Atterra in Tunisia un aereo turco con rifornimenti medici per la Libia

Pubblicato il 8 maggio 2020 alle 14:11 in Tunisia Turchia

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La Tunisia ha permesso a un aereo turco di atterrare nel suo aeroporto meridionale di Zarzis per fornire assistenza medica alla popolazione libica attraverso il valico di frontiera di Ras Jedir. È quanto ha reso noto, venerdì 8 maggio, la presidenza tunisina, specificando che le autorità non consentiranno alle forze straniere di usare il proprio territorio per interferire nel conflitto libico e che quello di venerdì è stato solo un intervento a scopo umanitario. La dichiarazione della presidenza non ha poi fornito ulteriori dettagli sulla missione di aiuto.

Un funzionario tunisino ha riferito all’agenzia di stampa Reuters che l’aereo turco non è volato direttamente in Libia perché il suo aeroporto non era sicuro. Pertanto, Tunisi ha richiesto che le sue forze doganali e di sicurezza consegnino gli aiuti direttamente ai cittadini libici.

Nella giornata di ieri, giovedì 7 maggio, la Turchia ha inviato forniture mediche anche all’Algeria. Nello specifico, ha consegnato 30.000 maschere protettive destinate agli operatori sanitari delle città di Algeri e Orano, secondo quanto confermato da una dichiarazione dell’agenzia tusca di cooperazione e coordinamento (TIKA). 

Le misure di assistenza umanitaria in Libia si inseriscono in un quadro di perdurante crisi e instabilità in Libia. A tal proposito, il 7 maggio, le forze del governo tripolino, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA), hanno continuato la propria offensiva contro la base aerea di al-Watiya, una delle ultime roccaforti ancora controllate da Haftar. Dall’altro lato, l’esercito di Haftar continua a colpire la periferia di Tripoli e, nella sera del 7 maggio, ha condotto un attacco contro unarea situata nei pressi delle residenze degli ambasciatori di Italia e Turchia.

Le tensioni giungono nonostante, il 29 aprile, Haftar ed il proprio esercito si siano impegnati in una tregua umanitaria in occasione del mese di Ramadan, in risposta all’appello della comunità internazionale e delle Nazioni Unite. Tuttavia, il GNA non ha accettato la decisione ed ha continuato con la propria operazione “Tempesta di pace”, intrapresa il 25 marzo. In tale quadro, il 13 aprile le forze tripoline sono riuscite a prendere il controllo di circa 8 località sulla costa occidentale libica, tra cui Sorman, Sabrata, Mitrid e al-‘Ajilat, raggiungendo un primo progresso dall’inizio dell’operazione di Haftar contro Tripoli, e, il 18 aprile, hanno condotto un’ulteriore offensiva in direzione Tarhuna, altra roccaforte dell’LNA situata a circa 65 km a Sud-Est della capitale libica.

La guerra civile in Libia è scoppiata il 15 febbraio 2015. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato dal primo ministro Fayez al-Sarraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. L’Italia, il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

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Chiara Gentili

di Redazione