buona governance.

Anche dall’Arabia Saudita sono giunti segnali di apprezzamento ed il Regno si è detto pronto a collaborare con l’Iraq per salvaguardare la sicurezza e la stabilità dell’intera regione mediorientale, in un quadro di rafforzamento dell’asse-Riad-Baghdad, lontano da ingerenze esterne. Le nuove relazioni, è stato affermato dall’Arabia Saudita saranno basate sulla cooperazione, sul rispetto reciproco, sui legami storici e gli interessi comuni.

A Teheran, il ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, si è congratulato con il nuovo premier iracheno e con tutta la popolazione per essere riusciti a formare un nuovo governo, ed ha ribadito il sostegno dell’Iran verso le scelte compiute da Baghdad a livello amministrativo. Secondo alcuni funzionari iracheni, al-Kadhimi è una figura gradita sia dagli Stati Uniti che dall’Iran, due Paesi affrontatisi di recente sul suolo iracheno, soprattutto tra la fine del 2019 e gli inizi del 2020.

Il neo premier è stato in grado di ottenere il sostegno delle fazioni sciite che avevano impedito a due candidati precedenti di essere nominati alla guida del governo. Tuttavia, sono diverse le sfide da affrontare. La prima riguarda il versante economico, caratterizzato da una situazione di crisi esacerbata ulteriormente dalla diffusione di Covid-19 e dal crollo dei prezzi del petrolio, considerato una delle principali fonti di reddito per l’Iraq. Secondo le ultime cifre fornite dalla Banca Mondiale, il PIL del Paese potrebbe diminuire di circa il 9.7%, causando altresì un aumento dei tassi di povertà e disoccupazione. Sul fronte interno, al-Kadhimi si è impegnato ad indire elezioni anticipate, con il fine di rispondere alle esigenze della popolazione irachena, protagonista di un’ampia mobilitazione popolare dal primo ottobre 2019.

Tra le altre sfide, l’Iraq ha di recente assistito nuovamente all’emergere della minaccia terroristica, rappresentata perlopiù dalle cellule dello Stato Islamico tuttora presenti nel cosiddetto “triangolo della morte”, costituito dai governatorati di Kirkuk, Salah al-Din e Anbar. Parallelamente, l’uccisione del capo della Quds Force, Qassem Soleimani, e del vice comandante delle Forze di mobilitazione Popolare, Abu Mahdi al-Muhandis, del 3 gennaio, a seguito di un raid ordinato dal capo della Casa Bianca, Donald Trump, hanno suscitato un sentimento di vendetta da parte delle milizie filoiraniane presenti in Iraq. Dall’altro lato, anche Washington si è detta pronta ad affrontare la minaccia posta da Teheran, sebbene abbia gradualmente ritirato le proprie forze da circa 6 basi irachene. A tal proposito, secondo alcune fonti, al-Kadhimi ha ricevuto l’appoggio del nuovo capo della Quds Force, Ismail Qaani, e di Mohammed Kawtharani, un rappresentante di Hezbollah in Iraq. Tale legame, secondo alcuni, potrebbe complicare la missione del premier nell’evitare che l’iraq diventi un terreno di scontro tra attori esterni.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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