Yemen, Socotra: Riad abbandona l’isola, i separatisti avanzano

Pubblicato il 7 maggio 2020 alle 13:21 in Arabia Saudita Yemen

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Secondo quanto riferito da fonti yemenite, le forze saudite, a sostegno del governo legittimo, si sono ritirate dall’isola di Socotra, consentendo una maggiore mobilitazione dei gruppi separatisti, appoggiati dagli Emirati Arabi Uniti (UAE).

La notizia è stata riportata il 7 maggio da al-Jazeera e fa seguito alle tensioni acuitesi il primo maggio scorso presso la città di Hadibu, capoluogo del governatorato, e placate con l’accordo raggiunto dal governo centrale yemenita ed il Consiglio di Transizione Meridionale (STC), rappresentante delle forze separatiste del Sud dello Yemen. Attraverso tale patto, le due parti si sono impegnate a mettere in sicurezza la città di Hadibu e le strutture istituzionali, ad allontanare veicoli militari e a mettere fine alle operazioni di controllo e monitoraggio.

Tuttavia, un funzionario del governo ha rivelato che le forze saudite di stanza presso le postazioni di monitoraggio di Hadibu, destinate a frenare eventuali nuove tensioni, si sono improvvisamente allontanate dall’area. Dall’altro lato, le forze dell’STC hanno mobilitato ulteriori uomini verso l’isola, facendo temere lo scoppio di nuovi scontri. Già in precedenza, nell’isola erano giunte tre imbarcazioni con a bordo personale militare, unitosi alle forze marine affiliate ai gruppi separatisti. In tale quadro, è stata criticata la posizione del governo centrale, il quale sembra essere inerme. Dal canto suo, il governatore di Socotra, Ramzi Mahrous, ha affermato che rispetterà il volere del presidente yemenita legittimo, Rabbo Mansour Hadi, e che l’isola non verrà trascinata in un’ondata di violenza alimentata da forze separatiste “traditrici”, fino a quando non vi saranno ordini da parte della presidenza yemenita.

Quanto è accaduto a Socotra è da inserirsi nel quadro di una maggiore instabilità che vede contrapporsi l’STC ed il governo centrale yemenita riconosciuto a livello internazionale. Sebbene le due parti si siano dette unite nel contrastare i ribelli sciiti Houthi, i gruppi meridionali desiderano separarsi dal resto del Paese e “ripristinare lo Stato meridionale”, con riferimento all’ex repubblica dello Yemen del Sud, esistita dal 1967 al 1990. Il 5 novembre 2019, il governo centrale yemenita e il Consiglio di transizione meridionale, sotto l’egida dell’Arabia Saudita, hanno raggiunto un accordo con l’obiettivo di porre fine alla lotta al potere nel Sud del Paese e ai combattimenti che hanno interessato le aree meridionali dal 7 agosto 2019, quando violenti scontri hanno avuto inizio nella città di Aden per poi propagarsi in altri distretti e città meridionali.

Tuttavia, il 26 aprile, il Consiglio di transizione meridionale ha annunciato l’istituzione di un’amministrazione autonoma, facendo temere nuove tensioni. Tale mossa, considerata un tentativo di colpo di Stato, oltre a suscitare preoccupazioni a livello internazionale, ha incontrato il rifiuto del governo centrale e delle province di Hadramawt, Shabwa, al-Mahra, Abyan e dell’amministrazione di Socotra.

L’isola di Socotra, situata nell’Oceano Indiano, vicino al Golfo di Aden, è oggetto di tensioni sin dal mese di maggio 2018. Il 2 maggio di quell’anno, tre aerei cargo provenienti dagli Emirati Arabi Uniti sono atterrati nell’isola, scaricando soldati e attrezzature militari, e suscitando il malcontento della popolazione locale, la quale è scesa in piazza per protestare contro la presenza di Abu Dhabi.  Per calmare le tensioni, il 4 maggio 2018, una delegazione saudita si è recata sull’isola per discutere la situazione con il primo ministro yemenita in carica, Ahmed bin Dagher, e gli ufficiali emiratini. Successivamente, il 7 maggio dello stesso anno, gli UAE e lo Yemen hanno raggiunto un accordo su un metodo di coordinamento completo tra le due parti. Tuttavia, le tensioni non si sono mai completamente placate.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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