Serbia: finisce il coprifuoco, cittadini in strada per protestare contro Vucic

Pubblicato il 8 maggio 2020 alle 10:12 in Europa Serbia

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Centinaia di cittadini hanno protestato, a Belgrado, presso l’ingresso del palazzo del presidente, Aleksandar Vucic, accusato di compromettere le libertà democratiche.  

È quanto avvenuto nella prima sera senza il coprifuoco in Serbia, giovedì 7 maggio, quando le proteste, le quali dal 26 aprile si svolgono dai balconi dei cittadini serbi, si sono spostate in strada, dove centinaia di cittadini hanno iniziato a sbattere pentole e soffiare in fischietti di fronte la residenza presidenziale. I manifestanti, rivela The Associated Press, indossavano le mascherine, ma non rispettavano le misure sul distanziamento sociale.  

Nel corso delle proteste, alcuni manifestanti, guidati da leader dell’opposizione, hanno rimosso la recinzione di metallo che separa la strada dall’ingresso del palazzo, dove in seguito si sono concentrati prima di disperdersi. La sicurezza presente al palazzo non è intervenuta per fermare i manifestanti. 

Le proteste del 7 maggio si sono verificate nel primo giorno della fase di ripresa in Serbia, il cui Parlamento aveva approvato, il giorno precedente, la fine dello stato di emergenza, proclamato lo scorso 15 marzo alla luce della diffusione del coronavirus nel Paese. In questa nuova fase, i cittadini della Serbia non sono più obbligati a rispettare alcun coprifuoco, così come la gran parte delle restrizioni ai movimenti. In aggiunta, è stata anche decisa la riapertura di quasi la totalità delle attività commerciali, inclusi i bar e i parrucchieri, ma rimarranno ancora chiuse le scuole, le università e le istituzioni di natura culturale. Per quanto riguarda invece la campagna elettorale per le elezioni parlamentari, le quali si svolgeranno il 21 giugno, questa potrà avere inizio già da lunedì 11 maggio, anche se fino al mese di giugno non saranno consentiti gli assembramenti. 

L’annuncio di Vucic era giunto a pochi giorni di distanza dalle proteste di decine di migliaia di cittadini della Serbia che, per più sere consecutive, dal 26 aprile, hanno protestato dai loro balconi a Belgrado e in almeno altre venti città contro le misure imposte dal presidente per fronteggiare il coronavirus.    

Nello specifico, il Paese, il quale ha annunciato che andrà al voto il prossimo 21 giugno, è teatro sia di proteste sia di contro–proteste.  

Da un lato, vi sono le proteste organizzate da Ne da(vi)mo Beograd, il quale aveva invitato i cittadini a manifestare per la prima volta il 26 aprile, data in cui erano inizialmente previste le elezioni parlamentari, rimandate a causa del coronavirus. Le manifestazioni, le quali a partire da tale data si sono svolte ogni sera dai balconi e dalle finestre delle abitazioni dei partecipanti, erano state indette contro “il furto del Paese dai suoi cittadini, contro la distruzione delle istituzioni e la centralizzazione del potere nelle mani di una élite criminale”. L’iniziativa ha ricevuto il supporto della maggior parte dei partiti dell’opposizione.   

Dall’altro lato, però, il Paese è teatro anche di controproteste, portate avanti da ignoti che illuminano i tetti dei palazzi con fiaccole e fuochi d’artificio, a sostegno del partito di governo. Da parte sua, il presidente ha smentito le notizie in merito al coinvolgimento diretto del suo partito nell’organizzazione di tali manifestazioni. Alcuni media locali, ripresi dall’European Western Balkans, hanno reso noto che gli ignoti delle contro-proteste sono in realtà ultras delle squadre di calcio, che accendono fiaccole e fuochi d’artificio, ogni sera alle 20:30, urlando cori contro uno dei leader dell’opposizione, Dragan Djilas, accusato di essere un ladro. Da parte sua, Djilas ha condannato quanto accaduto, denunciando, domenica 3 maggio sul suo profilo Twitter, gli effetti di tali cori, definiti “molestie”, sui propri figli. A tale riguardo, il presidente, rispondendo ai giornalisti, ha dichiarato di condannare fermamente gli insulti, aggiungendo però che nessuno ha mai menzionato i figli di Djilas.   

Le controproteste hanno attirato l’attenzione di molti, anche perché nessuno è stato denunciato per gli atti vandalici commessi. In aggiunta, nonostante la smentita di Vucic, il gruppo organizzatore delle proteste che dal 26 aprile si verificano dai balconi della Serbia, Ne da(vi)mo Beograd, ha accusato il governo di aver ingaggiato gli ultras per organizzare dai tetti dei palazzi la propria contro-protesta nei confronti dei cittadini. Ciò, secondo il gruppo, dimostra la debolezza e la paura del governo.    

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Jasmine Ceremigna 

di Redazione

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